teco vorrei
30 Aprile 2011
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teco vorrei

 

Già durante le prove c'è gente che piange, e che scatta in piedi perché per loro, quel canto, è più importante dell'inno di Mameli; c'è chi smette all'improvviso di parlare, chi si inginocchia, e chi si morde le labbra ricordando le persone che non ci sono più, e quelle che sono altrove. È l'effetto del Teco vorrei, che viene suonato e cantato durante il settenario della Madonna Addolorata, e che durante la processione del Venerdì Santo rimbomba per la città, richiamando puntualmente migliaia di visitatori, anche da fuori regione. È uno di quei momenti durante i quali un campobassano si ricorda di essere tale, e non ammette che qualcuno osi mettere in dubbio o esprimere critiche sulla bontà e sull'autenticità dell'attaccamento alla propria città: l'altro è il Corpus Domini che pur essendo legato ad una data importante del calendario liturgico, è vissuto come una giornata più folkloristica e “pagana”, e che in questo caso tralasceremo.

Al di là dell'aspetto strettamente religioso, intorno alla processione del venerdì santo a Campobasso c'è tutto un mondo sociologico, e, perdonateci il termine, folkloristico, che vale la pena di essere raccontato ed osservato, almeno una volta.

La scelta dell'orario pomeridiano di uscita del corteo non è casuale, volendo ricordare il momento in cui avvenne la passione di Cristo, e come riporta fedelmente il sito dell'Associazione Centrostorico “la sua particolare caratteristica è di avere all'interno un coro di circa settecento persone il quale, durante il percorso, intona più volte lo struggente canto "Teco vorrei o Signore" composizione, di inizio Novecento, del maestro campobassano Michele De Nigris su versi di Pietro Metastasio”. Di queste settecento persone, colpisce che molti durante il resto dell'anno nulla abbiano a che fare con la propria parrocchia, non risultino presenti alle funzioni religiose e notoriamente si tengano lontani da tutto quello che ha a che fare con la Chiesa, i suoi princìpi, la parola di Dio ecc.

Il coro è in effetti espressione della comunità sociale, più che religiosa, del capoluogo di regione del Molise. Ci trovi il negoziante di ottica, il fornaio, il carrozziere, l'impiegato del catasto, il benzinaio, il commesso dell'Upim, la cameriera del pub, la segretaria della Curia, il consigliere comunale fianco a fianco con alcuni tra i migliori bestemmiatori o personaggi meno devoti della città. Tutti insieme, appassionatamente, per un pomeriggio, a ribadire a loro stessi e a chi viene a guardarli, la loro campobassanità. La partecipazione emotiva fa da collante, e crea un effetto magico, che vede coinvolti anche quelli che dai balconi, o appostati sui marciapiedi, aspettano l'arrivo delle statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata, restando letteralmente paralizzati all'esecuzione del Teco vorrei. Non sono rari i casi di persone che al momento dell'esecuzione del canto telefonano con il cellulare al parente che vive al Nord oppure è emigrato in Canada e con il braccio teso verso il centro del corteo fanno ascoltare a chi non può essere presente le parole e il possente canto del coro.

Sono scene che chi scrive vede ogni anno, e di fronte alle quali è difficile trattenere una sincera commozione, riflettendo su come un avvenimento “in superficie” religioso, (che in profondità presenta invece molteplici livelli di lettura), riesca ad abbattere le distanze “sociali” della vita quotidiana e a ricreare, seppur per poche ore, il senso di appartenenza ad una comunità. Fare parte del coro è quasi uno status-symbol per alcuni; non si può certamente dire lo stesso, a livello di bramosia, per le donne vestite di nero che reggono i nastri della statua della Madonna Addolorata, considerando che hanno diritto a stringerli le donne che durante l'anno hanno vissuto momenti di grandi sofferenza (un lutto significativo, una malattia, una situazione di particolare difficoltà).

In questo mix di sacro e profano, religione e folklore, esibizione ed autentica partecipazione, va ricordato che l’origine della processione del Venerdì Santo a Campobasso risale al 1626 ed è citata in un documento noto come "istrumento di concordia tra i Crociati e i Trinitari"; la processione all’epoca era denominata Il Mortorio ed allora come oggi si snodava, partendo all’alba, dalla chiesa di S. Maria della Croce per le stradine a scala della città vecchia. Ovviamente, non mancano i politici, sempre in bella vista e petto o pancia in fuori, in prima fila dietro la statua della Madonna, costretti per un giorno a mischiarsi con la gente comune: d'altronde, ogni occasione è buona per chiedere un voto in più. ☺

fradelis@gmail.com

 

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