Capitale del libro ‘27: molise presente
4 Giugno 2026
laFonteTV (4175 articles)
Share

Capitale del libro ‘27: molise presente

C’è qualcosa di simbolico nella doppia candidatura di Termoli e Macchiagodena a ‘Capitale Italiana del Libro 2027’. Non si tratta soltanto di una collaborazione istituzionale, bensì di un’immagine precisa del Molise che prova finalmente a riconoscersi come comunità culturale unitaria. Da una parte il mare di Termoli, città aperta all’Adriatico, al turismo, agli scambi, alla contemporaneità. Dall’altra la montagna e l’ entroterra di Macchiagodena, con il patrimonio dei borghi, delle tradizioni, della dimensione più rurale e profonda. Dentro questa alleanza allegorica c’è forse il senso più autentico della proposta: unire territori che per troppo tempo hanno vissuto separati, incapaci di costruire una visione comune.
Per anni il Molise ha vissuto dentro un paradosso: custodire patrimoni culturali, paesaggistici e umani straordinari senza riuscire davvero a trasformarli in una forza collettiva. Una terra ricca di memoria, ma povera di rappresentazione al di fuori dei confini locali.
La competizione entrerà nel vivo nelle prossime settimane: le città finaliste saranno annunciate il 30 giugno prossimo, mentre il nome della Capitale Italiana del Libro 2027 verrà proclamato il 21 luglio. Al comune vincitore sarà assegnata anche una premialità economica di circa 500mila euro, risorse che potranno essere investite in biblioteche, eventi, infrastrutture culturali e progetti legati alla promozione della lettura a 360 gradi. Al di là dell’esito finale, la candidatura rappresenta già oggi un fatto culturale e politico importante.
Termoli, negli ultimi anni, ha iniziato a costruire un percorso culturale coerente e ambizioso, mentre Macchiagodena ha consolidato un’identità culturale legata ai libri, ai borghi e alla valorizzazione dell’entroterra molisano. E non è un caso che proprio Macchiagodena rappresenti oggi uno dei principali poli culturali regionali legati al mondo del libro. Già due anni fa, il borgo aveva sfiorato il riconoscimento nazionale con una precedente candidatura, arrivando ad un passo dalla vittoria. Un percorso che aveva attirato attenzioni ben oltre i confini regionali e che aveva dimostrato come anche un piccolo centro dell’ entroterra potesse diventare un laboratorio culturale riconosciuto. Quell’esperienza oggi non viene dispersa, ma rilanciata dentro una dimensione ancora più ampia e significativa: la collaborazione con Termoli. Ed è proprio questo passaggio a rendere la proposta del 2027 particolarmente interessante, perché unisce l’esperienza culturale maturata da Macchiagodena nel campo della promozione della lettura con la capacità di Termoli di proiettare il Molise verso una dimensione più aperta, contemporanea e nazionale. La duplice candidatura si inserisce in un panorama più ampio, con altre città che hanno presentato progetti altrettanto significativi. Teramo, ad esempio, ha costruito una rete culturale con 18 comuni abruzzesi, puntando su scuole, biblioteche e associazioni. Palazzo San Gervasio, in Basilicata, insieme a Chiaromonte, ha messo al centro la lettura come strumento di coesione sociale, aggregando 16 comuni. Anche Agropoli, Avola, Caltagirone e Bucchianico hanno presentato progetti radicati nell’identità locale, nel rapporto con la memoria e nella creazione di comunità attorno al libro.
È proprio questa pluralità di proposte che rende ancora più forte il progetto molisano: non una mera competizione con altri comuni, ma un modello che unisce l’esperienza culturale maturata da Macchiagodena nel campo della promozione della lettura con la capacità di Termoli di proiettare il Molise verso una dimensione più nazionale. Lo ha fatto attraverso il MACTE e la valorizzazione del Premio Termoli e candidandosi a ‘Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027’. Oggi invece, insieme a Macchiagodena, rilancia l’idea che la cultura non debba più essere pensata come un evento isolato o come una vetrina temporanea, ma come una rete permanente di relazioni territoriali. Nel dossier della candidatura si parla di festival letterari, percorsi di lettura nei quartieri, laboratori per i ragazzi, iniziative diffuse nei borghi e contaminazioni tra arti visive, tecnologia e letteratura.
Il vero elemento innovativo non è il calendario degli eventi. È il messaggio culturale e politico che accompagna questa esperienza. Per troppo tempo il dibattito sul Molise si è ridotto a due estremi: da una parte la retorica nostalgica della regione autentica ed incontaminata, dall’altra il racconto umoristico di un territorio invisibile, fermo, marginale. Entrambe queste narrazioni hanno finito per impoverire la realtà. Perché il Molise è una regione che soffre certamente problemi strutturali profondi: spopolamento, fuga dei giovani, crisi economica, impoverimento dei servizi, difficoltà infrastrutturali. Ma è anche un territorio che conserva una qualità rara nel panorama contemporaneo: il rapporto ancora possibile tra comunità, identità e tempo umano.
La candidatura a ‘Capitale del Libro’, senza essere eccessivamente enfatici, è anche una sfida capace di creare una rete di valorizzazione delle diverse identità culturali del territorio. Campobasso, ad esempio, conserva una tradizione storica e universitaria fondamentale. Il capoluogo regionale può diventare il centro di una progettazione permanente grazie alla presenza dell’ Università del Molise, dei teatri, delle associazioni e di una vivace produzione artistica e musicale spesso poco raccontata. Isernia possiede invece un patrimonio archeologico e identitario straordinario. Il sito paleolitico rappresenta una delle testimonianze più importanti d’Europa sulla presenza umana preistorica. Un patrimonio che potrebbe diventare molto più centrale nei circuiti turistici nazionali. Poi ci sono i borghi interni, spesso vittime dello spopolamento, ma ancora custodi di una ricchezza autentica. Da Agnone con la storica Pontificia Fonderia Marinelli, simbolo di una tradizione artigianale unica al mondo, fino ai paesi del Basso Molise dove sopravvivono tradizioni linguistiche arbëresh di enorme valore. La sfida vera sarà evitare che tutto questo resti confinato dentro il meccanismo delle candidature.
In Italia esiste spesso il rischio di trasformare i riconoscimenti in operazioni temporanee, destinate a spegnersi una volta terminata la corsa al titolo. Il punto invece è capire cosa resterà dopo. Il Molise possiede una tradizione intellettuale molto più profonda di quanto spesso venga riconosciuto, che attraversa i secoli e che dimostra come questa terra abbia prodotto figure di rilievo nazionale. Basterebbe ricordare Francesco Jovine, capace di raccontare il mondo contadino molisano con una profondità sociale e umana ancora attualissima. Oppure Vincenzo Cuoco, intellettuale illuminista e protagonista del pensiero politico italiano tra Settecento e Ottocento, che già allora rifletteva sul rapporto tra popolo, identità e costruzione civile. Ed ancora Giose Rimanelli, scrittore e poeta che ha portato il Molise dentro una dimensione internazionale senza mai spezzare il legame con la propria terra. O figure come Benito Jacovitti, artista unico e visionario, che con il suo linguaggio ironico ha segnato la storia del fumetto italiano. Anche nel campo della musica, dell’arte e della ricerca il Molise ha espresso personalità di grande valore, spesso costrette a cercare altrove spazi e riconoscimenti. Ed è forse proprio qui uno dei nodi storici della regione: il talento individuale è esistito, spesso in forme straordinarie, ma raramente si è trasformato in sistema culturale stabile.
La candidatura molisana assume allora anche questo significato: provare finalmente a costruire continuità tra il patrimonio culturale del passato e le energie contemporanee. Non limitarsi alla celebrazione nostalgica dei grandi nomi, ma trasformare quella memoria in una base viva per il presente. E forse il punto più importante è proprio questo: la cultura, in territori come il Molise, non può essere soltanto produzione di eventi. Deve diventare uno strumento per restituire fiducia.☺

laFonteTV

laFonteTV