Autobus
29 Aprile 2017
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Sole. Torino. Fermata del bus. Davanti a me si aprono le porte di uno che però non è quello che sto aspettando. Pazienza, aspetterò ancora.
C’è invece una coppia anziana che deve salire. Quasi al rallentatore perché, poverini, fanno fatica. Quasi mi fanno tenerezza. Quasi, poi per niente. C’è anche un terzo anziano che deve invece scendere. E c’è un ragazzino dentro l’autobus, appoggiato al lato di una delle due porte che si sono spalancate per consentire il transito dei passeggeri. Allora l’anziano che deve scendere, e che non riesce a causa dei due che stavano salendo, si rivolge a lui chiedendogli “ma tu devi scendere?”. Alla sua risposta negativa, interviene uno dei due che stava salendo dicendogli “e allora spostati, che sei malato? I malati devono stare a casa”. Praticamente uno lo chiama in causa e l’altro lo accusa. Il tipo, innocente ma timido, resta in silenzio vergognandosi per i tanti sguardi adesso su di lui. Che poi questi anziani il passaggio se lo stanno impedendo tra di loro, solo che preferiscono incolpare un altro piuttosto che giustificare se stessi. D’altronde questo è il tipico atteggiamento di ogni uomo.
Quando invece si chiudono le porte del bus che stavo aspettando io, una signora si lamenta sostenendo che i ragazzi davanti a lei non le hanno dato modo di scendere alla fermata.
Altra fermata. Una donna, salendo, urta con la borsa una cartellina che un signore tiene in mano, questi inizia a borbottare anche se la cartellina non mostra recenti danni evidenti.
Quanta rabbia gratuita che sembra aumentare con gli anni! Che si getta come sale sulla neve, che si cosparge anche solo per precauzione. É il caso di quell’anziana che adesso sta rimproverando una ragazza che non si è alzata per cederle il posto, data l’età. Io preferisco addirittura restare in piedi per evitare di vedere anziani che vogliano sedersi. Scatta il verde e il pullman riparte.
C’è vicino a me un signore sulla sessantina al quale, sperando di evitare risposte sgarbate da parte sua, chiedo informazioni circa una strada che devo raggiungere. Mi sembra una persona tranquilla, infatti mi risponde con precisione e gentilezza. Lo ringrazio e mi avvicino all’autista. Sto per avvicinarmi anche alla fermata a cui, se ho ben capito, dovrò scendere. E il tipo che fa? Mi si avvicina per ricordamelo! Cioè, questo si è alzato e ha percorso tutto il bus in movimento per venire a ricordarmi di scendere alla prossima. E in più, mi chiede dove devo andare precisamente così da indicarmi il posto. Allora quanto accaduto, che a primo impatto mi ha sorpreso, mi fa improvvisamente pensare: e se fosse questa la normalità?
“Le auguro una buona giornata”, gli dico ringraziandolo. “Buona giornata a lei”, mi risponde sorridendo.

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