Due donne da ricordare
11 Giugno 2021
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Due donne da ricordare

Sta cominciando l’estate, e voglio parlare di due donne da ricordare, due donne che in un brevissimo istante estivo si sono incontrate. L’incontro avvenne nel luglio 1937, durante il secondo Congresso per la Difesa della Cultura, svoltosi durante la guerra civile spagnola a Valencia ed a Madrid. Una di loro, Tina Modotti, sarebbe morta nel 1942, l’altra, Gerta Taro – in verità Gerta Pohorylle – sarebbe morta pochi giorni dopo quell’incontro, stritolata da un carro armato sul fronte di Brunete.

Al tempo di quell’incontro, Tina Modotti aveva 41 anni, Gerta 27. Tina aveva rinunciato alla fotografia; Gerta si trovava all’inizio della sua carriera professionale.

Tina Modotti, dimenticata per tre decenni dopo la morte, è oggi divenuta un personaggio di culto, su di lei sono stati pubblicati sin dal 1970 numerosi libri. Di Gerta Taro si conosceva poco fino agli anni ‘90 del secolo scorso. Nella città di Leipzig esiste una strada con il suo nome, e qualche volta viene nominata quando ricorre qualche anniversario della Guerra di Spagna. Anche la sua vita, finalmente, è stata narrata in due libri.

Le due fotografe sono legate profondamente agli avvenimenti della guerra spagnola, e per questo cercherò di ricordare le motivazioni che le spinsero a seguire strade diverse, ma al tempo stesso simili, durante quel conflitto. Le due donne nascono in condizioni sociali simili. Quando Gerta nasce nel 1910 a Stoccarda, Tina – suo padre è fra i primi socialisti di Udine – ha già 14 anni e ha già fatto le prime esperienze di emigrazione, di emarginazione sociale e di lotte operaie; è lei che con il suo lavoro in una fabbrica tessile guadagna il pane per sua madre e per i suoi quattro fratelli e sorelle.

Come Tina, Gerta nasce in una famiglia povera, cosa della quale si vergogna a scuola. Più tardi, grazie a una zia benestante, può ricevere una educazione di più alto livello. In quel periodo Tina si trasferisce, all’età di 17 anni in America, dove vivono già il padre e la sorella maggiore. Se nel caso di Gerta è la zia che provvede all’educazione e formazione della ragazza, l’ingresso di Tina in un mondo diverso da quello operaio si deve al suo talento d’attrice. Fra il 1916 e il 1918, Tina è considerata la stella nascente nel panorama del teatro italiano di San Francisco. Più tardi, sposata con il pittore e poeta Roubaix de l’Abie Richey, Tina trova la crescita culturale che non ha potuto avere nei quattro anni di scuola in Italia. Gerta, nell’infanzia e nell’adolescenza, è intenta a nascondere al mondo esterno la sua povera famiglia ebrea. Anche se la sua vita si svolge adesso fra artisti, Tina rimane molto legata alla famiglia, dove si parla di scioperi, degli arresti di dirigenti operai e della persecuzione degli immigrati italiani “radicali”.

Quando Gerta, diciassettenne, frequenta per un anno una scuola svizzera, Tina, diventata vedova, cambia per la terza volta paese. Ha trent’anni, e da tre, il suo lavoro di fotografa è finalmente apprezzato. Il suo maestro, Edward Weston, è divenuto il suo compagno di vita, prima negli Stati Uniti e dopo in Messico. Dopo il ritorno definitivo di Weston negli USA, Tina vive con il pittore e comunista messicano Xavier Guerrero. Ha creato in Messico un’organizzazione che combatte attivamente il fascismo in Italia, e nel 1927 prende la tessera del partito comunista messicano.

All’inizio dell’estate 1929 la famiglia di Gerta Taro si trasferisce a Leipzig e la sua situazione sociale migliora. Nel gennaio dello stesso anno Tina Modotti perde il suo nuovo compagno, il cubano Julio Antonio Mella, assassinato per ordine del dittatore cubano Machado. Le settimane seguenti la morte di Mella sono per Tina le più difficili della sua vita, perché il capo della polizia messicana e la stampa borghese cercano di presentare questo crimine politico come un “crimine passionale”.☺

(segue il prossimo mese)

 

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