Donne discriminate
3 Novembre 2026
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Donne discriminate

A scanso di equivoci chiarisco subito che non tratterò il tema dell’acqua, argomento di grande rilevanza sul quale si sono espresse autorevoli firme sulla nostra rivista, e su cui sono convinto sia necessario continuare a parlare e riflettere. L’immagine che qui propongo ha ovviamente attinenza con l’acqua che, specie nel nostro Molise, scorre attraverso condotte fatiscenti e gocciolanti, creando lo spreco enorme di una risorsa preziosa.
Ma l’immagine che vedete rappresenta una metafora che, come tutti sanno, è una figura retorica molto efficace che definisce un concetto attraverso una similitudine, apparentemente distante: in maniera un po’ semplicistica si può affermare che il suo scopo è quello di spiegare meglio ciò di cui si sta parlando, rendendone comprensibile il significato. In un discorso le ‘immagini’ vengono delineate attraverso l’uso delle parole, tant’è che “la metafora rappresenta una delle forze più attive nella lingua, come mezzo di arricchimento, non solo semantico e lessicale, ma anche espressivo e stilistico” (Vocabolario Treccani).
Leaky pipeline [pronuncia: lichi paip-lain]: è questa la denominazione della figura in alto. La sua traduzione sarebbe “tu- bo che perde” – come si può anche ben intuire! Pipe [pronuncia: paip] in inglese indica il tubo attraverso cui scorre l’acqua, accostato a line [pronuncia: lain] che traduce ‘linea’ diviene ‘conduttura’; leaky [pronuncia: lichi] è un aggettivo derivante dal verbo leak che vuol dire ‘gocciolare, perdere’.
L’immagine però non attiene al campo dell’idraulica o dell’ingegneria. Essa è utilizzata in riferimento alla ricerca scientifica per indicare il progressivo abbandono delle carriere da parte delle donne. Come chiarisce Vanessa Berti, “tale figura riprende l’ immagine di un tubo rotto che perde sempre più acqua: infatti, se troviamo un maggior numero di donne iscritte a università che si focalizzano sulle materie STEM [acronimo inglese per ‘Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Ma- tematica’ ndr], solo un numero molto ridotto di loro raggiunge la fine del percorso, rappresentato dall’accesso a posizioni rilevanti nell’ambito scientifico” (SHE is a Scientist APS).
Al di là di quelli che sono gli stereotipi riguardo al genere femminile più diffusi e – come forma di malcostume – generalizzati e fatti propri dal ‘comune sentire’, le donne nell’ambito delle scienze non sono accolte, e non perché inadatte o poco portate alla riflessione scientifica, anzi, al contrario è indiscussa la loro competenza e predisposizione allo studio di queste discipline; ciò che interviene è purtroppo un fattore sociale, legato alla loro condizione di ‘genere’ a cui una società basata su modelli culturali arcaici riserva ruolo e posizione prettamente relegati all’ambito familiare. Come ha ben evidenziato Giulia Di Paola sulla nostra rivista del mese scorso, “quante donne devono scegliere lavori part time (oppure rinunciare del tutto alla propria autonomia economica e ad un proprio ruolo in società) perché a casa le aspetta il compito di caregiver? Bambini, anziani, malati, disabili finiscono per diventare il lavoro della donna a casa. Il lavoro domestico, purtroppo, lo diamo per scontato” (la fonte, ottobre 2026).
Ancora Vanessa Berti ci ricorda che “la cultura patriarcale influisce fortemente sul trattamento frequentemente riservato alle donne sui luoghi di lavoro: basti pensare alle discriminazioni e le molestie subìte, al gender gap riguardante il divario salariale o alla sproporzione concernente le assunzioni dovuta a pregiudizi consci o inconsci”.
Anche la situazione espressa dalla leaky pipeline può considerarsi una sorta di divario di genere, non tanto sul piano remunerativo, piuttosto sul piano delle opportunità ed i dati evidenziano che “mentre nelle scienze della vita le donne sono presenti in numero elevato, in ingegneria e matematica il numero di donne che decidono di specializzarsi è molto ridotto sin dalle fasi dell’istruzione”. Viviamo in un mondo dove ancora sono sempre le donne costrette a rinunciare ad autonome scelte di vita, ad adattarsi ad un’ organizzazione della società che le penalizza e le assimila ad un modello precostituito che esse – in buona parte – non hanno contribuito a costruire.
“È un problema che andrebbe affrontato sotto l’aspetto politico più ampio, sociale e culturale, proprio perché atavico, incastrato nel DNA del pensiero comune. La Donna come secondo sesso, come lo definiva Simone De Beauvoir, vale a dire “l’altro” rispetto a quello maschile, senza una propria identità, una subordinazione. … Come si raggiunge la parità se l’altro sesso ha un cammino pieno di ostacoli, frustrazioni, sensi di colpa, libertà limitata, violazioni al suo corpo e alla sua persona?” (Giulia Di Paola).
La metafora del leaky pipeline scientificamente denuncia una situazione attraverso dati che nel suo ambito di competenza dimostrano ciò che avviene; a me l’immagine suggerisce anche la perdita di una parte importante della società che via via viene esclusa, emarginata, privata della possibilità di partecipare, portare il proprio contributo, assumere il proprio compito di cittadine responsabili: che spreco!☺

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