E’ solo giustizia sociale
Non è comunismo, ma il più elementare buonsenso. Una piccola patrimoniale sullo 0,1% dei più ricchi cambierebbe sanità, istruzione, la società intera. Con queste parole Riccardo Staglianò stimola un dibattito fondamentale. Ma chi paga in Italia le imposte? A ben guardare i dati delle dichiarazioni IRPEF 2025 si delinea il peccato dell’IRPEF che è diventata l’imposta del lavoro dipendente e dei pensionati che dichiarano quasi l’85% del totale. Le aliquote IRPEF 2026 in Italia sono tre: 23% fino a 28.000 €, 33% per la parte eccedente e fino a 50.000 €, 43% per la parte eccedente. Contro le 32 aliquote presenti inizialmente nel 1974.
Oggi solo il 3,3% dei contribuenti dichiara redditi sopra i 75mila euro a fronte degli 11,3 milioni di contribuenti che non versano IRPEF. Infatti ci sono categorie benestanti che ottengono redditi da più fonti. Può succedere, ad esempio, che un contribuente ottiene introiti per affitti, interessi su depositi bancari, dividendi su azioni, titoli di Stato, buoni postali e redditi professionali o d’impresa calcolati forfettariamente. Se questi redditi sono tassati separatamente, le aliquote più alte non scattano mai e la progressività rimane azzoppata. Per esempio, Piazza Affari ha distribuito quest’anno 43 miliardi di euro, una pioggia di dividendi, pagandoci imposte, il 26% se persone fisiche, il 24% se società di capitale, e fino a 1,2%. Se fosse attiva la progressività e il cumulo dei redditi, avrebbero pagato probabilmente dal 17% a quasi il 42% in più. In questo modo i più ricchi diventano sempre più ricchi aumentando la forbice sociale. Tutto questo mentre, tra il primo trimestre 2021 e il quarto del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali. Inoltre, se c’è evasione fiscale o se non tutti pagano le imposte secondo progressività, il debito pubblico aumenta. Perché ci sono meno risorse per sostenere gli investimenti sociali, si riduce l’avanzo primario che occorre per pagare gli interessi sui titoli di Stato, obbligandoci all’ indebitamento. Eppure basterebbe utilizzare l’ISEE, come metodo di determinazione della base imponibile, quindi della reale capacità contributiva di ogni contribuente e applicare delle aliquote per livelli elevati di patrimonio e reddito, come proposto da Rocco Artifoni e Francesco Gesualdi nel Dossier Fisco e debito pubblicato da Cadtm.
Anche un recente studio della Scuola di Sant’ Anna evidenzia un generalizzato aumento della concentrazione del reddito per le classi più abbienti (Top); le persone più povere sono quelle più colpite dalla condizione economica e sociale; la disuguaglianza colpisce maggiormente i giovani, le donne e le regioni del Sud; i patrimoni non sono tassati in base a criteri di progressività.
Ma oltreoceano non va molto meglio. Basti pensare al fisco a favore dei ricchi di Trump, dove l’1% della popolazione, il più ricco, risparmierà circa mille miliardi in dieci anni grazie ai tagli fiscali concessi da Trump. Altreconomia ci dice che le quattro corporation (Ama- zon, Alphabet, Meta e Tesla) hanno pagato un’aliquota fiscale media del 4,9% nel 2025, con Tesla e Palantir, in particolare, che hanno evitato il 100% delle tasse. Ecco come si crea la concentrazione di capitali in mano a poche persone, andando a rafforzare quelle che Emiliano Brancaccio chiama le oligarchie capitalistiche e i tecno-padroni. Essi sottraendosi alla polis, plasmano la politica a loro immagine e somiglianza anche attraverso il controllo dei mezzi della propaganda, generando, come ha denunciato papa Leone XIV, una manciata di tiranni che devasta il mondo con le guerre e le violenze. Mentre, dietro la cortina fumogena del caos, l’obiettivo è arricchirsi sempre di più, determinando un oltrefascismo. Con la sua terrificante ascesa dovremmo misurarci.☺
