Donne e democrazia
6 Giugno 2026
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Donne e democrazia

Alle donne riconosco una maternità storica: sono madri perché accolgono la vita anche quando non la generano fisicamente. Le donne come esempio di uno stile della nonviolenza e di cura. Ecco allora alcuni verbi del femminile: accogliere, curare, resistere e perdonare.
Le feste del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno hanno come origine anche il ruolo delle donne. Il 25 aprile facciamo memoria del sangue versato, questa volta, per libera scelta come atto di legittima difesa, anche delle donne.
Ecco un esempio dell’alto prezzo pagato dalle donne negli anni in cui venne fondata la Repubblica:
– le donne torturate, arrestate dai tribunali fascisti furono 4.633;
– le partigiane staffette, sappiste e gappiste furono 35.000;
– le comandanti e le commissarie di guerra 512;
– le donne fucilate e cadute in combattimento 683;
– le donne ferite 1750;
– quelle organizzate nei gruppi di difesa della donna 70.000.
Nel 1946 le donne votarono per la prima volta dopo millenni di subalternità, soprusi, violenze del maschile. Da questo atto di cura della democrazia nasce la Repubblica, fondata sul lavoro.
Lavoro che genera la rimozione degli ostacoli alla piena partecipazione alla vita sociale: “È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (Art.3 c.2 della Costituzione). Ecco il primo segno di questa uguaglianza: aver riconosciuto alle donne il diritto di votare, esprimersi, partecipare. Ma poi c’è anche il lavoro delle donne nella società e nelle istituzioni che è stato foriero di trasformazioni e di riforme che ancora oggi portano la firma di grandi personaggi. Ne cito solo due: Nilde Iotti e Tina Anselmi.
In un contesto di cronica astensione elettorale è fondamentale che le donne si sentano chiamate a partecipare. Oggi più che mai, oggi che possono, ancor di più, per riscattare le donne che nella storia non hanno potuto partecipare, esprimersi, perché silenziate a causa della oppressione e dei soprusi delle so- cietà patriarcali. L’ effetto dei soprusi e delle violenze è infatti quello di imporre il silenzio, incutere timore, trasferire l’inferiorità, tanto da indurre a pensare che ci si senta protetti se non ci si espone.
Il trauma storico delle violenze subìte dalla donna, e stratificate nel corso di una storia millenaria, causa ancora oggi quel senso dello stare un passo indietro rispetto agli uomini, ma va ricordato che esse, a caro prezzo, hanno guadagnato la libertà partecipando alla Resistenza. Ed ecco il senso delle tre feste: libertà come presupposto, lavoro come fondamento e democrazia come cura della vita comunitaria. In tutte e tre le donne hanno avuto un ruolo determinante di cui ancora oggi si avverte il bisogno.
Buona festa a tutte le donne che lottano senza mai arrendersi, perdonando e curando la libertà, il lavoro e la democrazia.☺

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