Il mediterraneo
8 Novembre 2026
laFonteTV (4288 articles)
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Il mediterraneo

Sono diverse le ragioni che mi spingono a scegliere il Mar Mediterraneo come argomento delle riflessioni che accompagnano il contributo novembrino per la fonte. Innanzitutto l’amore consistente che nutro per il mare fin da bambino, quando a Termoli frequentavo la colonia estiva e mi sorprendevo spesso a guardare l’orizzonte, immaginando che oltre la sua linea ci fossero mari e popoli che non conoscevo, ma che, già da adolescente, attraverso i romanzi di Emilio Salgari che cominciavo a leggere, mi proiettavano in mondi lontanissimi dall’ Adriatico – quelli indonesiani.
Il rumore scrosciante delle onde e il profumo intenso della salsedine accrescevano il mio desiderio di sapere di più del nostro mare. Oggi, adulto, confesso che sono enormemente addolorato, in quanto constato che il Mar Mediterraneo è finito con il divenire il luogo di atroci ed ingiuste sofferenze di migliaia di migranti, costretti a lasciare i loro Paesi illiberali o che non prospettano loro un futuro dignitoso e tale da realizzare quanto quelle popolazioni sperano di ottenere dai loro governi. Inoltre, il Mediterraneo è da decenni anche un inimmaginabile luogo di assurdi conflitti bellici, di illegittimi e bastardi attacchi pirateschi, in barba al diritto internazionale e a quello del mare, anche ad opera di uno Stato, sedicente democratico, nei confronti di imbarcazioni internazionali – le Flottiglie – che hanno tentato di portare a Gaza viveri e medicinali ad un popolo – quello palestinese – letteralmente massacrato e genocidato. Non possiamo negare, innanzitutto a noi stessi, e lo dico con grande sofferenza, che anche i governi italiani di questi ultimi decenni sono responsabili delle morti in mare, come la tragedia di Cutro di alcuni anni fa sta ancora a testimoniare.
Questo senso di lancinante smarrimento, a fronte di quanta sofferenza e di morte procuri anche il mare, lo avverto nella raccolta Ossi di seppia, pubblicata nel 1925 ad opera dell’editore Piero Gobetti – sì, proprio lui, l’ intellettuale antifascista massacrato a Parigi qualche tempo dopo dai sicari fascisti – da quello che è considerato il più grande poeta italiano del Novecento e anche premio Nobel per la letteratura nel 1975, Eugenio Montale.
Ossi di seppia, infatti, richiama l’ immagine del cosiddetto ‘osso di seppia’, conchiglia dorsale delle seppie, che viene scarnificata dalle onde e dalla salsedine e che viene spinta e portata a riva, come scarto del mare. Questa prima opera poetica finisce col raffigurare il malessere esistenziale del poeta, che presagisce con lucida chiarezza l’imminente catastrofe socio/culturale di cui il fascismo fu causa ed effetto nello stesso tempo.
In particolare, la sezione intitolata “Mediterraneo” mette in rilievo con passionale trasporto il mare, elemento ispiratore della poesia montaliana: “Noi non sappiamo quale sortiremo/ domani, oscuro o lieto; forse il nostro cammino/ a non tòcche radure ci addurrà/ dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;/ o sarà forse un discendere/ fino al vallo estremo,/ nel buio, perso il ricordo del mattino”. Di qui, avvertiamo con chiarezza che ci troviamo di fronte ad un poeta che percepisce appieno la crisi della parola salvatrice. Infatti, il poeta ligure, sempre in Ossi di seppia, così scrive: “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato/ (…) Non domandarci la formula che mondi possa aprirti (…)”. Parole di cocente disillusione. Tuttavia, sappiamo bene – a partire da Franco Fortini, estimatore e critico insieme di Montale – che non tutti gli intellettuali di quei decenni, e anche di quelli successivi al fascismo, condividevano la sua amara riflessione, pur lui essendo stato sempre un convinto antifascista, e pagando spesso di persona questa rigorosa scelta di vita!
A questo punto mi preme tornare a solcare il Mar Mediterraneo, facendomi accompagnare dal grande studioso di questo mare, Fernand Braudel.
Il suo testo, Il Mediterraneo – Lo Spazio, la Storia, Gli Uomini, Le Tradizioni, inizia con immagini piacevolmente liriche: “Le onde ripetono la loro canzone; i vignaioli discendono dalle colline delle Cinque Terre (…) in Provenza e in Grecia si bacchiano le olive (…) i carpentieri costruiscono barche (…) E ancora una volta, guardandole, ci ritroviamo fuori del tempo”.
Di qui, lo storico francese si chiede cosa sia il Mediterraneo: con atteggiamento convinto che non deriva soltanto dall’eredità e dalla civiltà greca e romana, così scrive:“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Jugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto. Significa incontrare realtà antichissime ancora vive (…) accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell’ arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare”.
Capiamo da queste premesse che il Mare Mediterraneo non è soltanto il mare della grecità e della romanità, cui viene collegata l’immagine dell’Occidente cristiano, quindi quella della cristianità. Il Mare Mediterraneo, per Braudel, è anche espressione e luogo dell’Islam, dell’universo islamico. Di qui, lo storico francese con lucida chiarezza scrive che come l’ Occidente cristiano ha “inventato e vissuto” le crociate, così l’Islam ha inventato il “jihad”, ossia la guerra santa. La terza realtà che contraddistingue il MareMediterraneo è l’universo ortodosso, che comprende i Paesi dell’ex Jugoslavia, la Romania, la Bulgaria, ovviamente anche la Grecia e, aggiunge, “incontestabilmente la sterminata Russia ortodossa”, la cui capitale è stata Costantinopoli, definita e conosciuta come la seconda Roma.
Appare chiarissimo, dunque, il messaggio che ha voluto consegnarci Braudel con il suo pluridecennale studio del Mare Mediterraneo (cui si aggiunge anche Memorie del Mediterraneo – Preistoria e antichità): i cosiddetti valori europei /occidentali non sono scaturiti solo dalla grecità e dalla romanità, ma anche dall’influsso che hanno avuto e che hanno tuttora sia la cultura islamica che quella ortodossa, che fa capo all’odierna Russia.
Questo percorso ci conduce rettilinearmente alla contestazione di quel lessema che la fine della guerra fredda ha riportato all’ attenzione dell’opinione pubblica occidentale ed europea, e cioè la civilisational thinking, concetto in base al quale la civiltà occidentale è quella, unica, che ha partorito i cosiddetti valori occidentali, e cioè la liberà, la razionalità, la giustizia, la tolleranza, etc.”.☺

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