Disturbate il conducente
29 Maggio 2021
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Disturbate il conducente

Lettera aperta a nuora perché suocera intenda

Avrei voluto rivolgermi direttamente al presidente della giunta regionale Donato Toma ma francamente non mi “sfilavano” né il pensiero né la penna. Posso solo sperare che qualcuno gliela legga. Mi sono convinto che il presidente sia semplicemente un’arma di distrazione di massa, messo lì da un’ammucchiata di liste fameliche con un unico obiettivo: impossessarsi del palazzo. E lui almeno questo l’ha capito così bene che ora per vendicarsi gioca con i suoi consiglieri come il gatto con il topo. Li promuove assessori “esterni” per dar da mangiare ai non eletti subentrati in consiglio, poi degrada gli assessori e questi sono costretti a spingere fuori gli ultimi arrivati per riaccaparrarsi il posto a tavola. Intanto Toma, affacciatosi alla finestra, chiama il primo che passa e lo nomina assessore unico per l’ approvazione del bilancio. Poi fischia perché tornino gli assessori e questi felici e contenti risalgono le scale del palazzo. Per tenerli sul filo del rasoio, resosi conto che scarseggiavano i numeri per rimanere a galla, butta fuori uno e getta l’osso a una che fino ad allora aveva scartata. E questa, tale Filomena Calenda, ora è convinta che grazie a lei il Molise si risolleverà.

Morale da tener presente per le prossime elezioni: senza un programma e senza persone sperimentate, si può vincere ma non governare e quindi anziché servire si asservisce. Quando ciò accade non è per merito loro ma per demerito di noi elettori.

Avrei voluto spiegare al presidente della giunta che la libertà di informazione è una necessità anzitutto per il potere. Il nostro motto è: “si possono avere amici al governo ma non governi amici”. O l’ informazione è controparte di qualunque potere oppure, finendo per mangiare nello stesso piatto, diventa problematico contestare le portate, al massimo si grugnisce quando il piatto sta per svuotarsi! Non sta a me giudicare se nel Molise l’informazione sta facendo il suo dovere ma a vedere interviste “zer- bino”, a leggere resoconti da addetti stampa qualche dubbio mi sorge. C’è la giusta paura di richieste di risarcimenti milionari se si toccano i “mammasantissima” della politica molisana, c’è il timore di mettersi contro chi poi troverà mille modi di vendicarsi rivolgendosi all’ossequioso editore che, per denaro, è sempre prossimo al potere. E allora la libertà diventa un lusso da sfogare con i deboli e i poveri disgraziati.

Periodicamente circolano in clandestinità scritti anonimi a firma di tale Livia Bonetti, certamente quinta colonna tutta interna ai giochi del potere dominante. Comprendo il silenzio del presidente Toma, facile alla denuncia con altri malcapitati, perché un suo esposto costringerebbe la procura della repubblica a indagare e magari scoprire parecchi scheletri negli armadi, ma non capisco perché la magistratura, davanti a ipotesi di reato ben circostanziati, non apra fascicoli su fascicoli alla ricerca della verità. Non comprendo invece perché Donato Toma non abbia ancora sguinzagliato il fido Tiberio per massacrare chi si nasconde dietro Livia Bonetti, visto che per molto meno questi è entrato in rotta di collisione con un giovane che, suo malgrado, stava ascoltando un amico esprimere giudizi poco lusinghieri sull’operato del suo presidente. Ha finito per dar ragione al proverbio che in italiano maccheronico suona: “cane pellicciataro porta sempre la pelle concia”. Di fronte ad insulti esiste la legittima difesa della denuncia, altre strade sicuramente fanno passare dalla parte del torto (lo dico anche per la mia incolumità!).

Morale per le prossime elezioni: favorire, non reprimere la libera informazione. Il confronto serrato, anche duro, è sempre a vantaggio della democrazia. Il primo passo non è quello di finanziare gli editori per tenersi buoni i giornalisti ma mettere questi in condizione di svolgere bene il loro lavoro.

A breve il Molise corre il rischio di diventare zona bianca per aver almeno provvisoriamente arginato il virus. Il presidente Toma vorrebbe attribuirsene il merito. Nulla in contrario, a condizione però che si accolli anche le responsabilità, per altro già sue, di tutti i disservizi che ci sono stati, fino al collasso della sanità pubblica. Troppo puerile il ragionamento secondo il qua- le quando le cose vanno bene ci si prende il merito, quando vanno male si scarica la responsabilità sugli altri. Siamo interessati a conoscere il suo progetto sulla sanità. L’unica cosa che ha fatto dal giorno dopo le elezioni è rivendicare invano il titolo di commissario.

Intanto è arrivato il nuovo commissario e gli facciamo gli auguri perché possa risollevare la sanità in una regione martoriata, in modo che la salute torni ad essere un diritto per tutti. Purtroppo con gli attuali dirigenti la vedo impossibile. A Larino sono arrivati addirittura ad aprire ufficialmente un centro post covid senza invitare l’amministrazione comunale. Della serie: sei stato cattivo e non ti faccio uscire in fotografia!

Morale per il prossimo futuro: impostare un progetto serio di sanità territoriale, così come finalmente si comincia a delineare anche a livello nazionale, perché l’ospedale sia il punto estremo per la cura non la soluzione di tutti i problemi.

Solo qualche spunto, forse utile, per alimentare il dibattito che sta prendendo piede nei gruppi, movimenti, associazioni, liberi pensatori che hanno a cuore le sorti del Molise e per invitare a strappare tutti i cartelli che recano ancora la scritta: non disturbate il conducente.☺

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