Una recente inchiesta svolta dalla Banca d’Italia ha evidenziato ciò che sapevamo un po’ tutti, ma non avevamo le prove e l’autorevolezza per dirlo: la metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.000 euro al mese.
Ma l’indagine non si ferma qui. Cerca di capire come è distribuita la ricchezza e viene fuori che il 10 % delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (era il 45,7% nel 2010) e che le famiglie più povere sono aumentate dal 2,8% del 2010 al 4,1%. Anche la povertà pseudoassoluta è aumentata, nello stesso periodo, dal 14% al 16%.
Questi dati mettono nero su bianco che a pagare la cisi sono coloro che hanno meno, ma non ci stupisce, c’eravamo accorti anche di questo. Come ci eravamo resi conto che “un povero su tre è immigrato”.
E mentre la coscienza critica spinge a chiedersi il perché di tale ingiustizia sociale ed economica lo sguardo si posa sul bel Molise, così piccolo da poter conoscere di persona ogni singolo contribuente, riconoscere persino l’odore dei suoi soldi quando li si maneggia. Le realtà più piccole, a volte, servono proprio per capire meglio le dinamiche che animano la società a livelli più ampi. Così salta all’occhio che nella stessa seduta di giunta regionale, a dicembre 2013, sono state approvate, tra le altre, due delibere: la 696 e la 699, la prima riguarda il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazioni e la seconda il conferimento incarichi dei direttori d’area.
Nel primo caso occorreva assegnare con urgenza i contributi a favore di categorie sociali deboli per il sostegno al pagamento del canone di locazione delle abitazioni. “Accertato che il complessivo fabbisogno finanziario richiesto dai comuni per sostenere il pagamento dei canoni di locazione è pari a 1.789.314,15 euro, per l’anno 2012” è stato concesso in tutto 80.187,40 destinando tale somma ai due capoluoghi, che pure avrebbero avuto bisogno di circa 822 mila euro. La somma irrisoria a disposizione della regione Molise è frutto di una forte riduzione operata dal fondo nazionale e così la giunta non ha potuto assecondare le legittime richieste avanzate dai comuni, ma si è limitata a concedere l’obolo a Campobasso e Isernia, gli altri si arrangeranno come hanno sempre fatto.
Passiamo all’altra delibera. Qui vengono nominati i quattro direttori d’area e viene, ovviamente, stabilito anche il trattamento economico ad essi riservato. Ognuno di loro avrà diritto: al trattamento tabellare previsto dai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale con qualifica dirigenziale del comparto Regioni-Autonomie locali; la retribuzione di risultato nella misura annualmente determinata, secondo i sistemi di valutazione, per i direttori di servizio ed una retribuzione accessoria di posizione nella misura di € 50.000 (ovviamente a testa).
E così il piccolo Molise mi ha aiutata a capire come nasce la disuguaglianza sociale: da un lato famiglie a cui viene negato il sostegno per il pagamento dei canoni d’affitto, dall’altro dirigenti della pubblica amministrazione per i quali occorre individuare le risorse per garantire la retribuzione accessoria.
Mi piacerebbe scoprire se anche i componenti della giunta si siano posti queste domande mentre firmavano le delibere, sicuramente rattristandosi per l’esiguità dei fondi disponibili, e mi farebbe ancora più piacere conoscere le risposte che si sono dati; se da tali input verrà fuori una diversa impostazione di gestione dell’economia regionale, così da garantire dignità a chi tira a campare con 400 euro al mese.
Senza neanche far di conto, si vede che la sola retribuzione accessoria dei 4 direttori d’area è molto più del doppio della somma messa a disposizione per il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. E, quel che è peggio, questo è solo un esempio. Ecco come nasce la concentrazione della ricchezza in poche mani. Ora cerchiamo di capire come evitarlo. ☺
Una recente inchiesta svolta dalla Banca d’Italia ha evidenziato ciò che sapevamo un po’ tutti, ma non avevamo le prove e l’autorevolezza per dirlo: la metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.000 euro al mese.
Ma l’indagine non si ferma qui. Cerca di capire come è distribuita la ricchezza e viene fuori che il 10 % delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (era il 45,7% nel 2010) e che le famiglie più povere sono aumentate dal 2,8% del 2010 al 4,1%. Anche la povertà pseudoassoluta è aumentata, nello stesso periodo, dal 14% al 16%.
Questi dati mettono nero su bianco che a pagare la cisi sono coloro che hanno meno, ma non ci stupisce, c’eravamo accorti anche di questo. Come ci eravamo resi conto che “un povero su tre è immigrato”.
E mentre la coscienza critica spinge a chiedersi il perché di tale ingiustizia sociale ed economica lo sguardo si posa sul bel Molise, così piccolo da poter conoscere di persona ogni singolo contribuente, riconoscere persino l’odore dei suoi soldi quando li si maneggia. Le realtà più piccole, a volte, servono proprio per capire meglio le dinamiche che animano la società a livelli più ampi. Così salta all’occhio che nella stessa seduta di giunta regionale, a dicembre 2013, sono state approvate, tra le altre, due delibere: la 696 e la 699, la prima riguarda il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazioni e la seconda il conferimento incarichi dei direttori d’area.
Nel primo caso occorreva assegnare con urgenza i contributi a favore di categorie sociali deboli per il sostegno al pagamento del canone di locazione delle abitazioni. “Accertato che il complessivo fabbisogno finanziario richiesto dai comuni per sostenere il pagamento dei canoni di locazione è pari a 1.789.314,15 euro, per l’anno 2012” è stato concesso in tutto 80.187,40 destinando tale somma ai due capoluoghi, che pure avrebbero avuto bisogno di circa 822 mila euro. La somma irrisoria a disposizione della regione Molise è frutto di una forte riduzione operata dal fondo nazionale e così la giunta non ha potuto assecondare le legittime richieste avanzate dai comuni, ma si è limitata a concedere l’obolo a Campobasso e Isernia, gli altri si arrangeranno come hanno sempre fatto.
Passiamo all’altra delibera. Qui vengono nominati i quattro direttori d’area e viene, ovviamente, stabilito anche il trattamento economico ad essi riservato. Ognuno di loro avrà diritto: al trattamento tabellare previsto dai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale con qualifica dirigenziale del comparto Regioni-Autonomie locali; la retribuzione di risultato nella misura annualmente determinata, secondo i sistemi di valutazione, per i direttori di servizio ed una retribuzione accessoria di posizione nella misura di € 50.000 (ovviamente a testa).
E così il piccolo Molise mi ha aiutata a capire come nasce la disuguaglianza sociale: da un lato famiglie a cui viene negato il sostegno per il pagamento dei canoni d’affitto, dall’altro dirigenti della pubblica amministrazione per i quali occorre individuare le risorse per garantire la retribuzione accessoria.
Mi piacerebbe scoprire se anche i componenti della giunta si siano posti queste domande mentre firmavano le delibere, sicuramente rattristandosi per l’esiguità dei fondi disponibili, e mi farebbe ancora più piacere conoscere le risposte che si sono dati; se da tali input verrà fuori una diversa impostazione di gestione dell’economia regionale, così da garantire dignità a chi tira a campare con 400 euro al mese.
Senza neanche far di conto, si vede che la sola retribuzione accessoria dei 4 direttori d’area è molto più del doppio della somma messa a disposizione per il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. E, quel che è peggio, questo è solo un esempio. Ecco come nasce la concentrazione della ricchezza in poche mani. Ora cerchiamo di capire come evitarlo. ☺
Una recente inchiesta svolta dalla Banca d’Italia ha evidenziato ciò che sapevamo un po’ tutti, ma non avevamo le prove e l’autorevolezza per dirlo: la metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.000 euro al mese.
Una recente inchiesta svolta dalla Banca d’Italia ha evidenziato ciò che sapevamo un po’ tutti, ma non avevamo le prove e l’autorevolezza per dirlo: la metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.000 euro al mese.
Ma l’indagine non si ferma qui. Cerca di capire come è distribuita la ricchezza e viene fuori che il 10 % delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (era il 45,7% nel 2010) e che le famiglie più povere sono aumentate dal 2,8% del 2010 al 4,1%. Anche la povertà pseudoassoluta è aumentata, nello stesso periodo, dal 14% al 16%.
Questi dati mettono nero su bianco che a pagare la cisi sono coloro che hanno meno, ma non ci stupisce, c’eravamo accorti anche di questo. Come ci eravamo resi conto che “un povero su tre è immigrato”.
E mentre la coscienza critica spinge a chiedersi il perché di tale ingiustizia sociale ed economica lo sguardo si posa sul bel Molise, così piccolo da poter conoscere di persona ogni singolo contribuente, riconoscere persino l’odore dei suoi soldi quando li si maneggia. Le realtà più piccole, a volte, servono proprio per capire meglio le dinamiche che animano la società a livelli più ampi. Così salta all’occhio che nella stessa seduta di giunta regionale, a dicembre 2013, sono state approvate, tra le altre, due delibere: la 696 e la 699, la prima riguarda il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazioni e la seconda il conferimento incarichi dei direttori d’area.
Nel primo caso occorreva assegnare con urgenza i contributi a favore di categorie sociali deboli per il sostegno al pagamento del canone di locazione delle abitazioni. “Accertato che il complessivo fabbisogno finanziario richiesto dai comuni per sostenere il pagamento dei canoni di locazione è pari a 1.789.314,15 euro, per l’anno 2012” è stato concesso in tutto 80.187,40 destinando tale somma ai due capoluoghi, che pure avrebbero avuto bisogno di circa 822 mila euro. La somma irrisoria a disposizione della regione Molise è frutto di una forte riduzione operata dal fondo nazionale e così la giunta non ha potuto assecondare le legittime richieste avanzate dai comuni, ma si è limitata a concedere l’obolo a Campobasso e Isernia, gli altri si arrangeranno come hanno sempre fatto.
Passiamo all’altra delibera. Qui vengono nominati i quattro direttori d’area e viene, ovviamente, stabilito anche il trattamento economico ad essi riservato. Ognuno di loro avrà diritto: al trattamento tabellare previsto dai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale con qualifica dirigenziale del comparto Regioni-Autonomie locali; la retribuzione di risultato nella misura annualmente determinata, secondo i sistemi di valutazione, per i direttori di servizio ed una retribuzione accessoria di posizione nella misura di € 50.000 (ovviamente a testa).
E così il piccolo Molise mi ha aiutata a capire come nasce la disuguaglianza sociale: da un lato famiglie a cui viene negato il sostegno per il pagamento dei canoni d’affitto, dall’altro dirigenti della pubblica amministrazione per i quali occorre individuare le risorse per garantire la retribuzione accessoria.
Mi piacerebbe scoprire se anche i componenti della giunta si siano posti queste domande mentre firmavano le delibere, sicuramente rattristandosi per l’esiguità dei fondi disponibili, e mi farebbe ancora più piacere conoscere le risposte che si sono dati; se da tali input verrà fuori una diversa impostazione di gestione dell’economia regionale, così da garantire dignità a chi tira a campare con 400 euro al mese.
Senza neanche far di conto, si vede che la sola retribuzione accessoria dei 4 direttori d’area è molto più del doppio della somma messa a disposizione per il fondo sociale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. E, quel che è peggio, questo è solo un esempio. Ecco come nasce la concentrazione della ricchezza in poche mani. Ora cerchiamo di capire come evitarlo. ☺
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