Casa del popolo
20 Febbraio 2020
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Casa del popolo

Emergenza abitativa. Emarginazione. Sfruttamento del lavoro. Inserimento delle minoranze. Integrazione. Temi, questi, che pur non essendo sufficienti per raccontare la realtà che respiriamo ogni giorno, sono però di per sé adeguati per esprimere il modus vivendi di larga parte della società ed al tempo stesso per rappresentare i sentimenti che traspirano nell’ opinione pubblica.

Se è vero che abiezione e discriminazione rischiano di prendere il sopravvento, perché indiscutibilmente le forze centrifughe dello sviluppo economico e tecnologico ci allontanano dal baricentro democratico, è altrettanto vero che equipollenti forze centripete lavorano invece affinché quel baricentro sia riconquistato, superando sovranismi e razzismi della nuova era. Sono numerosi gli attivisti che, dal basso, cercano ogni giorno di contrastare ed affrontare queste forme di emarginazione e lo fanno in maniera discreta, poco propagandistica, molto operativa, altrettanto umile, facendo rete, ma lavorando in silenzio.

Il racconto di queste righe è frutto di un’inaspettata chiacchierata con Italo Di Sabato, in una fredda mattina invernale. Italo è attivista di una realtà auto-organizzata che si riunisce sotto l’egida di Casa del Popolo, il quale, a distanza di anni ormai dalla fine della sua esperienza politica, guarda con disinteresse e disaffezione verso ciò che accade nei palazzi del potere, cercando le risposte a quelle domande poste in maniera incalzante dalla società, attraverso canali diversi, non più dall’interno del Palazzo. Una risposta è la nascita della sezione di Campobasso di Casa del Popolo.

Nata nel luglio 2018, come idea di spazio autogestito con l’idea di costruire al suo interno “delle pratiche sociali, una serie di percorsi alternativi – ci spiega Di Sabato – rispetto all’aria asfissiante di razzismo che oggi si respira all’interno di una società in cui gli individui sono sempre più soli e questa solitudine genera un incattivimento generale negli strati della popolazione colpiti dalla crisi, il fine sociale di Casa del Popolo è stato quello di creare degli interventi diretti verso quei soggetti colpiti dalla crisi. In questo senso di inseriscono gli “sportelli casa”, che oltre a contrastare l’annoso fenomeno dell’ emergenza abitativa, degli sfratti, cercano risposte verso una giusta rideterminazione dei fitti in senso maggiormente calmierato, soprattutto per quanto riguarda i canoni privati”.

C’è poi l’aspetto “Doposcuola popolare”, che si sostanzia in un aiuto pomeridiano didattico per i ragazzi delle scuole superiori, garantita da tre docenti universitari e con la preziosa collaborazione dei ragazzi dell’Unione degli Studenti. In tale ambito è ormai permanente il corso di italiano per stranieri, che prevede sia lezioni pomeridiane che mattutine.

A latere, resta viva l’esperienza dello “sportello legale”, che agisce e dirime, attraverso la spontanea collaborazione di specialisti del settore, le pratiche riguardanti i decreti di espulsione dei migranti, ma che garantisce supporto legale anche a chi fa attività politica e non ultimo a chi non riesce a far fronte economicamente alle vertenze lavoro.

Nuova, ma non ultima, è l’ esperienza dello “sportello di supporto psicologico e di sostegno sociosanitario” ove medici volontari supportano chi non può permettersi determinati tipi di cure. In tal senso vengono individuati percorsi per indirizzare gli utenti su come muoversi anche all’interno del sistema sanitario nazionale. Fin qui la parte pratica. Tuttavia, c’è anche un’ampia parte teorica, legata all’aspetto culturale del modello di Casa del Popolo.

“Il venerdì – ci spiega Di Sabato – è dedicato alla presentazione dei libri ed alla messa in opera della Libera Università Popolare, la quale prevede corsi specifici su storia politica divisi in tre cicli, dal Dopoguerra fino al Boom economico, passando per la stagione dell’Autunno caldo, della strategia della tensione, del femminismo, del craxismo e proseguiranno i seminari su debito e disuguaglianze e sulla cosiddetta ‘finanziariz- zazione del debito, del clima, del lavoro’. Tutte le attività sono totalmente autofinanziate dagli attivisti”.  E questa, se vogliamo, è anche la risposta al perché questa realtà sia ormai situata al di fuori dalla politica istituzionale, terreno ritenuto impraticabile, anche a causa di una legge elettorale che non consente la partecipazione del paese reale alle decisioni della politica, a causa delle alte soglie di sbarramento che impediscono l’accesso in Parlamento ai partiti più piccoli, che decidono di non cedere alla colonizzazione dei partiti di apparato.

Dopo i saluti, al di là del piacevole excursus a 360 gradi, resta l’ammirazione per questi volontari ed al tempo stesso una grande amarezza.

Per quale motivo, queste realtà auto-organizzate, spontanee e senza alcun tipo di compenso, sopperiscono a ciò che è compito specifico della politica regionale, ascrivibile all’interno dei suoi numerosi compiti, tra l’altro lautamente retribuiti? Anche stavolta, purtroppo, questa domanda resterà  senza risposta ed anche al di là di essa, l’ignavia del Palazzo continuerà la sua corsa su rotaie postbelliche o sulle poche strade fatiscenti di questa povera regione in declino, a causa proprio di quell’indolenza.☺

 

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