Eliminare la povertà si può
Il 17 ottobre scorso è stata organizzata anche in Italia e a Roma, precisamente al Teatro Ambra Jovineli, da I Numeri Pari la giornata mondiale per l’eliminazione della povertà, per fronteggiare e dare una soluzione, secondo il dettato della Costituzione, alle molte diseguaglianze, che hanno messo piede in forma radicata in Italia (ma questo gravissimo disagio è presente anche nelle società di tutto il mondo). Il teatro era stracolmo di persone e di rappresentanti delle numerose associazioni aderenti alla Rete de I Numeri Pari, costola “sociale”, se così possiamo dire, di Libera contro le mafie. Tra i relatori c’erano Marco Damilano, direttore de L’Espresso, la giornalista de Il Manifesto, Norma Rangeri, ed altri che si sono succeduti sul palco dalle 17.00 alle 21.00. Tra costoro ricordiamo Antonella Sciulba, di SOS Mediterraneo, Maurizio Barca, ex ministro, Tomaso Montanari, apprezzato storico dell’arte dell’università di Pisa, e i rappresentanti di alcune delle associazioni che hanno aderito alla campagna de I Numeri Pari, il cui perno aggregante è la lotta alle diseguaglianze e alla povertà che la crisi economica esplosa nel 2008 ha provocato, distruggendo in tutti i paesi segmenti di società, come ad esempio, la piccola e media borghesia, che si sono proletarizzate. La regia dell’iniziativa è stata del giornalista ed economista Giuseppe De Marzo, coordinatore nazionale de I Numeri Pari.
Eccezionale all’Ambra Jovinelli è stata l’apertura dei lavori affidata a due scuole romane, una ad indirizzo musicale, la cui orchestra ha eseguito tre magnifici pezzi di musicisti contemporanei, ed un’altra che, secondo lo schema del teatro sociale, ha narrato alcune vicende, dolorose ma civilmente rilevanti, come quella di Mandela e di Impastato, e di altri ammazzati dalle mafie.
A questo punto appare necessario indicare i punti nodali della campagna contro la povertà, analizzando la situazione e le condizioni sociali ed economiche del nostro Paese. In Italia la crescita della povertà e delle diseguaglianze, oltre alle ragioni puramente economiche, ascrivibili alla crisi finanziaria scatenatasi fin dal 2007/2008, si collega ad una altrettanto profonda crisi, che noi indichiamo come crisi etica nonché civile e politica. Infatti, oggi, la crisi economica ha determinato, accelerandola, la regressione del significato di parole quali la partecipazione alla res publica; ha sollecitato di sicuro una deleteria indifferenza nei riguardi di temi quali la solidarietà, la condivisione responsabile delle sofferenze, sentimento che, a mano a mano che trascorre il tempo della gelida freddezza dei rapporti e degli egoismi, si è tramutato in rancore ed odio sia nei confronti del ceto politico di questi ultimi decenni, in quanto fruitore di privilegi incongrui ed indigesti, e sia nei confronti dei diseredati, degli ultimi della scala sociale nazionale e dei migranti, tutti ritenuti pericolosi e per questo indesiderati. Prevalgono, infatti, oggi un acquietamento delle coscienze ed una dolorosa afasia, che ci portano ad affermare che parti consistenti di società civile sono ormai soggette alla logica neoliberista per la quale la persona esiste solo nella sua individualità monadica, indifferente, se non ostile, a logiche di condivisione fondate su quella immagine prestigiosa e fiera che promana dal pronome personale sempre usato da don Ciotti, che è il “NOI”. Il NOI, infatti, è l’ espressione dello stare insieme, del fare rete ed in questo modo è manifestazione della possibilità concreta di superare le crisi, ridefinendo il nostro sostegno, devoto e fidato, alla Costituzione. Di qui il senso, potrei osare di dire, aprioristico della battaglia civile de I Numeri Pari. Ma quali sono i punti cruciali della campagna sulla povertà e sulle diseguaglianze che i Numeri Pari portano avanti? Sono cinque i punti qualificanti: il reddito di dignità e il diritto di abitare; i servizi sociali fuori dal patto di stabilità; maggiori investimenti e riforma del welfare; cancellazione dei decreti Salvini; stop all’ autonomia differenziata. La rete de I Numeri Pari, nata nel giugno 2017 a Campobasso, porta avanti un’ agenda politica basata sul diritto alla casa, al lavoro dignitoso, allo studio gratuito e alla sanità gratuita; sui diritti delle donne e la dignità delle persone e aggiunge, poi, due elementi assai rilevanti: lo Jus soli e la legge elettorale proporzionale.
Il reddito di dignità, proposto qualche anno fa da Libera e dal Gruppo Abele nell’ambito della campagna denominata Miseria ladra, sembrava essere condiviso dai 5S, che in seguito, quando sono andati al governo con la Lega, lo hanno modificato in “reddito di cittadinanza”. Questo, però, è stato inteso ed applicato come un reddito di cittadinanza da workfare, una specie di ammortizzatore sociale, al posto di un reddito sociale diffuso, di un reddito individuale; quindi, workfare come impegno della/del cittadina/o ad accettare un qualsiasi lavoro che le/gli venga proposto, a prescindere dalle proprie specifiche competenze e dalla propria preparazione professionale. Un lavoro qualsiasi in cambio dell’ ammortizzatore sociale, che in questo modo diventa una catena di reale soggiogamento sociale e culturale. Bisognerebbe applicare interamente gli artt. 3 -4 -36 della C.C. e da lì riprendere veramente il cammino che i più auspicano.
Su questo e sugli altri punti della piattaforma del 17 ottobre scorso de I Numeri Pari ci soffermeremo sui prossimi numeri de la fonte.☺
