Le specie viventi al bivio
L’uomo è davvero ad un bivio: per un verso, è minacciato dal riscaldamento globale e da una profonda trasformazione del Pianeta, causata dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’innalzamento del livello delle acque marine; per un altro, incombono la siccità, cui si accompagnano il prosciugamento dei fiumi e dei laghi, e, poi, anche l’inospitabilità di numerose regioni soprattutto del sud del mondo. E cosa fanno oggi l’uomo e per lui la gran parte dei Paesi nel mondo? Perseguono piani di sviluppo e strategie commerciali di quello che noi conosciamo con il nome di “turbo-capitalismo”, che è la rovinosa ed infausta strategia del neocapitalismo postmoderno che tra i suoi piani programmatici pone la sottrazione, a danno del nostro pianeta, di quelle risorse energetiche, ricchezze che ritiene utilizzabili ad libitum, quando invece sa benissimo, fingendo, però, di non sapere, che non può essere così. Infatti, proseguendo su questa strada, il capitalismo ben presto non potrà più garantire a sé stesso quelle ricchezze del sottosuolo che da qui a non molto saranno completamente prosciugate. E allora? La Terra, ossia il nostro Pianeta, porrà fine alla sua storia. Ma c’è sempre chi reagisce a questa deriva civile ed etica, (“gli acrobati del tempo”) cercando di coinvolgere quanti più settori dell’opinione pubblica mondiale a reagire, a promuovere e a sostenere, anche con il conflitto sociale o semplicemente con le proteste, altri percorsi per uno sviluppo industriale non ostile alla Natura, allo scopo di garantire alle prossime generazioni livelli di vita che possano alimentare le loro aspettative e, perché non? anche i loro sogni. Va in questa direzione il terzo volume di “Contronarrazioni” dal titolo Cambiamento o catastrofe? La specie umana al bivio, volume collettaneo, edito da Castelvecchi (RM), giugno 2022. Ci soffermeremo brevemente sul volume, enucleandone alcune problematiche che oggi ci assillano, sottolineando il fatto che non potremo indugiare su tutti i contributi, peraltro eccezionali, per ragioni comprensibili in questa sede.
Il libro è a cura di Tiziana Drago – grecista presso l’Università di Bari – e di Enzo Scandurra – urbanista, saggista, scrittore, già ordinario presso l’Università della Sapienza di Roma -; la prefazione è di Piero Bevilacqua – storico, scrittore e già professore di Storia contemporanea presso l’Università della Sapienza di Roma -; la posfazione è a firma di Laura Marchetti – prof.ssa di Didattica delle culture presso l’Università di Reggio Calabria. A costoro si affiancano altri dieci coautori, compreso lo scrivente, tutti facenti parte di “Officina dei saperi”, un gruppo cospicuo di compagne/i, di amiche/i che si colloca sulla scia di quella strategia culturale e politica per la quale è possibile non solo contrastare, ma anche porre le basi per una alternativa a questo sviluppo industriale che sta portandoci alla distruzione della Terra, quindi all’annientamento delle specie viventi.
Nella Premessa Tiziana Drago e Enzo Scandurra sostengono, tra l’altro, che a provocare i cambiamenti climatici, catastrofici, non è soltanto l’attuale produzione di CO2 (emissioni di gas serra), ma sono anche i nostri attuali modelli di vita (Occidente e nord del mondo) che si stanno tuttora dimostrando insostenibili, estremamente critici. Inoltre, è il nostro modo di sentirci “padroni del mondo” e, quindi, possessori e fruitori unici delle risorse del Pianeta, che non sono solo quelle energetiche, ma anche le specie viventi (animali, vegetali, umane), a renderci responsabili della catastrofe ambientale che si prospetta. È il capitalismo rapace e predone a porre fine alla vita del e sul nostro Pianeta. Lo storico Piero Bevilacqua, dal canto suo, nella Prefazione, in cui tratteggia altre argomentazioni molto critiche nei confronti del capitalismo, sostiene che, nonostante il Covid 19 abbia manifestato una estrema debolezza ed anche la incapacità, per molti versi, degli stati di porre fine alla pandemia che tanto dolore e lutti ha provocato, sostiene, dicevamo, che moltissimi Stati hanno raddoppiato la spesa per gli armamenti. In effetti, gli Stati nazionali hanno abdicato alla propria sovranità ed autonomia, decidendo di soggiacere alle logiche del “libero mercato”, ossia all’appetito ingordo delle forze finanziarie che così si sono messe, esse solo, a guidare l’economia mondiale, a questa sottoponendo in buona sostanza gli Stati nazionali.
Ignazio Masulli, già prof. di Storia del lavoro all’ Università di Bologna, si sofferma sugli “squilibri”, sulle disarmonie del tardo capitalismo. La prima incoerenza del tardo/capitalismo odierno è lo sfruttamento sfrenato delle risorse del Pianeta; le altre antinomie dello sviluppo capitalistico contemporaneo vengono indicate nelle diseguaglianze sempre più crescenti tra i Paesi ricchi e quelli poveri; ma anche all’interno degli uni e degli altri. Altro elemento antinomico è la sfrenata competizione intercapitalistica.
Interessante, ma anche fascinoso, è apparso il contributo della musicologa palermitana prof.ssa Amalia Collisani, che si interessa precipuamente dell’ambiente acustico. Il paesaggio acustico, sonoro, ha per la musicologa tutte le qualità di quello visivo. L’indifferenza nei confronti delle strutture sonore e musicali è imputabile non ad una improbabile inferiorità dell’udito, ma pressoché certamente ad una carenza di formazione e di educazione familiare, scolastica, sociale. “Il degrado delle città, dei paesi, delle campagne, dei terreni boschivi, delle coste, delle acque che le lambiscono e di quelle che vi affluiscono, rigando percorsi più o meno lunghi appare notevole e doloroso; tale degrado e tale manipolazione e modifiche dei luoghi e delle città” (pag.133) non sembrano impressionarci e farci reagire, come, invece, facciamo solitamente con gli occhi, con lo sguardo. Infatti, quando vediamo qualcosa che attorno a noi è immiserito e danneggiato, reagiamo anche con moto impetuoso. Ma ciò non capita con l’udito. Allora cosa determina tale comportamento? Quasi sicuramente perché non abbiamo più né la possibilità né la capacità di distinguere “le voci degli animali, gli scrosci di pioggia, i sibili, i brusii, gli squittii, i pigolii, i versi canori e quelli gracchianti…”. Di qui, il paesaggio sonoro non può né deve separarsi da quello visivo, ma bisogna coglierlo, conoscerlo, goderlo anche con l’ascolto e collegare fra loro i vari contesti da cui emergono suoni, rumori. ☺
