Buoni propositi
7 Gennaio 2022
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Buoni propositi

Anche il 2021 se ne è andato, e non credo lascerà troppi rimpianti dietro di sé: è stato un altro anno di Covid, con un carico pesante di morti nonostante i vaccini; un anno di strisciante tristezza, a Roma e nelle periferie dell’impero come la nostra, marcato da cataclismi climatici e debacle dell’umanità: basta pensare un attimo solo alla vergogna d’Europa che si consuma nelle desolate terre di confine della Polonia per desiderare di non appartenere ad una specie vivente capace di questo.

L’unica parziale luce in tanto buio è stata a dicembre la liberazione di Patrick Zaki, che ha riempito i nostri cuori di un sollievo quasi troppo violento da sopportare così all’improvviso, e ci ha fatto desiderare di uscire in strada a ballare di gioia.

E in terra di Molise? Come da troppi anni, è stato un tempo paludoso di incapacità amministrativa, di sanità sempre più devastata, di spopolamento, povertà, incuria del territorio e della sua gente. Ma qualche tentativo di costruzione dell’alternativa, di elaborazione di proposte per il cambiamento ha cominciato tuttavia a prendere forma; non nei palazzi del potere ovviamente, bensì tra i cittadini di buona volontà. Nelle associazioni, nei gruppi civici, nelle parole di chi non si rassegna a credere che questa indecente accozzaglia di interessi esprima l’unico modo possibile di fare politica nel senso alto del termine.

E come sempre occorre partire da lontano per avere un quadro chiaro di ciò che ci è vicino; partire dalla comprensione del momento storico per capire le ricadute delle decisioni generali sul piccolo mondo che abitiamo. È ormai chiaro a tutti che il PNNR, quello che ci ripetono sarà la panacea di tutti i mali, è invece un “progetto di rivoluzione passiva”, come lo ha ben definito Piero Bevilacqua sul Manifesto. Una gigantesca distribuzione di denaro per far consolidare e ripartire la capacità di accumulazione del capitalismo predatorio senza scalfire minimamente poteri e disuguaglianze. L’Italia corre veloce, ci dicono BCE e Fondo Monetario, ma verso dove? Verso la crescita del PIL, forse, ma in una cornice di squilibri sociali devastanti, di lacerazioni e rabbia, di forbici sempre più divaricate tra i pochi ricchissimi e i tanti che non hanno nulla. E i milioni che arriveranno in Molise serviranno solo a dare nuova linfa vitale ad amministrazioni locali che dovrebbero invece estinguersi.

La ripresa strisciante dei piani di autonomia differenziata, ormai data per scontata e di nuovo chiesta a gran voce da Veneto ed Emilia, preannuncia intanto la campana a morto per regioni come la nostra, mentre passa con la complicità della cosiddetta sinistra una riforma fiscale che di fatto introduce la flat tax chiesta da Salvini e naufraga anche il timido tentativo di lenire con un contributo di solidarietà qualche povertà assoluta.

Ma siamo a inizio anno, e il dovere di scrivere una to do list per il 2022 lo abbiamo, per non cedere allo sconforto; partiamo allora da tutto quello che non va nello scenario nazionale e riportiamolo sul nostro piccolo palcoscenico. La ricetta è sempre la stessa: sappiamo bene che il Molise non potrà cambiare se non ci liberiamo di chi da troppo tempo soffoca con una cappa di clientele e interessi personali le istituzioni. In una parola, dobbiamo mettere alla porta una classe politica indecente e costruire un’alternativa. Non nelle riunioni di partito, non negli incontri quasi clandestini che finora hanno scritto organigrammi e assegnato posti di comando, non nelle convocazioni di ministri e ministrelli che comunicano alla periferia i desiderata del potere.

Un nuovo Molise possibile deve nascere dalla sua parte più pulita e competente, dalle associazioni culturali e civiche, dalle campagne di mobilitazione e di lotta che pure sono vive sul territorio, dagli attivisti che si mobilitano ogni giorno in difesa del suolo e dell’ambiente e della sanità, dagli insegnanti e dagli studenti che anche qui rifiutano la scuola-azienda, dagli universitari che dopo la laurea vorrebbero restare qui, dagli agricoltori che credono nel biologico e nella produzione di prossimità, dai sindaci illuminati che credono nell’economia partecipata, dai medici che hanno il coraggio di strappare il velo di omertà sulla distruzione del sistema sanitario locale, dagli intellettuali che ancora sono capaci di dare voce e prospettiva a questa terra.

Proviamo allora in questo anno a far dialogare tutte queste voci isolate per farne un coro; proviamo non a fare una lista elettorale, ma a scoprire obiettivi comuni per far nascere un laboratorio Molise da cui spunti un’aurora di speranza. I partiti non hanno più orizzonte progettuale, ora tocca a chi lavora in silenzio sul territorio alzare la voce per dire che l’utopia verso la quale camminiamo da tanto tempo, pur irraggiungibile, è comunque capace di futuro. Perché non possiamo più accontentarci delle macerie che abbiamo.☺

 

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