Discutiamo di acqua
L’evento organizzato da la fonte durante il mese di novembre dal titolo “Acqua – Quale futuro?” ha mostrato ancora una volta la necessità di riportare tra i cittadini il dibattito pubblico su questioni di interesse generale. Ha rappresentato un appuntamento molto importante. Importante perché giornate come queste servono per aprire una riflessione responsabile e un confronto costruttivo su un tema tanto delicato quale è quello dell’acqua.
Come mai nella sovraesposizione mediatica dei singoli interventi dei governanti non si sente parlare di una sola cifra riguardante l’acqua? Eppure, l’acqua, essendo un bene comune che richiede un’ assunzione di responsabilità politica e civica, necessita di un confronto costante e continuo attraverso una comunicazione che abbia la capacità di informare ma allo stesso tempo elaborare idee e discuterle.
C’è un vuoto di comunicazione in questo momento storico, anche se si fa tanto parlare di società della comunicazione. In verità manca il momento della elaborazione, della discussione che contribuisca a una crescita della società civile attraverso l’interazione con gli altri e la partecipazione creativa alla formulazione delle idee che passano per la conoscenza. C’è la necessità di ricostruire forme di democrazia dal basso e organizzata sul territorio perché queste responsabilizzano i cittadini diffondendo la consapevolezza del senso di poter cambiare le cose ma contemporaneamente anche il senso della responsabilità.
Una necessità ancora più sentita se pensiamo all’acqua. L’acqua che diventa tema cruciale per il governo del mondo, bene simbolico che evoca in forma radicale l’eterna lotta tra interesse pubblico e interessi privati. In ogni tempo, civiltà e gestione dell’acqua si identificano. Non è un caso che nella legge che istituisce l’ente di governo dell’acqua del Molise è prevista una partecipazione diretta dei cittadini attraverso la costituzione della consulta idrica. Prevista sì, ma rimasta su carta perché mai concretizzata.
C’è la necessità di un coinvolgimento diretto dei cittadini. In Molise, regione notoriamente ricca di acqua, gli effetti del cambiamento climatico non hanno certamente stimolato un cambio di prospettiva volto a tutelare la risorsa – patrimonio di cui tutti ci siamo fatti un vanto – con una corresponsabilizzazione della comunità. Eppure il tempo che viviamo imporrebbe la consapevolezza della necessità di un mutamento di paradigma. Idea emersa con convinzione dai partecipanti alla tavola rotonda.
Il cambiamento climatico, oramai lasciato da parte da una politica miope, sta avendo effetti drammatici sulla disponibilità delle risorse idriche nelle regioni del Sud. Gli effetti sono evidenti e visibili su laghi, fiumi ed invasi. Purtroppo le precipitazioni risultano sempre più irregolari, spesso con eventi estremi e distruttivi. La riduzione dell’ innevamento contribuisce ulteriormente a descrivere una situazione preoccupante. Durante i periodi di siccità, i ripetuti comunicati stampa, che annunciano sospensioni del flusso idrico, e i richiami a un uso razionale della risorsa, descrivono uno scenario compromettente quanto a sicurezza idrica, produzione agricola e salute degli ecosistemi. L’erosione e il franamento dei terreni montani, per effetto dell’insufficienza di apprestamenti idrogeologici idonei alla disciplina delle acque piovane, sono un problema rilevante che interessa la maggior parte del territorio. La sistemazione idraulica agraria è esigenza di vita della gran parte della terra.
In questo contesto, dove il potere dell’acqua alimenta disuguaglianze e forti contrapposizioni, il confronto politico non può essere animato da una questione elementare quale è quella se dare oppure no ulteriore acqua ai nostri vicini pugliesi, abruzzesi e campani.
L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dal cui equilibrio dipende il futuro degli esseri viventi. L’utilizzo dell’acqua va gestito salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un patrimonio ambientale integro. Serve una strategia generale che permetta di programmare l’uso dell’acqua e servono misure urgenti per salvare il patrimonio acquifero attraverso la riduzione delle perdite, il riuso delle acque reflue, il controllo delle falde per contrastare la subsidenza e l’intrusione salina, le azioni di deimpermeabilizzazione urbana. Pertanto i quesiti da porsi sono ben più complessi.
Di quanta acqua disporremo in un prossimo futuro? Come proteggere i luoghi di accumulo e conservazione dell’acqua? Come garantire non solo la quantità, ma anche la qualità della nostra acqua? Quanta acqua è necessaria per gli usi civici dei molisani, per la nostra economia e per la nostra agricoltura? Alla luce di tutto ciò, l’acqua torni centrale nel dibattito politico attraverso iniziative civiche, perché “Non c’è più tempo!”
L’auspicio è che questo evento possa trasformarsi in una futura partecipazione attiva dei cittadini al processo di governo della nostra risorsa più preziosa e stimoli il risveglio della consapevolezza di poter incidere sui processi decisionali grazie all’acquisizione di informazioni, incontri e confronti pubblici, e l’elaborazione di idee.☺
