Berlino nono piano
3 Maggio 2014 Share

Berlino nono piano

Oggi ho voluto (anzi, dovuto) scrivere il mio pezzo per la fonte. Mi sono alzata presto per approfittare di queste ore del mattino quando la mente funziona meglio, ma la vita aveva un altro progetto per me. Alle otto si sono presentati tre operai per togliere tutte le finestre del mio appartamento e montare delle finestre nuove, moderne, che mi devono, cosi hanno promesso gli operai, proteggere dal freddo e dal rumore. Per il momento, questi lavori mi hanno tolto la calma e la dovuta concentrazione per scrivere, e così ho cominciato a pensare a tutte le cose che ho vissuto in questa casa.

Questo è un palazzo di 9 piani, in ogni piano ci sono 3 appartamenti. Il mio si trova all’ultimo, e sono stata, nell’aprile 1984, la prima inquilina del palazzo. Il mio matrimonio con Dario Canale era previsto per il 27 aprile, e pensavamo che era una buona idea inaugurare qualche giorno prima la nostra casa comune, anche se avevamo solamente un materasso, due sedie ed un tavolino. Eravamo felici, perche non sapevamo che la vita ci avrebbe consentito solo cinque anni di vita in comune in questo appartamento. Sullo stesso pianerottolo verrà a vivere qualche settimana più tardi mia madre. Avevamo affittato anche il piccolo appartamento che si trova nel mezzo: un solo vano, ma un bel balcone, cucina e bagno. Lo volevamo utilizzare per ospitare i nostri amici che sarebbero venuti a visitarci. Non potevamo sapere che solo 5 anni più tardi, Dario non ci sarebbe stato più, ma mia figlia Jasmina sarebbe ritornata dalla Germania Ovest, senza il marito, ma con un figlio di qualche mese. Jasmina sarebbe stata per qualche tempo la inquilina dell’appartamento di mezzo e avrebbe aiutato mia madre e me, a capire la società capitalista, nella quale aveva vissuto alcuni anni, mentre per noi quella società era una cosa totalmente nuova che ci era caduta addosso con la unificazione delle due Germanie… Prima della “svolta”, ai tempi della DDR, io pagavo per le tre stanze un affitto di 79 marchi tedesco-orientali, dopo la unificazione e con la introduzione del marco tedesco-occidentale, i soldi che avevo in banca sono stati dimezzati e l’affitto è salito a 400 marchi (occidentali). Oggi pago quasi 600 Euro… Non si può dire che non c’è progresso!

In questo appartamento ho scritto il mio libro più importante, la biografia di Tina Modotti. In questo appartamento è nato il mio secondo nipote, in questo appartamento ho saputo, la mattina del 10 novembre 1989, dell’apertura del muro, in questo appartamento è nata, nell’inverno 1989/90, l’idea di creare un centro interculturale di donne, S.U.S.I, che è diventato realtà nel 1991 e che esiste ancora oggi.

Fra queste finestre che adesso gli operai portano via, ho fatto delle risate, ho pianto, ho fatto delle feste, ho detto addio a tanti amici cileni ed argentini che, dopo anni d’esilio, sono ritornati nella loro patria. Due di questi amici cileni, bravissimi cantautori (cercate su youtube i nomi di Olvaldo Rodriguez e Payo Grondona, e vedrete che non esagero) sono già morti.

Oggi, vivendo la maggior parte del tempo in Molise, mi chiedo se mi serve ancora questo appartamento. Ma qualcosa dentro di me rifiuta l’idea di lasciarlo. 30 anni non si buttano via facilmente. È vero, si tratta di muri, finestre e porte, ma, pensandoci bene, ho l’impressione che si tratta anche della mia pelle, è parte di me, e forse, una volta portata a termine la modernizzazione del palazzo (iniziato oggi con la sostituzione delle vecchie finestre), sarò in grado di ricevere in questo appartamento i miei nuovi amici molisani…☺

eoc

eoc