Il 27 ottobre don Luigi Ciotti ha raccolto l'invito di Libera ed è venuto in Molise; per lui una giornata di lavoro intenso, incontri che si susseguivano senza pause, scolaresche, richieste di singoli, presidio contro l'eolico selvaggio ed infine l'appuntamento serale con la cittadinanza. Non ha disatteso le aspettative di nessuno, si è speso con grande generosità, uomo di trincea, don Luigi, e uomo che sa ascoltare. Gli studenti formulavano domande e osservazioni sulla mafia, sulla vita, sul loro futuro e lui concentrato, attento, non ha perso un attimo di quei momenti, ha risposto a tutti con rigore. E così tutto il giorno, in contatto costante con chi aveva di fronte.
Ma io non ho riconosciuto, non ho ritrovato ciò che nella figura di don Ciotti ho sempre visto: l'appassionato propugnatore di una nuova etica di cittadinanza. Da laica, mi aspettavo interventi improntati di più sull'impegno civile, sulla ineludibilità di problematiche pressanti per il nostro territorio. Libera Molise, insieme a tantissime altre associazioni, si sta impegnando molto per la lotta contro l'eolico selvaggio, per il controllo sullo smaltimento dei rifiuti, per l'acqua pubblica. Ebbene, mi sarebbe piaciuto ascoltare parole di incitamento alla società civile ad abbracciare queste cause, a rendersi partecipe dell'elaborazione del proprio futuro, a difendere il proprio territorio. Avrei immaginato interventi sul filo di una costante tensione civile e non un generico richiamo alla responsabilità. Avrei immaginato un discorso incisivo sul reale pericolo di infiltrazioni mafiose nell'affare dei rifiuti, dell'eolico o in qualsivoglia impresa economica che manchi di una precisa regolamentazione.
Ho una personale visione di Libera, la immagino come un grande contenitore di yogurt ricco di fermenti vivi, che si moltiplicano attraverso il contatto. Vorrei che tutti ci lasciassimo contagiare dall'interesse per ciò che condividiamo, per ciò che appartiene all'intera comunità. Vorrei una pandemia.
E avevo pensato che don Luigi avrebbe potuto essere un acceleratore di questo processo, che una voce autorevole come la sua sarebbe stata ascoltata con molta attenzione. ☺
cristina.muccilli@gmail.com
Il 27 ottobre don Luigi Ciotti ha raccolto l'invito di Libera ed è venuto in Molise; per lui una giornata di lavoro intenso, incontri che si susseguivano senza pause, scolaresche, richieste di singoli, presidio contro l'eolico selvaggio ed infine l'appuntamento serale con la cittadinanza. Non ha disatteso le aspettative di nessuno, si è speso con grande generosità, uomo di trincea, don Luigi, e uomo che sa ascoltare. Gli studenti formulavano domande e osservazioni sulla mafia, sulla vita, sul loro futuro e lui concentrato, attento, non ha perso un attimo di quei momenti, ha risposto a tutti con rigore. E così tutto il giorno, in contatto costante con chi aveva di fronte.
Ma io non ho riconosciuto, non ho ritrovato ciò che nella figura di don Ciotti ho sempre visto: l'appassionato propugnatore di una nuova etica di cittadinanza. Da laica, mi aspettavo interventi improntati di più sull'impegno civile, sulla ineludibilità di problematiche pressanti per il nostro territorio. Libera Molise, insieme a tantissime altre associazioni, si sta impegnando molto per la lotta contro l'eolico selvaggio, per il controllo sullo smaltimento dei rifiuti, per l'acqua pubblica. Ebbene, mi sarebbe piaciuto ascoltare parole di incitamento alla società civile ad abbracciare queste cause, a rendersi partecipe dell'elaborazione del proprio futuro, a difendere il proprio territorio. Avrei immaginato interventi sul filo di una costante tensione civile e non un generico richiamo alla responsabilità. Avrei immaginato un discorso incisivo sul reale pericolo di infiltrazioni mafiose nell'affare dei rifiuti, dell'eolico o in qualsivoglia impresa economica che manchi di una precisa regolamentazione.
Ho una personale visione di Libera, la immagino come un grande contenitore di yogurt ricco di fermenti vivi, che si moltiplicano attraverso il contatto. Vorrei che tutti ci lasciassimo contagiare dall'interesse per ciò che condividiamo, per ciò che appartiene all'intera comunità. Vorrei una pandemia.
E avevo pensato che don Luigi avrebbe potuto essere un acceleratore di questo processo, che una voce autorevole come la sua sarebbe stata ascoltata con molta attenzione. ☺
Il 27 ottobre don Luigi Ciotti ha raccolto l'invito di Libera ed è venuto in Molise; per lui una giornata di lavoro intenso, incontri che si susseguivano senza pause, scolaresche, richieste di singoli, presidio contro l'eolico selvaggio ed infine l'appuntamento serale con la cittadinanza. Non ha disatteso le aspettative di nessuno, si è speso con grande generosità, uomo di trincea, don Luigi, e uomo che sa ascoltare. Gli studenti formulavano domande e osservazioni sulla mafia, sulla vita, sul loro futuro e lui concentrato, attento, non ha perso un attimo di quei momenti, ha risposto a tutti con rigore. E così tutto il giorno, in contatto costante con chi aveva di fronte.
Ma io non ho riconosciuto, non ho ritrovato ciò che nella figura di don Ciotti ho sempre visto: l'appassionato propugnatore di una nuova etica di cittadinanza. Da laica, mi aspettavo interventi improntati di più sull'impegno civile, sulla ineludibilità di problematiche pressanti per il nostro territorio. Libera Molise, insieme a tantissime altre associazioni, si sta impegnando molto per la lotta contro l'eolico selvaggio, per il controllo sullo smaltimento dei rifiuti, per l'acqua pubblica. Ebbene, mi sarebbe piaciuto ascoltare parole di incitamento alla società civile ad abbracciare queste cause, a rendersi partecipe dell'elaborazione del proprio futuro, a difendere il proprio territorio. Avrei immaginato interventi sul filo di una costante tensione civile e non un generico richiamo alla responsabilità. Avrei immaginato un discorso incisivo sul reale pericolo di infiltrazioni mafiose nell'affare dei rifiuti, dell'eolico o in qualsivoglia impresa economica che manchi di una precisa regolamentazione.
Ho una personale visione di Libera, la immagino come un grande contenitore di yogurt ricco di fermenti vivi, che si moltiplicano attraverso il contatto. Vorrei che tutti ci lasciassimo contagiare dall'interesse per ciò che condividiamo, per ciò che appartiene all'intera comunità. Vorrei una pandemia.
E avevo pensato che don Luigi avrebbe potuto essere un acceleratore di questo processo, che una voce autorevole come la sua sarebbe stata ascoltata con molta attenzione. ☺
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