Catastrofi e crimini
11 Giugno 2022
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Catastrofi e crimini

Più volte su la fonte abbiamo fatto cenno al tema di un “Costituzionalismo a livello globale” per prevenire la costruzione e la diffusione delle armi, per fermare le guerre, per arrestare il processo di distruzione del territorio, dell’ambiente. Di qui, la necessità di un sistema costituzionale che preveda il divieto per gli Stati nazionali e le grandi multinazionali di foraggiare l’industria delle armi, soprattutto quelle letali; poi, di distribuirle, e di metter in forse la vita ed il destino del nostro Pianeta.

All’indomani della caduta del muro di Berlino ci sono stati conflitti armati e duri scontri fra l’Occidente, con in testa gli Usa e la NATO, che presumono di avere la ricetta della democrazia e del benessere universale, e nazioni che hanno visioni e definizioni della Storia, dell’economia speculari e, quindi, contrapposte a quelle occidentali. Elenchiamo soltanto alcuni conflitti armati la cui responsabilità scivola quasi tutta sulla NATO, gendarme europeo degli Usa. Nel 1991 la guerra contro Saddam Hussein; nel 1999 contro la ex Jugoslavia; nel 2001 in Afghanistan dopo la distruzione a New York delle Twin Towers; di nuovo, in Iraq nel 2003; in Libia nel 2011 contro Gheddafi, e dal 2013 in Siria contro Assad. La lista dei conflitti si ferma solo apparentemente al 24 febbraio 2022 con l’invasione illegittima dell’Ucraina da parte della Federazione Russa guidata dall’autarca Putin. Le ragioni di questo ultimo scontro feroce fra la Russia e l’Occidente, con gli Usa, la NATO e la UE al fianco dell’ Ucraina, sono state ampiamente descritte nei contributi su la fonte dei mesi scorsi. Ora, però, facciamoci una domanda: cosa contraddistingue oggi il nostro Pianeta, il nostro mondo? Proviamo a fare un semplice e sintetico elenco di quante rilevanti preoccupazioni e gravi pericoli accompagnino oggi la nostra vita e quella del nostro Pianeta: devastazioni ambientali prodotte dal riscaldamento climatico; deforestazioni e cementificazioni che sono la causa scatenante dell’innalzamento del livello dei mari; l’ inquinamento dell’acqua e dell’aria; la continua corsa agli armamenti, e non solo quelli convenzionali, origine della distruzione dei territori e di tanti crimini criticati anche nell’attuale conflitto, duro e feroce, fra la Russia, che l’ha scatenato, e l’Ucraina; le violazioni delle libertà fondamentali perpetrate da regimi autoritari; la morte nel mondo per fame e malattie non curate tempestivamente; la crescita dello sfruttamento selvaggio e disumano del lavoro dipendente; la negazione dei diritti fondamentali da quelli della vita a quelli che riguardano le migrazioni di migliaia di disperati e di infelici che scappano da regioni in cui ci sono la siccità, la mancanza di cibo. Queste sono autentiche “cata- strofi” non catalogabili come “crimini” nel senso stretto della parola, ma che, tuttavia, non sono neppure “accidenti o fenomeni naturali”.

A questo punto si pone un problema che affronta due questioni: la prima attiene al significato del lessema “crimine”; la seconda riguarda la necessaria risposta culturale e politica, che si dimostri capace di impedire e di porre fine a tali reati gravissimi elencati poco sopra. Allo stato attuale delle cose i diritti costituzionali degli Stati non contemplano le catastrofi, sopra elencate, come crimini. Dunque, va ri-definito il lessema che discende dal latino crimen, criminis e significa “accusa, delitto”, e nello stesso tempo ha pure una derivazione semantica dal verbo cerno, che vuol dire “distinguere, chiarire, vagliare, giudicare”, ma altresì “combattere per mezzo delle armi – cernere armis -; come pure “difendere la patria”, cernere pro patria, cernere pro filiis, “combattere per la difesa dei figli”. Di qui, abbiamo due differenti significati: da un lato predomina il significato di “giudicare” ed in questo caso potremmo riferirlo alla valutazione della gravità di un’azione, violenta e feroce, di guerra a danno di qualcuno. Da un altro, il significato prevalente è quello di “difesa”, di “aiuto”, che si esprime all’interno di un conflitto armato.

La difesa dell’autonomia della patria e della salvaguardia della vita dei figli potrebbe implicare anche azioni gravi, che possono definirsi “misfatti” e, di conseguenza, “scelleratezze”, “delitti”, ed infine “crimi- ni”. Ecco, dunque, il ventaglio semantico e concettuale da cui prendere le mosse e cercare di dipanare la matassa, e cioè se “azioni scellerate” possano essere ritenute “crimini di guerra”, perseguibili, di conseguenza, penalmente da un tribunale penale nazionale ed anche internazionale. Allora emerge a tutto tondo la necessità di una definizione e di una regolamentazione che possano portare alla condanna non solo etica ma specialmente penale di tali crudi, immani, feroci comportamenti sia sulle persone che a danno della Natura, del territorio, perché il crimine si commette non solo a danno delle persone ma anche dell’ambiente. Pertanto, appare necessario, ed anche improrogabile, pensare alla formulazione e alla stesura di una legislazione transnazionale che si ponga la questione della perseguibilità penale di qualsiasi misfatto, di qualsiasi violenza truce nei confronti delle persone e nello stesso tempo a danno dell’ ambiente, della Natura nel suo complesso. E gli atti di violenza gratuita e di uso delle armi vietate (per esempio quelle chimiche e al fosforo) sono sotto gli occhi di tutti, non solo quelli che riguardano l’odierno conflitto russo/ucraino, ma anche quelli colpevolmente dimenticati o nascosti quali le guerre nello Yemen, nel Sahel, in Siria, in Libia.

Ma come si fa a prevenire tutte queste scelleratezze criminali? Luigi Ferrajoli così scrive nel suo libro Per una Costituzione della Terra: “Solo imponendo rigide regole e controlli costituzionali ai poteri naturalmente selvaggi della politica e dell’economia”.

Questo progetto contro l’ insensatezza selvaggia del capitalismo della guerra, della cultura delle armi e della distruzione di ogni opposizione critica – cose che constatiamo tutti giorni nei telegiornali, nei talk show, su gran parte dei quotidiani – non pare oggi avere le gambe per camminare, o quanto meno appaiono davvero modeste le forze sociali e culturali impegnate anche su questo versante. Infatti, il movimento pacifista, così come lo abbiamo conosciuto e vissuto negli anni scorsi, sembra non avere quell’impatto sull’opinione pubblica nazionale e mondiale. Tuttavia, è sempre necessario guardare all’opinione pubblica, capirne gli umori, interpretandone le esigenze e i bisogni di cambiamento, di giustizia sociale. Ci stiamo provando ancora una volta e senza cedimenti…☺

 

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