E noi molisani?
23 Agosto 2016
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E noi molisani?

“La politica è l’arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda”. Non riesco proprio a togliermi dalla testa la massima di Paul Valéry, quando cerco di spiegarmi i fatti che mi turbano da mesi. I tecnocrati dell’UE son riusciti a minare le mie salde convinzioni europeiste, col loro assurdo scollamento dalla realtà. Hanno continuato a vessare il fiero popolo greco, di cui nessuno parla più. Hanno perseverato nel chiudere occhi e orecchie di fronte ai drammi di una società lontana dal superare il colpo di coda della crisi, professando il rigore dei conti come mantra universale. Hanno ridestato gli egoismi nazionali, al punto da indurre gli inglesi ad una mossa a dir poco azzardata. Lo stesso discorso vale per i governanti del Belpaese, così concentrati sui due fronti della propaganda da un lato e della tutela degli interessi lobbistici dall’altro. E gli italiani come reagiscono? Pressappoco come gli inglesi: confusi, divisi, infuriati, ma sostanzialmente inermi.

Abbiamo preferito astenerci quando si trattava di affermare un concetto molto semplice: che il mare è un bene comune e non di proprietà dei petrolieri. Stiamo rinunciando, almeno secondo i dati ufficiosi che mi giungono in queste ore, al diritto di dire la nostra su tematiche di stretta attualità, snobbando i tanti attivisti che lungo la Penisola si sono spesi per promuovere i cosiddetti referendum sociali (su scuola, lavoro, trivelle ed inceneritori), che pare non raggiungeranno le cinquecentomila firme necessarie. Di contro, qualche timido segnale di risveglio delle coscienze (o forse solo di rabbia momentanea?) giunge dagli elettori romani, napoletani, torinesi; o almeno da quella piccola percentuale che si è recata alle urne per chiedere un cambio di passo ai nuovi sindaci.

E noi molisani? Noi per certo sappiamo solo che ci stanno togliendo tutto, a partire dal diritto alla salute, ma brancoliamo nel buio alla ricerca di una controffensiva. Restringendo ancora il punto di vista, vorrei tornare sull’area del Basso Molise, forse la più abbandonata a se stessa. Negli ultimi tempi da queste parti sono stati presentati pomposi progetti di “riqualificazione”, distogliendo l’attenzione da problemi che farebbero arrossire i governanti del Terzo Mondo. Mentre rendering tridimensionali ci disegnano una Termoli del futuro, che come un cazzotto in un occhio contrappone strutture ultramoderne al centro medievale, la propensione dei cittadini a pretendere di “impicciarsi di ciò che li riguarda” è rimandata alle flebili forze di resistenza, annientate da un’amministrazione che semplicemente rifiuta loro il confronto. Ma ci sono problemi che passano ancora più in sordina delle grandi e inutili opere pubbliche proposte. Sono mesi che abbiamo contezza di un depuratore insufficiente a trattare le acque nere, scaricando in mare liquami dal colore e dall’olezzo inconfondibili. Eppure eravamo in venti a protestare ai piedi del borgo antico. Limiti di legge superati di migliaia di volte e ce ne siamo accorti perché si era rotta una condotta, diciamocela tutta. La soluzione? Riparare il tubo che, scaricando due chilometri più a largo, ci dovrebbe far dormire sonni tranquilli. Del resto, si sa, lontano dagli occhi…

È con incredulità e sgomento che sfoglio le pagine del Documento Unico di Programmazione triennale, alla ricerca delle priorità dell’amministrazione rivierasca. Incredulo nel constatare la sperequazione tra la spesa in “make-up”, con continui rifacimenti di opere già finite, e quella destinata ad interventi strutturali. Mentre a tunnel, parcheggi ed auditorium, tra pubblico e privato saranno destinati circa venti milioni, si fermano a 1 milione e 200 mila i fondi per il sistema idrico. Con buona pace anche di quelle famiglie in attesa di entrare nelle case popolari già ultimate o nelle abitazioni già fittate, perché sono stati bloccati i nuovi allacci. Rabbioso, nel pensare che mentre dai nostri rubinetti esce acqua di pessima qualità, con sporadiche allerta a non usarla per fini alimentari, nessuno ha più parlato dell’acquedotto del Molise centrale. Non meriterebbe forse di essere inserita tra le priorità la messa in posa di quei pochi chilometri di condutture che porterebbero finalmente acqua potabile nelle nostre case?

Accennavo al depuratore: sono circa due i milioni previsti per la sua manutenzione. Ma a qualcuno è mai balenata in testa l’idea di spostarlo dal centro storico, magari dopo aver incontrato l’ennesimo turista o residente che si lamentava del cattivo odore? È ora che i cittadini imparino a discernere tra i giochi di prestigio, le promesse di un futuro radioso (chiediamoci sempre per chi?) e le vere necessità, i diritti inalienabili. È ora che impariamo a smentire Valéry, impicciandoci finalmente di ciò che ci riguarda.

A partire dal mese di settembre tenteremo, con le scarse risorse a disposizione, di dare continuità e stabilità al sogno editoriale di cui vi diamo conto in queste pagine. Ci sarà bisogno del vostro aiuto, di segnalazioni, di contributi scritti o orali, di condivisione con tutti i mezzi a disposizione, per continuare a sognare una regione migliore, prima di svegliarci un dì e consegnare alla storia l’esperienza fallimentare di un Molise che ha perso la sua autonomia, per incapacità o disaffezione.☺

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