Cedi la strada agli alberi
19 Ottobre 2020
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Cedi la strada agli alberi

Autunno. Quella che ci lasciamo alle spalle è un’estate frugale, che verrà ricordata per la sua diversità rispetto alle nostre abitudini. La riduzione del raggio di movimento in una società obtorto collo globalizzata, ha dato modo di ripensare e talvolta tornare ad un concetto di vacanza che fu. In giorni in cui inevitabilmente le ore di luce si vanno sempre più riducendo, il ricordo delle luminose giornate estive e di ciò che la nostra regione è riuscita a costruire nonostante la pandemia in atto, è un cameo probabilmente irripetibile da consegnare alle generazioni future. “Regalati il Molise, perché il Molise è un regalo speciale”.  Apparentemente potrebbe sembrare una réclame consumata, ma approfondendo ed entrando nel merito dell’iniziativa, ci si accorge come non lo sia affatto. Senza nulla in cambio, la nostra piccola regione ha regalato, in uno dei tanti borghi tipici come San Giovanni in Galdo, le vacanze a chi ha voluto scoprire una regione che il New York Times ha inserito tra le 52 mete del mondo da visitare. Piccolo, lento e ricco di tanto, il Molise si è confermato l’abbraccio dell’ospitalità. Da luglio a settembre sono stati offerti circa 40 soggiorni di una settimana ciascuno, nelle case del suggestivo borgo antico del paese e tutto rigorosamente gratis, per ridare vita ai piccoli e sconosciuti centri e farli scoprire nell’anno zero del turismo, nel quale, come dicevamo, tutti gli schemi tradizionali sono saltati.

Regalati il Molise ha poi creato i presupposti per dare vita ad un’iniziativa nell’iniziativa. Nel corso delle lunghe serate estive galdine si è inserita la festa del Morrutto, giunta ormai alla decima edizione, che ha visto ospiti a San Giovanni nel corso delle quattro serate evento, nell’ordine: Domenico Iannacone, Franco Arminio, Valentina Farinaccio ed Erica Mou.

Ci siamo imbattuti consapevolmente nella serata che ha visto la presenza di Franco Arminio, il quale ha passato giornate molto intense nella nostra regione, spostandosi dal borgo nel quale ha soggiornato verso località limitrofe e trovando nella gente molisana quell’ospitalità, quel quid che gli ha fatto affermare nel corso dell’incontro, di aver trovato in Molise la vitamina M, mutuata dall’accoglienza e l’ospitalità della nostra gente. Arminio è per certi versi anche il personaggio più vicino al vivere molisano. Paesologo per definizione, essendo irpino di Bisaccia e quindi con notevoli assonanze alla nostra realtà provinciale a stretto contatto con la montagna, durante il suo monologo si è a lungo soffermato sulle “mancanze” della politica italiana verso i paesi e le montagne ed in generale verso il Sud. “Nessuno immaginava – ha detto – che il Molise fosse bello, che Matera e la Calabria lo fossero: la categoria con cui veniva rappresentato il Sud era quella dell’arretratezza, pertanto foriero esclusivamente di emigrazione, senza nulla da offrire”.

Durante la serata-colloquio con Arminio, tenuta presso la cavea naturale del campo sportivo locale, il pubblico intervenuto, numerosissimo per la verità, è stato molto variegato, con spettatori provenienti da tutta Italia, soprattutto grazie al progetto ‘Regalati il Molise’. Gallarate, Siena, Modena, Taranto, Matera, Roma, Paola, Lucera, Bologna, solo per citare alcune delle provenienze del pubblico presente. Arminio ha voluto, come fa sempre, giocare con il pubblico, leggendo poesie nell’idioma di qualche volontario chiamato dalla platea e discutendo poi sulla musicalità, sulle assonanze e sulle dissonanze del dialetto di ognuno. Particolarissimo è stato notare come a distanza di pochi chilometri di provenienza, gli idiomi avessero intonazioni completamente diverse, come ad esempio tra San Giovanni in Galdo e i cugini di Toro.

Tra poesie sui luoghi, sull’amore, sulla vita in generale ed aneddoti, la serata è trascorsa senza che ci si accorgesse del tempo. Al termine, Arminio si è come al solito intrattenuto nel consueto baratto di copie del suo libro in cambio di altri testi. Il libro più scambiato è stato chiaramente La cura dello sguardo, la sua opera ultima, concepita nel girovagare per l’Italia e composta all’interno dell’ex osteria del suo papà, oggi riadattata ad abitazione dove Franco vive stabilmente. Tra i brividi di un’ incipiente notte molisana, frizzante anche se in piena estate, attorno ad una comunità finalmente raccolta e valorizzata da parole di sincera stima, tra le varie poesie, una mi ha colpito particolarmente. Una poesia che è anche riflessione finale sullo stato delle cose, un monito sul presente ed un messaggio su ciò a cui bisognerebbe ritornare: “Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’ attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”.☺

 

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