Ogni mese giungono dati sulla crisi sempre più drammatici: nel 2012 solo in Molise la Cig è aumentata, rispetto all'anno precedente, del 101,91%: un dato, questo, che risulta essere in assoluto il più alto in Italia. Disarticolando il dato per settore si registrano aumenti altrettanto preoccupanti: legno +302,77%; alimentari +1.159,91%; meccaniche + 182,05%; vestiario, abbigliamento e arredamento + 46,88%; chimiche + 98,32%; pelli e cuoio + 212,39%; edile + 345,31%.
Anche il numero di aziende che ha richiesto la Cigs è aumentato del 27,78%: il dato peggiore del Paese dopo la Sicilia. La stessa Cassa Integrazione Guadagni in Deroga, che è cresciuta del 62,77%, ha superato tutte le regioni italiane ad esclusione dell'area territoriale della Sicilia.
Ad aggravare la situazione vi è il permanere di criticità di ordine strutturale. Queste possono essere così individuate:
– limitatezza dei fondi ministeriali per gli ammortizzatori in deroga previsti per il 2013 (4.930.998,87 che, sommati al primo acconto, non supereranno i 10 milioni di euro); viceversa, il fabbisogno regionale risulta essere pari a 31.886.979,34;
– mancato rinnovo della convenzione tra la Regione Molise e il sistema bancario scaduto il 31/12/2012: tale strumento è di fondamentale importanza, in quanto consente l'anticipazione della Cassa Integrazione Straordinaria anche in deroga. Un provvedimento, senza il quale, i cittadini colpiti dalla crisi rischieranno di rimanere per diversi mesi senza reddito;
– mancanza di un fondo di solidarietà per sostenere i cittadini con più di 55 anni che risultano essere privi di ammortizzatori;
– formazione debole e non monitorata: troppi lavoratori in Cig e in Mobilità continuano a non essere inseriti nei percorsi di formazione professionale; si impone, inoltre, un’analisi rigorosa del rapporto costi benefici rispetto agli esiti occupazionali derivanti dagli interventi posti in atto;
– auto-imprenditorialità: urge maggiore celerità nell'emanazione dei bandi di auto-impiego; nel contempo, il finanziamento dei progetti approvati deve essere celere, se non si vuol mettere a rischio l'attività delle imprese ancor prima che entrino in produzione;
– scarso monitoraggio e sostegno delle attività produttive, onde verificare la congruenza degli investimenti in termini di innovazione dei processi e dei prodotti: un’attenzione, questa, che va rivolta soprattutto alla piccola e media impresa.
La condizione del Molise si innesta su una crisi nazionale gravissima e dai risvolti incerti: basti pensare che da quindici anni non si registra un aumento della produttività, mentre, nel contempo, il profitto è stato dirottato sulle rendite finanziarie ed immobiliari. Sul versante del lavoro si è raggiunto, in pochi anni, un miliardo di ore di cassa integrazione; le stesse politiche liberiste hanno consentito l'assolutizzazione della flessibilità testimoniata dalla presenza di un numero di lavoratori precari, talmente ampio, da superare i contratti a tempo indeterminato. Nello specifico, in riferimento ai rapporti di lavoro attivati nel 2° trimestre 2012, si hanno: 1.965.257 contratti a tempo determinato; 195.302 contratti di collaborazione; 79.757 contratti di apprendistato. Viceversa i contratti a tempo indeterminato risultano essere solo 473.166.
Dinanzi a questi dati l'intera classe dirigente deve acquisire la consapevolezza della drammaticità del momento: una dimensione che impone di rivedere le strategie di intervento rispetto ad un declino che rischia di divenire irreversibile. ☺
a.miccoli@cgilmolise.it
Ogni mese giungono dati sulla crisi sempre più drammatici: nel 2012 solo in Molise la Cig è aumentata, rispetto all'anno precedente, del 101,91%: un dato, questo, che risulta essere in assoluto il più alto in Italia. Disarticolando il dato per settore si registrano aumenti altrettanto preoccupanti: legno +302,77%; alimentari +1.159,91%; meccaniche + 182,05%; vestiario, abbigliamento e arredamento + 46,88%; chimiche + 98,32%; pelli e cuoio + 212,39%; edile + 345,31%.
Anche il numero di aziende che ha richiesto la Cigs è aumentato del 27,78%: il dato peggiore del Paese dopo la Sicilia. La stessa Cassa Integrazione Guadagni in Deroga, che è cresciuta del 62,77%, ha superato tutte le regioni italiane ad esclusione dell'area territoriale della Sicilia.
Ad aggravare la situazione vi è il permanere di criticità di ordine strutturale. Queste possono essere così individuate:
– limitatezza dei fondi ministeriali per gli ammortizzatori in deroga previsti per il 2013 (4.930.998,87 che, sommati al primo acconto, non supereranno i 10 milioni di euro); viceversa, il fabbisogno regionale risulta essere pari a 31.886.979,34;
– mancato rinnovo della convenzione tra la Regione Molise e il sistema bancario scaduto il 31/12/2012: tale strumento è di fondamentale importanza, in quanto consente l'anticipazione della Cassa Integrazione Straordinaria anche in deroga. Un provvedimento, senza il quale, i cittadini colpiti dalla crisi rischieranno di rimanere per diversi mesi senza reddito;
– mancanza di un fondo di solidarietà per sostenere i cittadini con più di 55 anni che risultano essere privi di ammortizzatori;
– formazione debole e non monitorata: troppi lavoratori in Cig e in Mobilità continuano a non essere inseriti nei percorsi di formazione professionale; si impone, inoltre, un’analisi rigorosa del rapporto costi benefici rispetto agli esiti occupazionali derivanti dagli interventi posti in atto;
– auto-imprenditorialità: urge maggiore celerità nell'emanazione dei bandi di auto-impiego; nel contempo, il finanziamento dei progetti approvati deve essere celere, se non si vuol mettere a rischio l'attività delle imprese ancor prima che entrino in produzione;
– scarso monitoraggio e sostegno delle attività produttive, onde verificare la congruenza degli investimenti in termini di innovazione dei processi e dei prodotti: un’attenzione, questa, che va rivolta soprattutto alla piccola e media impresa.
La condizione del Molise si innesta su una crisi nazionale gravissima e dai risvolti incerti: basti pensare che da quindici anni non si registra un aumento della produttività, mentre, nel contempo, il profitto è stato dirottato sulle rendite finanziarie ed immobiliari. Sul versante del lavoro si è raggiunto, in pochi anni, un miliardo di ore di cassa integrazione; le stesse politiche liberiste hanno consentito l'assolutizzazione della flessibilità testimoniata dalla presenza di un numero di lavoratori precari, talmente ampio, da superare i contratti a tempo indeterminato. Nello specifico, in riferimento ai rapporti di lavoro attivati nel 2° trimestre 2012, si hanno: 1.965.257 contratti a tempo determinato; 195.302 contratti di collaborazione; 79.757 contratti di apprendistato. Viceversa i contratti a tempo indeterminato risultano essere solo 473.166.
Dinanzi a questi dati l'intera classe dirigente deve acquisire la consapevolezza della drammaticità del momento: una dimensione che impone di rivedere le strategie di intervento rispetto ad un declino che rischia di divenire irreversibile. ☺
Ogni mese giungono dati sulla crisi sempre più drammatici: nel 2012 solo in Molise la Cig è aumentata, rispetto all'anno precedente, del 101,91%: un dato, questo, che risulta essere in assoluto il più alto in Italia. Disarticolando il dato per settore si registrano aumenti altrettanto preoccupanti: legno +302,77%; alimentari +1.159,91%; meccaniche + 182,05%; vestiario, abbigliamento e arredamento + 46,88%; chimiche + 98,32%; pelli e cuoio + 212,39%; edile + 345,31%.
Anche il numero di aziende che ha richiesto la Cigs è aumentato del 27,78%: il dato peggiore del Paese dopo la Sicilia. La stessa Cassa Integrazione Guadagni in Deroga, che è cresciuta del 62,77%, ha superato tutte le regioni italiane ad esclusione dell'area territoriale della Sicilia.
Ad aggravare la situazione vi è il permanere di criticità di ordine strutturale. Queste possono essere così individuate:
– limitatezza dei fondi ministeriali per gli ammortizzatori in deroga previsti per il 2013 (4.930.998,87 che, sommati al primo acconto, non supereranno i 10 milioni di euro); viceversa, il fabbisogno regionale risulta essere pari a 31.886.979,34;
– mancato rinnovo della convenzione tra la Regione Molise e il sistema bancario scaduto il 31/12/2012: tale strumento è di fondamentale importanza, in quanto consente l'anticipazione della Cassa Integrazione Straordinaria anche in deroga. Un provvedimento, senza il quale, i cittadini colpiti dalla crisi rischieranno di rimanere per diversi mesi senza reddito;
– mancanza di un fondo di solidarietà per sostenere i cittadini con più di 55 anni che risultano essere privi di ammortizzatori;
– formazione debole e non monitorata: troppi lavoratori in Cig e in Mobilità continuano a non essere inseriti nei percorsi di formazione professionale; si impone, inoltre, un’analisi rigorosa del rapporto costi benefici rispetto agli esiti occupazionali derivanti dagli interventi posti in atto;
– auto-imprenditorialità: urge maggiore celerità nell'emanazione dei bandi di auto-impiego; nel contempo, il finanziamento dei progetti approvati deve essere celere, se non si vuol mettere a rischio l'attività delle imprese ancor prima che entrino in produzione;
– scarso monitoraggio e sostegno delle attività produttive, onde verificare la congruenza degli investimenti in termini di innovazione dei processi e dei prodotti: un’attenzione, questa, che va rivolta soprattutto alla piccola e media impresa.
La condizione del Molise si innesta su una crisi nazionale gravissima e dai risvolti incerti: basti pensare che da quindici anni non si registra un aumento della produttività, mentre, nel contempo, il profitto è stato dirottato sulle rendite finanziarie ed immobiliari. Sul versante del lavoro si è raggiunto, in pochi anni, un miliardo di ore di cassa integrazione; le stesse politiche liberiste hanno consentito l'assolutizzazione della flessibilità testimoniata dalla presenza di un numero di lavoratori precari, talmente ampio, da superare i contratti a tempo indeterminato. Nello specifico, in riferimento ai rapporti di lavoro attivati nel 2° trimestre 2012, si hanno: 1.965.257 contratti a tempo determinato; 195.302 contratti di collaborazione; 79.757 contratti di apprendistato. Viceversa i contratti a tempo indeterminato risultano essere solo 473.166.
Dinanzi a questi dati l'intera classe dirigente deve acquisire la consapevolezza della drammaticità del momento: una dimensione che impone di rivedere le strategie di intervento rispetto ad un declino che rischia di divenire irreversibile. ☺
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