Democrazia senza popolo
Norberto Bobbio, grande giurista, filosofo e studioso della democrazia e dei diritti, ha affermato molto esplicitamente che nelle democrazie occidentali è in atto una totale inversione del rapporto fra “controllori e controllati, poiché attraverso l’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione di massa ormai gli eletti controllano gli elettori”. Il pericolo effettivo riguarda il supremo valore della libertà che viene intaccato nella sua sfera più delicata, importante e irrinunciabile, quella della autonomia intellettuale dei cittadini. Esempio di disinformazione imperante nei mezzi di comunicazione di massa, in questi ultimi anni, la grande campagna di stampa e televisiva a favore delle inutili spese militari.
Malgrado questa propaganda la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è contraria alla guerra e all’aumento delle spese militari, preferendo in modo assoluto l’aumento delle spese per sanità, istruzione e ambito sociale, invece nelle scelte politiche i governanti italiani vogliono fare, e fanno, l’esatto contrario, tagliano le spese sociali e aumentano, e ora lo faranno ancora di più, sconsideratamente, le spese militari. Come può una comunità che si autodefinisce democratica prosperare senza rispettare e applicare, nelle scelte, le opinioni della maggioranza dei suoi cittadini, senza un orizzonte collettivo di pace, convivenza e benessere che dia significato e coerenza al vivere sociale?
Nella realtà gli schieramenti politici che sembrano, o si propongono come alternativi, praticano le stesse politiche di aumento delle spese militari; i cittadini, contrari alle politiche militariste, sono scoraggiati a partecipare alle attività democratiche, ai dibattiti e ad andare a votare, perché ritengono che comunque vada, i politici “decidono senza tenere conto della loro opinione”.
Stato e istituzioni si sono trasformati in dispositivi di sola gestione economica, che significa considerare i cittadini solo come consumatori o come capitale umano da sfruttare. Dopo il risultato del mancato quorum al referendum lo sfruttamento aumenterà!
Per contrastare questa situazione è necessario che si realizzi la condizione necessaria per far funzionare effettivamente e in modo incisivo la democrazia: avere a disposizione mezzi di comunicazione indipendenti, plurali e veritieri, che è oggettivamente difficile, visto che attualmente i mezzi di comunicazione di massa, televisivi e giornali sono in mano agli stessi che controllano e fanno profitti con l’industria bellica.
È molto interessante notare come la “madre di tutte le battaglie”, quella della lotta contro la disuguaglianza sociale, negli ultimi anni, non ha portato a grandi risultati, malgrado le nobili premesse programmatiche presenti nel dettato costituzionale. Sono proprio gli appartenenti alle classi sociali più povere a non partecipare più al voto; l’astensionismo rivela, ad un’analisi critica, il suo carattere fortemente classista finendo per ricadere e coinvolgere, in numero sempre maggiore, i ceti deboli, precari e disagiati della società, in quell’enorme spazio pubblico rappresentato dalle periferie non solo urbane ma soprattutto economico-sociali e politico-culturali.
Ed è da quel punto esatto del corpo della democrazia repubblicana che sono andati emergendo i cosiddetti sovranismi a trazione post o neofascista che non rappresentano la causa della crisi democratica ma il più grave sintomo manifesto. Chiaro risulta essere il dato di fatto che la vera malattia di cui soffrono le democrazie non è il populismo in sé, quanto piuttosto la profonda crisi dello Stato sociale. In questa situazione i sempre più numerosi “perdenti della globalizzazione” si sono sentiti traditi reagendo con il diffuso comune sentire della inutilità della partecipazione e del voto.
Ma la democrazia non è possibile senza l’effettiva partecipazione dei cittadini e senza spazio di comunicazione libera, non manipolata e un agire politico consapevole. Si deve contrastare la trasformazione degli Stati e delle istituzioni in dispositivi burocratici di sola gestione economica, per giunta ispirata a politiche di privatizzazione e austerità, cosa che in realtà è avvenuta negli ultimi decenni. In primo luogo è fondamentale invertire la rotta e tornare a favorire la crescita sociale e egualitaria.
Il padre del liberalismo, Adam Smith sosteneva: “Nessuna società può essere fiorente e felice se la maggior parte dei suoi membri è povera e miserabile”. Solo se si torna a pensare a una società “fiorente e felice” attraverso il benessere diffuso si potrà sperare in una vera democrazia partecipata, in cui si riducano le disuguaglianze, causate dalle politiche di austerità volute da tutti i governi fin da quando fu tolta la scala mobile, che ha determinato il solo risultato che in Italia ci sono gli stipendi più bassi tra le nazioni più ricche.☺
