alla fiera del diavolo di Z' Vassilucc'e | La Fonte TV
Qualcuno, non ricordo chi, mi ha raccontato di una "Fiera del diavolo". Ohibò, io non so se questo signore esiste, anche se nei miei studi di religione, non solo cattolica, si narra di diverse figure riconducibili a questo personaggio. Ebbene, durante la "Fiera del diavolo", si racconta che un oggetto molto prezioso, una chiave, era solo in visione, perché lui, Messer Satanasso, non lo vendeva. Un visitatore, con una carta di credito molto significativa, lo voleva comprare, qualsiasi fosse la cifra. Satanasso non lo ha voluto assolutamente vendere, perché quella chiave racchiudeva un segreto che gli permetteva di dominare uomini e donne.
Come sempre, nelle fiere si parla molto e si contrattano affari. Tra un affare ed un altro, ognuno raccontava la propria opinione, il proprio cosiddetto "punto di vista", convinti che alla fine avrebbero cambiato il mondo, decodificato, perverso e senza senso. La "Fiera del diavolo", piena di personaggi e cose, così simile alle comuni fiere, pareva diventata un mondo di cicale, dove l'insistente cicaleggio faceva risuonare la propria opinione come verità, denigrando e scomponendo il cicaleggio altrui. Si raccontava di poveri giudici, che facendo alchimie con codici e codicilli per decifrare la possibile ragione degli uni ed il torto degli altri, quando arrivavano ad una sentenza, c'era sempre una parte che raccontava del giudice corrotto, distratto o di una giustizia ingiusta; naturalmente, non mancavano commenti sui cosiddetti politici, sulle ultime elezioni, sui governi, sulle partite di pallone, sulle corna altrui … beh, sì, proprio come facciamo noi.
Tra il vociare confuso di voci, merci ed opinioni, capitò anche l'insolito, per quella fiera (beh ohibò, forse anche per le fiere di tutti i giorni), "soggetto", solitario ed inascoltato, che raccontava di guerrieri mai scoraggiati; che il contrario di uno schiavo non era un uomo morto, bensì un uomo libero e non giudicante; che per ognuno, ogni giorno, ci sono occasioni per tagliare il collo al proprio aguzzino che ci vuole sempre e solo rassegnati ed ubbidienti… e, nel cicaleggio disorientante, Satanasso ebbe un sussulto e si lasciò scappare: "diavolo! Costui conosce il segreto della mia chiave e, peggio, suggerisce anche gli antidoti".
Il suo commento, benché solo quasi sibilato, non sfuggì a quel Diogene solitario, che ad alta voce affermò: Scoraggiarsi, desistere, farla finita, rassegnarsi ubbidienti, giudicare con la solita presunzione che la mia verità sia la sola significativa e perdersi dietro affari ed opinioni: questa! Signori, è la chiave preziosa ed invendibile di Messer Satanasso! … una nube tossica avvolse la fiera ed arrivarono i gendarmi e, nell'indifferenza generale, portarono via quel provocatore.
Nel mio immaginario, quella "persona reale che hai di fronte nella fiera della vita" è magica, coerente e capace di suggestionarsi nel gioco stesso della vita. Ma se la persona reale, come invece accade abitualmente, non rispondesse ai tuoi e miei film e, addirittura, facesse parte della fiera del diavolo? E allora? "… Mondo gatto, non ci avevo pensato!".
Ho sempre immaginato un idilliaco soggetto, idealisticamente inventato nella mia mente, come i promessi sposi e simili che si promettono amore eterno, oscurando che di eterno, dopo un po’, ci rimane ben poco, anzi diventa tutto terreno: chi paga la cena, il matrimonio, la cerimonia; ma i tuoi non hanno pagato; tua sorella ha portato..; tua madre s’è ficcata in casa e non se ne va più; ma tu non mi tocchi più; mi hai stufato etc. /da scene di un matrimonio abituale.
Sfogliando pagine di libri scritti e di vita reale, con meraviglia, mi sono fermato ad ascoltare le parole e gli eventi, cercando di decodificarli e comprenderli. Quanta ricchezza in ogni rigo, quante storie dietro quelle parole e pezzi di vita raccontati! Senza presunzione di aver trovato verità nascoste, ho scoperto che i libri raccontano eventi e che questi, per quanto fantasiosi, fanno i conti sempre sull'esistere individuale di ciascuno. Ma, comprende chi non si fa comprare; chi resiste alla tentazione di affidarsi a notizie fornite da altri; chi non è in cerca di maestri, ma di confronti e chi assume a tempo indeterminato la propria responsabilità, che rimane ed è unica e soggettiva.
La verità non è un quadro esposto a visitatori disattenti. Essa è un quadro sempre unico di strade percorse con coerenza, senza giudizio e con ciottoli sotto le scarpe. La verità non è un quadro da far comprendere a chi si è rassegnato a vivere nelle illusioni della caverna, perché questi, incatenato al mondo delle opinioni, potrebbe addirittura uccidere il narratore (vedi il mito della caverna/Platone). La verità si apre a chi non raccoglie pietre da scagliare contro qualcuno, ma si ferma assorto a scoprire il proprio io e ad ascoltare suoni e rumori della natura e della vita, consapevole che la morte tocca ognuno di noi e contiene quella profonda ricchezza che ci fa tutti uguali: è la vita da uomini e donne libere, non rassegnati né scoraggiati, che permette sempre di andare "oltre" e di non farsi ammaliare dalle fiere di Messer Satanasso né dalla "Sua chiave".☺
polsmile@tin.it
Complimenti a Z' Vassilucc'e per la bella pagina di riflessioni sulla morte (La fonte di maggio, pag 24). Riflessioni garbate, razionali, serene.
paolo de stefanis
p.deste52@gmail.com
Qualcuno, non ricordo chi, mi ha raccontato di una "Fiera del diavolo". Ohibò, io non so se questo signore esiste, anche se nei miei studi di religione, non solo cattolica, si narra di diverse figure riconducibili a questo personaggio. Ebbene, durante la "Fiera del diavolo", si racconta che un oggetto molto prezioso, una chiave, era solo in visione, perché lui, Messer Satanasso, non lo vendeva. Un visitatore, con una carta di credito molto significativa, lo voleva comprare, qualsiasi fosse la cifra. Satanasso non lo ha voluto assolutamente vendere, perché quella chiave racchiudeva un segreto che gli permetteva di dominare uomini e donne.
Come sempre, nelle fiere si parla molto e si contrattano affari. Tra un affare ed un altro, ognuno raccontava la propria opinione, il proprio cosiddetto "punto di vista", convinti che alla fine avrebbero cambiato il mondo, decodificato, perverso e senza senso. La "Fiera del diavolo", piena di personaggi e cose, così simile alle comuni fiere, pareva diventata un mondo di cicale, dove l'insistente cicaleggio faceva risuonare la propria opinione come verità, denigrando e scomponendo il cicaleggio altrui. Si raccontava di poveri giudici, che facendo alchimie con codici e codicilli per decifrare la possibile ragione degli uni ed il torto degli altri, quando arrivavano ad una sentenza, c'era sempre una parte che raccontava del giudice corrotto, distratto o di una giustizia ingiusta; naturalmente, non mancavano commenti sui cosiddetti politici, sulle ultime elezioni, sui governi, sulle partite di pallone, sulle corna altrui … beh, sì, proprio come facciamo noi.
Tra il vociare confuso di voci, merci ed opinioni, capitò anche l'insolito, per quella fiera (beh ohibò, forse anche per le fiere di tutti i giorni), "soggetto", solitario ed inascoltato, che raccontava di guerrieri mai scoraggiati; che il contrario di uno schiavo non era un uomo morto, bensì un uomo libero e non giudicante; che per ognuno, ogni giorno, ci sono occasioni per tagliare il collo al proprio aguzzino che ci vuole sempre e solo rassegnati ed ubbidienti… e, nel cicaleggio disorientante, Satanasso ebbe un sussulto e si lasciò scappare: "diavolo! Costui conosce il segreto della mia chiave e, peggio, suggerisce anche gli antidoti".
Il suo commento, benché solo quasi sibilato, non sfuggì a quel Diogene solitario, che ad alta voce affermò: Scoraggiarsi, desistere, farla finita, rassegnarsi ubbidienti, giudicare con la solita presunzione che la mia verità sia la sola significativa e perdersi dietro affari ed opinioni: questa! Signori, è la chiave preziosa ed invendibile di Messer Satanasso! … una nube tossica avvolse la fiera ed arrivarono i gendarmi e, nell'indifferenza generale, portarono via quel provocatore.
Nel mio immaginario, quella "persona reale che hai di fronte nella fiera della vita" è magica, coerente e capace di suggestionarsi nel gioco stesso della vita. Ma se la persona reale, come invece accade abitualmente, non rispondesse ai tuoi e miei film e, addirittura, facesse parte della fiera del diavolo? E allora? "… Mondo gatto, non ci avevo pensato!".
Ho sempre immaginato un idilliaco soggetto, idealisticamente inventato nella mia mente, come i promessi sposi e simili che si promettono amore eterno, oscurando che di eterno, dopo un po’, ci rimane ben poco, anzi diventa tutto terreno: chi paga la cena, il matrimonio, la cerimonia; ma i tuoi non hanno pagato; tua sorella ha portato..; tua madre s’è ficcata in casa e non se ne va più; ma tu non mi tocchi più; mi hai stufato etc. /da scene di un matrimonio abituale.
Sfogliando pagine di libri scritti e di vita reale, con meraviglia, mi sono fermato ad ascoltare le parole e gli eventi, cercando di decodificarli e comprenderli. Quanta ricchezza in ogni rigo, quante storie dietro quelle parole e pezzi di vita raccontati! Senza presunzione di aver trovato verità nascoste, ho scoperto che i libri raccontano eventi e che questi, per quanto fantasiosi, fanno i conti sempre sull'esistere individuale di ciascuno. Ma, comprende chi non si fa comprare; chi resiste alla tentazione di affidarsi a notizie fornite da altri; chi non è in cerca di maestri, ma di confronti e chi assume a tempo indeterminato la propria responsabilità, che rimane ed è unica e soggettiva.
La verità non è un quadro esposto a visitatori disattenti. Essa è un quadro sempre unico di strade percorse con coerenza, senza giudizio e con ciottoli sotto le scarpe. La verità non è un quadro da far comprendere a chi si è rassegnato a vivere nelle illusioni della caverna, perché questi, incatenato al mondo delle opinioni, potrebbe addirittura uccidere il narratore (vedi il mito della caverna/Platone). La verità si apre a chi non raccoglie pietre da scagliare contro qualcuno, ma si ferma assorto a scoprire il proprio io e ad ascoltare suoni e rumori della natura e della vita, consapevole che la morte tocca ognuno di noi e contiene quella profonda ricchezza che ci fa tutti uguali: è la vita da uomini e donne libere, non rassegnati né scoraggiati, che permette sempre di andare "oltre" e di non farsi ammaliare dalle fiere di Messer Satanasso né dalla "Sua chiave".☺
polsmile@tin.it
Complimenti a Z' Vassilucc'e per la bella pagina di riflessioni sulla morte (La fonte di maggio, pag 24). Riflessioni garbate, razionali, serene.
Qualcuno, non ricordo chi, mi ha raccontato di una "Fiera del diavolo". Ohibò, io non so se questo signore esiste, anche se nei miei studi di religione, non solo cattolica, si narra di diverse figure riconducibili a questo personaggio. Ebbene, durante la "Fiera del diavolo", si racconta che un oggetto molto prezioso, una chiave, era solo in visione, perché lui, Messer Satanasso, non lo vendeva. Un visitatore, con una carta di credito molto significativa, lo voleva comprare, qualsiasi fosse la cifra. Satanasso non lo ha voluto assolutamente vendere, perché quella chiave racchiudeva un segreto che gli permetteva di dominare uomini e donne.
Come sempre, nelle fiere si parla molto e si contrattano affari. Tra un affare ed un altro, ognuno raccontava la propria opinione, il proprio cosiddetto "punto di vista", convinti che alla fine avrebbero cambiato il mondo, decodificato, perverso e senza senso. La "Fiera del diavolo", piena di personaggi e cose, così simile alle comuni fiere, pareva diventata un mondo di cicale, dove l'insistente cicaleggio faceva risuonare la propria opinione come verità, denigrando e scomponendo il cicaleggio altrui. Si raccontava di poveri giudici, che facendo alchimie con codici e codicilli per decifrare la possibile ragione degli uni ed il torto degli altri, quando arrivavano ad una sentenza, c'era sempre una parte che raccontava del giudice corrotto, distratto o di una giustizia ingiusta; naturalmente, non mancavano commenti sui cosiddetti politici, sulle ultime elezioni, sui governi, sulle partite di pallone, sulle corna altrui … beh, sì, proprio come facciamo noi.
Tra il vociare confuso di voci, merci ed opinioni, capitò anche l'insolito, per quella fiera (beh ohibò, forse anche per le fiere di tutti i giorni), "soggetto", solitario ed inascoltato, che raccontava di guerrieri mai scoraggiati; che il contrario di uno schiavo non era un uomo morto, bensì un uomo libero e non giudicante; che per ognuno, ogni giorno, ci sono occasioni per tagliare il collo al proprio aguzzino che ci vuole sempre e solo rassegnati ed ubbidienti… e, nel cicaleggio disorientante, Satanasso ebbe un sussulto e si lasciò scappare: "diavolo! Costui conosce il segreto della mia chiave e, peggio, suggerisce anche gli antidoti".
Il suo commento, benché solo quasi sibilato, non sfuggì a quel Diogene solitario, che ad alta voce affermò: Scoraggiarsi, desistere, farla finita, rassegnarsi ubbidienti, giudicare con la solita presunzione che la mia verità sia la sola significativa e perdersi dietro affari ed opinioni: questa! Signori, è la chiave preziosa ed invendibile di Messer Satanasso! … una nube tossica avvolse la fiera ed arrivarono i gendarmi e, nell'indifferenza generale, portarono via quel provocatore.
Nel mio immaginario, quella "persona reale che hai di fronte nella fiera della vita" è magica, coerente e capace di suggestionarsi nel gioco stesso della vita. Ma se la persona reale, come invece accade abitualmente, non rispondesse ai tuoi e miei film e, addirittura, facesse parte della fiera del diavolo? E allora? "… Mondo gatto, non ci avevo pensato!".
Ho sempre immaginato un idilliaco soggetto, idealisticamente inventato nella mia mente, come i promessi sposi e simili che si promettono amore eterno, oscurando che di eterno, dopo un po’, ci rimane ben poco, anzi diventa tutto terreno: chi paga la cena, il matrimonio, la cerimonia; ma i tuoi non hanno pagato; tua sorella ha portato..; tua madre s’è ficcata in casa e non se ne va più; ma tu non mi tocchi più; mi hai stufato etc. /da scene di un matrimonio abituale.
Sfogliando pagine di libri scritti e di vita reale, con meraviglia, mi sono fermato ad ascoltare le parole e gli eventi, cercando di decodificarli e comprenderli. Quanta ricchezza in ogni rigo, quante storie dietro quelle parole e pezzi di vita raccontati! Senza presunzione di aver trovato verità nascoste, ho scoperto che i libri raccontano eventi e che questi, per quanto fantasiosi, fanno i conti sempre sull'esistere individuale di ciascuno. Ma, comprende chi non si fa comprare; chi resiste alla tentazione di affidarsi a notizie fornite da altri; chi non è in cerca di maestri, ma di confronti e chi assume a tempo indeterminato la propria responsabilità, che rimane ed è unica e soggettiva.
La verità non è un quadro esposto a visitatori disattenti. Essa è un quadro sempre unico di strade percorse con coerenza, senza giudizio e con ciottoli sotto le scarpe. La verità non è un quadro da far comprendere a chi si è rassegnato a vivere nelle illusioni della caverna, perché questi, incatenato al mondo delle opinioni, potrebbe addirittura uccidere il narratore (vedi il mito della caverna/Platone). La verità si apre a chi non raccoglie pietre da scagliare contro qualcuno, ma si ferma assorto a scoprire il proprio io e ad ascoltare suoni e rumori della natura e della vita, consapevole che la morte tocca ognuno di noi e contiene quella profonda ricchezza che ci fa tutti uguali: è la vita da uomini e donne libere, non rassegnati né scoraggiati, che permette sempre di andare "oltre" e di non farsi ammaliare dalle fiere di Messer Satanasso né dalla "Sua chiave".☺
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