Casone di Casacalenda: Mode e tendenze nell’accoglienza
1 Maggio 2017
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Casone di Casacalenda: Mode e tendenze nell’accoglienza

L’integrazione, si sa, è un’arma a doppio taglio: se tutti i politici e gli addetti ai lavori ne parlano come della Nuova Frontiera dell’accoglienza, unica possibilità di reale contatto con l’Altro, dall’altra parte si tratta di una parola che cela significati reconditi: come tutte le parole in voga, bisogna diffidarne in prima battuta.
Una delle accezioni del termine è infatti: L’omologazione ai valori e ai comportamenti socialmente dominanti, spec. da parte di chi li abbia precedentemente contestati. Questione che si determina in due movimenti: 1) omologazione, dunque un appiattimento della alterità su dimensioni maggioritarie e 2) passaggio da una contestazione all’accettazione degli stessi valori maggioritari.
Dunque, se consideriamo la mastodontica macchina retorica attivata dal sistema di accoglienza degli immigrati, dovremmo anche pensare alla implicita contestazione che questi rappresentano rispetto ai valori occidentali (contestazione che non trova canali politici per esprimersi e diventa, dunque, omologazione e accettazione del modello forte del capitalismo-consumismo-liberalismo occidentale).
Il tema dei flussi migratori verso l’Italia è questione alla moda, tende ad occupare l’agenda politica e gli spazi pubblici (ciò che ne resta); c’è stato un evidente spostamento dal tema dell’integrazione di altri gruppi marginali (ad esempio, i folli) verso quello dei migranti: la follia non costituisce più un problema attuale – se non nelle occasioni in cui monta l’indignazione pubblica, spinta dalle sirene del giornalismo più becero, che approfitta di un caso isolato per costruire il mostro -; perché la follia non è più un problema? Perché c’è stata integrazione, cioè il folle ha accettato le nuove forme di marginalità che la politica democratica e liberale ha concesso: nuove strutture, nuovi strumenti, giardini e feste hanno sostituito le catene e i manicomi. Sarebbe sufficiente rileggere Foucault.
Assistiamo, così, a sceneggiate un po’ tristi, durante le quali giovani ragazzi africani vengono mostrati in fiera, così come abbiamo fatto e continuiamo a fare con i nostri folli, con cappelli da Babbo Natale, perché si capisca quanto siamo bravi ad integrare, a ridurre il problema, a non sollevare questioni che hanno a che fare con la Verità.
La Verità, che è quella cosa che non si può dire direttamente, ma solo costeggiare (come direbbe Lacan, altro maestro attento a non cadere nelle trappole della retorica). Le marginalità sono potenziali momenti di critica dell’esistente, e i dispositivi sociali operano direttamente (e talvolta con le migliori intenzioni: si sa di cosa è lastricata la strada per l’inferno!) perché la contestazione più o meno esplicita del sistema rientri nei ranghi di una presa di coscienza della superiorità del modello capitalistico-consumistico.
I nostri amici migranti saranno così felicissimi di unirsi alle schiere di Altri che seppelliranno la Verità sotto il manto della compulsione all’acquisto.
Alessandro Prezioso

L’uomo invisibile
La donna è un essere meraviglioso, si sa, ma non sempre viene trattata come ci si aspetterebbe. Purtroppo il tema della violenza sulle donne è un argomento attuale, e molto dibattuto a livello sociale, culturale e politico. Al telegiornale si sentono storie, quasi sempre simili tra loro, di donne uccise dal marito, il convivente o il fidanzato. A mio parere non bisognerebbe sottovalutare nessun allarme di violenza e soprattutto non bisogna farsi abbattere dalla paura. Si deve trovare il coraggio di parlare: soltanto facendo conoscere il problema si può trovare una soluzione. Le donne sono stufe di sentirsi inferiori. Le donne vanno tutelate e rispettate, si devono sentire protette soprattutto dalla legge. E ricordiamolo: donne sono le nostre mamme, le nostre sorelle, le nostre figlie!
Giuseppe Cristallo

Festa al Casone
Il 16 dicembre in comunità, al Casone, abbiamo fatto una festa di Natale per scambiarci gli auguri, ma il nostro obiettivo non era solo questo ma un modo di aprire la porta della comunità per accogliere le persone del paese e per condividere un momento di gioia perché tutte le feste creano un clima di pace e armonia. Abbiamo ballato, cantato e giocato a tombola. Voglio aggiungere solo un mio pensiero a tutte le persone che soffrono, paesi in guerra ecc… a loro nel mio piccolo ogni anno va il mio pensiero, con la speranza che prima o poi arrivino a loro tutte le sensazioni ed emozioni che fortunatamente posso assaporare di anno in anno.
Nicola Spadaccini

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