A Maurizio Costanzo va il merito di aver svelato al largo pubblico la poesia di Alda Merini.
Ma molta della sua notorietà, che è andata sempre aumentando fino alla candidatura al Premio Nobel, la Merini la deve alla personalità atipica e controversa che la contraddistingue e all’indubbia qualità e sensibilità dei suoi versi. Nonostante l’esistenza personale, segnata anche dall’esperienza manicomiale che definisce come una “sepoltura atroce in un triste sotterraneo”, mantiene quasi per miracolo una aderenza alle vicende umane e culturali del suo tempo. È una presenza attenta che le permette di partecipare ad eventi quale il travagliato epilogo della vita di un’altra grande poetessa del nostro Novecento, Amelia Rosselli, morta suicida dopo essere stata dimessa da un ricovero e giudicata guarita. Di ritorno a Roma, appena aver ricevuto il Premio Montale, per la Rosselli, che considera un caso umano più che un fatto patologico, scrive:
Per Amelia
È Natale, e sollievo quest’anno
mi verrà se nessuno più s’ammazza.
Pensa, l’Amelia così chiara e pura,
l’Amelia così dura,
e dopo, gli altri, che davano molestia
ma erano presenti sopra un davanzale
con un’ortensia oppure una ginestra.
Questo loro ricordo mi fa male.
Vorrei parlarne con la mia vicina
Che se ne è andata come una regina.
“A tutti, più o meno, è venuta voglia di morire, in un qualsiasi momento della giornata. Nella vita e nelle proporzioni logiche di chi vuole realizzare un grande disegno, manca sempre il tocco finale, il grazie languido e misericordioso di chi ti ha succhiato il sangue per tanti anni. Manca l’accettazione incondizionata di tanti sacrifici, di tante prodigiose velleità. Che cos’è dunque il crimine, e dove va a mettere le sue radici? Certamente non nel cuore dell’uomo, ma nella materialità della vita, nell’imponderabile caos dei sotterranei della terra”. (Alda Merini, Lettere e un racconto, Prose lunghe e brevi, Rizzoli, 1998, pp.110-111). ☺
lisarizzoli@aliceposta.it
A Maurizio Costanzo va il merito di aver svelato al largo pubblico la poesia di Alda Merini.
Ma molta della sua notorietà, che è andata sempre aumentando fino alla candidatura al Premio Nobel, la Merini la deve alla personalità atipica e controversa che la contraddistingue e all’indubbia qualità e sensibilità dei suoi versi. Nonostante l’esistenza personale, segnata anche dall’esperienza manicomiale che definisce come una “sepoltura atroce in un triste sotterraneo”, mantiene quasi per miracolo una aderenza alle vicende umane e culturali del suo tempo. È una presenza attenta che le permette di partecipare ad eventi quale il travagliato epilogo della vita di un’altra grande poetessa del nostro Novecento, Amelia Rosselli, morta suicida dopo essere stata dimessa da un ricovero e giudicata guarita. Di ritorno a Roma, appena aver ricevuto il Premio Montale, per la Rosselli, che considera un caso umano più che un fatto patologico, scrive:
Per Amelia
È Natale, e sollievo quest’anno
mi verrà se nessuno più s’ammazza.
Pensa, l’Amelia così chiara e pura,
l’Amelia così dura,
e dopo, gli altri, che davano molestia
ma erano presenti sopra un davanzale
con un’ortensia oppure una ginestra.
Questo loro ricordo mi fa male.
Vorrei parlarne con la mia vicina
Che se ne è andata come una regina.
“A tutti, più o meno, è venuta voglia di morire, in un qualsiasi momento della giornata. Nella vita e nelle proporzioni logiche di chi vuole realizzare un grande disegno, manca sempre il tocco finale, il grazie languido e misericordioso di chi ti ha succhiato il sangue per tanti anni. Manca l’accettazione incondizionata di tanti sacrifici, di tante prodigiose velleità. Che cos’è dunque il crimine, e dove va a mettere le sue radici? Certamente non nel cuore dell’uomo, ma nella materialità della vita, nell’imponderabile caos dei sotterranei della terra”. (Alda Merini, Lettere e un racconto, Prose lunghe e brevi, Rizzoli, 1998, pp.110-111). ☺
A Maurizio Costanzo va il merito di aver svelato al largo pubblico la poesia di Alda Merini.
Ma molta della sua notorietà, che è andata sempre aumentando fino alla candidatura al Premio Nobel, la Merini la deve alla personalità atipica e controversa che la contraddistingue e all’indubbia qualità e sensibilità dei suoi versi. Nonostante l’esistenza personale, segnata anche dall’esperienza manicomiale che definisce come una “sepoltura atroce in un triste sotterraneo”, mantiene quasi per miracolo una aderenza alle vicende umane e culturali del suo tempo. È una presenza attenta che le permette di partecipare ad eventi quale il travagliato epilogo della vita di un’altra grande poetessa del nostro Novecento, Amelia Rosselli, morta suicida dopo essere stata dimessa da un ricovero e giudicata guarita. Di ritorno a Roma, appena aver ricevuto il Premio Montale, per la Rosselli, che considera un caso umano più che un fatto patologico, scrive:
Per Amelia
È Natale, e sollievo quest’anno
mi verrà se nessuno più s’ammazza.
Pensa, l’Amelia così chiara e pura,
l’Amelia così dura,
e dopo, gli altri, che davano molestia
ma erano presenti sopra un davanzale
con un’ortensia oppure una ginestra.
Questo loro ricordo mi fa male.
Vorrei parlarne con la mia vicina
Che se ne è andata come una regina.
“A tutti, più o meno, è venuta voglia di morire, in un qualsiasi momento della giornata. Nella vita e nelle proporzioni logiche di chi vuole realizzare un grande disegno, manca sempre il tocco finale, il grazie languido e misericordioso di chi ti ha succhiato il sangue per tanti anni. Manca l’accettazione incondizionata di tanti sacrifici, di tante prodigiose velleità. Che cos’è dunque il crimine, e dove va a mettere le sue radici? Certamente non nel cuore dell’uomo, ma nella materialità della vita, nell’imponderabile caos dei sotterranei della terra”. (Alda Merini, Lettere e un racconto, Prose lunghe e brevi, Rizzoli, 1998, pp.110-111). ☺
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