Angelo
A Gjader in Albania, come tutti sappiamo, è stato costruito un centro per ospitare migranti maschi, non vulnerabili e provenienti da paesi sicuri, che si puntava a rimpatriare velocemente dopo l’esame della domanda di asilo. Questo accordo è stato fortemente voluto dal nostro governo per evitare sbarchi di migranti nel nostro Paese e poter risparmiare soldi da investire per i cittadini italiani. Dopo il soccorso in mare, fatto da navi italiane, è stato allestito nel porto di Schengjin un hotspot che una volta effettuata l’identificazione dei migranti, li trasferisce a Gjiader. Qui sono stati fatti dai nostri militari lavori faticosi di ripristino di un’area messa a disposizione da Tirana, che era un ex sito molto degradato dell’aereonautica albanese. All’interno di queste tre aree sono state approntate tre strutture per accogliere i migranti. I costi di tutto ciò sembrano il rebus più complicato da risolvere, come cita l’articolo del Sole 24 ore; il nostro Presidente del Consiglio ha dichiarato che noi italiani, per i migranti che non vengono accolti in Italia, avremmo risparmiato 136 milioni di euro. Pochi giorni fa il Tribunale di Roma ha rimesso il caso dei migranti, portati nel centro in Albania, alla Corte di Giustizia europea sospendendo il provvedimento di convalida al trattenimento e sedici persone, provenienti da Egitto e Bangladesch, sono rientrate in Italia. Il caso ha suscitato scalpore e polemiche a più non posso e la magistratura è stata vista dal nostro governo non come organo giudicante ma come ‘organo di potere politico’ contro l’attuale governo.
È difficile trovare un nesso logico tra tutti questi giochi di ‘potere’. Come possiamo definire la non accoglienza un risparmio? Come possiamo credere ed esserne anche orgogliosi che risparmiare sulle vite umane sia motivo di emancipazione e civiltà?
Qualche mese fa, grazie ad una coppia di amici, nella nostra famiglia sono arrivati ‘non previsti’ due ospiti: Angelo e la sua mamma. Una ragazza giovane, bella e gentile che è poco più grande di mia figlia. La mamma di Angelo è partita dalla Costa d’Avorio con tanti sogni da realizzare ed un futuro migliore per lei e la sua famiglia. Quando è arrivata in Italia Angelo era ancora nella sua pancia e lei ha affrontato con coraggio e determinazione un inserimento non facile. Quando ho visto Angelo per la prima volta ho provato un senso di infinita tenerezza perché i suoi occhi non erano ‘vivi’. Ogni volta che lo prendevo in braccio si affidava come a chiunque altro, senza nessuna espressione e pochissimo movimento. Angelo ha avuti problemi alla nascita e nel corso dei suoi primi mesi di vita ha affrontato, ed affronta tutt’ora, terapie e cure. Ora che ci penso, nella calura di questa estate, lui con le sue gambine tornite e paffute, ingessate fino all’inguine, non ha mai pianto e se lo ha fatto, è durato poco. Mai un lamento, soltanto piccoli accennati sorrisi accompagnati da piccoli movimenti. È stato bellissimo portarlo al mare, giocare con lui e ritrovare anni passati troppo in fretta quando al suo posto c’erano le mie figlie. Ogni giorno, ogni momento che trascorro con Angelo e la sua mamma mi danno la consapevolezza che nella vita tutto ciò che serve è essere accolti e amati per quello che si è. È bello scoprire, poco per volta, una cultura nuova che crediamo già di conoscere. Sempre di più mi convinco che a noi, cittadini civili e risparmiatori, fa comodo conoscere solo ciò che ci fa sentire bene con la nostra coscienza. Noi che viviamo nei comfort dei nostri appartamenti e che facciamo la carità donando il nostro superfluo per sentirci più buoni.
Angelo ora sta bene. Fa tanti progressi e risponde benissimo alle cure. I suoi occhi ora sono vivi ed espressivi. Piange, fa i capricci, urla e ride. Soprattutto ride! È una gioia vederlo, abbracciarlo perché con lui sono io che mi diverto. Basta raccontargli delle semplici filastrocche che mi recitavano da bambina in rime a farlo ridere come un matto. Salta, gattona e quando lo tengo in braccio mi ascolta e mi sorride e con le sue manine paffute mi afferra il viso come se fossi un pupazzo di gomma. I suoi occhi, color cioccolato fondente, sorridono. Sì, perché Angelo è un bambino felice. Sono stata a trovare Angelo e la sua mamma che era contenta di farmi vedere la sua casa, che condivide con altre due mamme giovani come lei, con bambini piccoli dell’età di Angelo. Quando sono arrivata i bambini stavano mangiando la loro pappa, sereni e tranquilli in braccio alle loro mamme. Non ho visto sediolini in giro e nemmeno robottini che omogenizzano pappine e quant’altro. Solo due bambini tranquilli che mangiavano sulle gambe delle loro mamme. La stanza di Angelo e della sua mamma ha solo un letto grande e la culla per lui e qualche giocattolo. Quando sono arrivata aveva da poco fatto il bagnetto e profumava di talco e sapone. Quando mi ha visto ha iniziato a saltare felice nella culla e ha allungato le braccia per essere preso in braccio. Mi piace tanto immaginare che Angelo un giorno possa diventare un uomo importante, che possa godere di tutti i diritti di cui godono i bambini nati nel nostro Paese. Che possa studiare, laurearsi, trovare lavoro e raccontare ai suoi figli le sue radici ma anche di come è stato accolto in un Paese che ha creduto in lui come una risorsa di crescita, progresso e umanità.☺
