Andrà tutto bene?
17 Novembre 2020
laFonteTV (2021 articles)
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Andrà tutto bene?

Avevamo appena iniziato a riprendere fiato dopo un’estate più o meno serena; i numeri dei contagi però nelle ultime settimane hanno ricominciato a crescere esponenzialmente, e con loro un senso di sconfitta che, nonostante i progressi nelle strategie di tracciamento e di cura del Covid, è inevitabile perché “non è ancora andato tutto bene”.

Il Covid si era già lasciato dietro cumuli di miseria sociale, dei quali il Rapporto Povertà Caritas dello scorso ottobre ha illuminato le sfaccettature: i nuovi poveri sono soprattutto donne, giovani e famiglie. Nel periodo maggio-settembre 2020, il 45% delle persone che si sono rivolte alle strutture dell’organismo della Cei lo ha fatto per la prima volta mentre negli stessi mesi del 2019 la percentuale di “nuovi poveri” si fermava al 31%. Ora la prospettiva di dover affrontare una seconda ondata di contagi – e provvedimenti emergenziali – fa davvero paura.

Per le famiglie con disabilità, il lockdown ha significato soprattutto privazione dei diritti, da quello alla cura al diritto allo studio, senza trascurare la tragedia che si è consumata nelle residenze per disabili totalmente impreparate a gestire l’emergenza.

Nel corso della conferenza stampa dello scorso 18 ottobre, con la quale sono stati annunciati i nuovi provvedimenti, il presidente Giuseppe Conte ha rivolto uno speciale saluto alle famiglie delle persone con disabilità, affermando accoratamente che il governo avrebbe prestato massima attenzione alle loro esigenze in questa fase così delicata. Questo saluto mi è suonato un po’ come uno schiaffo in faccia, come se il premier avesse detto di prepararci tutti perché abbiamo giocato solo il primo tempo di una partita che, allo stato, rischia di terminare ai tempi supplementari. Per risollevare le menti ed i cuori da questi mesi di buio istituzionale e sociale, ci vorrà molto più di un empatico saluto a reti unificate: ci vorrà una vera e propria svolta nel ripensare al ruolo cruciale che le politiche di coesione sociale dovranno avere nei prossimi anni.

Nell’enciclica Fratelli tutti dello scorso 3 ottobre, Papa Francesco ha utilizzato parole importanti che appaiono non solo appropriate in questo contesto, ma foriere di una visione del futuro nettamente in contrasto con gli equilibri economici, politici e finanziari che ci hanno condotto a vivere questi giorni drammatici: “Solidarietà è una parola che esprime molto più che alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia”.

La storia, la nuova storia, potrà disegnarsi soltanto invertendo la rotta che ci ha condotto fin qui: soltanto mettendo al centro l’essere umano e non il profitto si potranno costruire basi solide per un nuovo mondo. Questo principio di solidarietà dovrà declinarsi nella realizzazione di un sistema sanitario che rispetti a pieno il principio di uguaglianza e di vicinanza al cittadino, attraverso il rispetto dell’ecosistema e della riqualificazione dei piccoli centri, di una agricoltura che torni a rispettare la terra senza avvelenarla.

Per quanto concerne le politiche sociali rivolte alle persone con disabilità, si dovrà ripartire dalla consapevolezza del legame stretto che c’è tra tutti gli individui in termini di condivisione e non di sfruttamento. Nello specifico, la condivisione di una fragilità può essere ripensata in termini solidaristici come un rapporto di mutuo aiuto, il cui fine ultimo deve essere quanto più possibile l’autodeterminazione della persona con disabilità (non già la mera assistenza) e la realizzazione del diritto al lavoro di chi la affianca e se ne prende “cura”. Un luogo in cui la persona con disabilità non sia solo un numero, ed un lavoratore del sociale non sia un soggetto da sfruttare ancora una volta nel nome del profitto.☺

 

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