un molise da cambiare   di Michele Petraroia
1 Dicembre 2012
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un molise da cambiare di Michele Petraroia

 

La regione torna al voto il 10 marzo, sicuramente insieme a Lazio e Lombardia, e probabilmente insieme al resto d’Italia per lo scioglimento anticipato delle Camere. La campagna elettorale è ripartita tra urla, convulsioni e fracasso, con posizionamenti tattici, personalismi e scissioni dell’atomo che finiscono per allontanare i cittadini, già pronti a disertare le urne per percentuali superiori al 50% dei votanti. In questo passaggio storico è a rischio la democrazia, faticosamente conquistata dai ceti popolari dopo lotte secolari, che solo nel 1946 vide riconoscere alle donne il diritto di voto.

La finanza che domina il mondo preferisce coniugarsi con l’autoritarismo, mal sopporta la libertà e investe sul caos per imporre le proprie ricette selvagge che tagliano la sanità, la scuola, il salario, le pensioni ed il sociale, rendendo precario il lavoro e impoverendo i ceti medi. La deriva greca è dietro l’angolo con i neo-fascisti che tornano a picchiare, entrano nelle scuole, si infiltrano da provocatori nelle manifestazioni pacifiche e si preparano a fare da braccio armato ai settori eversivi della borghesia italiana che non vedono l’ora di ripristinare l’ordine restringendo le libertà e le agibilità democratiche.

I partiti tardano ad approvare la nuova legge elettorale e non capiscono che un ciclo politico è finito, e devono tornare tra i cittadini dando l’esempio di sobrietà, ascolto, tolleranza, umiltà e dedizione. Per altro verso, i movimenti di protesta intensificano gli ululati dal tabernacolo informatico senza che avanzino progettualità armoniche, organiche, efficaci e risolutive. L’incapacità di riformarsi della vecchia politica e le spinte populiste dei nuovi movimenti rappresentano due facce della stessa medaglia, contribuendo in pari misura a tenere lontani i cittadini dalla partecipazione  al voto e dall’impegno militante. Il sentiero è stretto ed i rischi non sono dissimili dal 1922 e dalla Repubblica di Weimar. Dalla crisi non siamo usciti ed i provvedimenti unilaterali di austerità imposti a lavoratori e pensionati hanno aggravato la recessione economica, la mancanza di liquidità e la chiusura delle aziende. Non circolano soldi ad eccezione di quelli di provenienza illecita o peggio delle varie mafie italiane che stanno comprando a prezzi di saldo i patrimoni immobiliari, gli esercizi commerciali, gli apparati pubblici, le imprese e l’impunità.

Il Molise balla sul Titanic come un pugile suonato con un Governatore che ha fatto incagliare la barca sugli scogli e non intende mollare il timone, mentre i comuni sono alla canna del gas insieme alle famiglie e ai vari settori produttivi. La politica balla a soggetto con l’ode quotidiana al partitino personale, al movimentino da strapaese e ai comitati affaristici che provano a mimetizzarsi in modo trasversale spalmandosi in tutti gli schieramenti per preservarsi i fatti propri. Non si è capito che al Molise serve un piano straordinario di riorganizzazione istituzionale, amministrativa, sociale, economica e culturale. Ci troviamo di fronte ad un sistema collassato che non guarisce con le aspirine ma necessita di una terapia d’urto che ripristini la legalità, valorizzi il lavoro, investa sulle competenze, incentivi la trasparenza e punti su un nuovo modello di tutele sociali, ambientali e di sviluppo locale.

Il centrosinistra deve accantonare divisioni sterili, litigi futili e personalismi inconcludenti, per optare verso una progettualità innovativa e di totale discontinuità col passato, da perseguire tenendo insieme due priorità strategiche, l’unità e la governabilità. L’alleanza si dovrà fondare su un programma chiaro e condiviso che eviti diatribe future sui principali nodi che assillano la regione. Chi non è d’accordo persegua una propria strada e se avrà i consensi vada a governare. Non si può ripetere su scala regionale la pessima esperienza dell’ultimo Governo Prodi. L’intesa nella coalizione non potrà limitarsi ai posizionamenti sul listino o alle promesse di sottogoverno in favore di forze che non condividono la terapia d’urto da somministrare alla regione se la si vuole salvare. Se qualcuno pensa di usare lo schieramento come taxi per farsi eleggere per poi capeggiare, con demagogia e populismo, tutte le proteste possibili si metta l’animo in pace e concorra con i suoi simboli e con i suoi progetti. Questa è l’ora della massima responsabilità a Roma e in periferia, bisogna parlare un linguaggio di verità e non promettere tutto a tutti, o favoleggiare su investimenti indisponibili o su assunzioni improbabili. Un centrosinistra concreto, umile, rigoroso e serio, ha il dovere di proporsi per vincere le elezioni per liberare il Molise dal PDL di Iorio, Vitagliano e Di Giacomo. Ma ha anche il dovere di prospettare, qui e ora, le risposte tecnicamente possibili che la comunità regionale attende, senza ipocrisie, promesse marinare e leggende clientelari.☺

petraroia.michele@virgilio.it

 

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