esaltazione dell'ornato di Gaetano Jacobucci | La Fonte TV
In genere nelle chiese era la penombra della cappella, sia maggiore che laterale, ad essere aggredita dalla perizia degli stuccatori, persone abili non solo nel senso della tecnica e della resa plastica, ma anche colti ed attenti ai fatti nuovi e stimolanti della scultura e della pittura: traspaiono infatti, in molte figure di santi e di angeli, ed in certi medaglioni, riferimenti lampanti alla statuaria romana. Gli artisti dello stucco ormeggiavano con secchi di malta, carrucole, cazzuole entrando nel vivo nel dibattito culturale del post-tridentino; ammirando gli esemplari classici, gli stuccatori traducono le forme in plasmabilità gentile e naturale. Lo stucco si evolve grazie ad una delicata attenzione di resa e ad una sottile sensibilità ai valori atmosferici e chiaroscurali. Le turgide ornamentazioni del secolo precedente persero le loro pregnanti motivazioni e subentrarono ritmi fluenti ed avvolgenti. Al colore niveo subentra il rosato, il verde acquamarina, l’azzurro pallido; lo stucco fu lucidato, bronzato, dorato e finse mirabilmente il marmo, raggiungendo anche pregevoli effetti di trasparenza.
Gesso e scagliola
Nel Settecento la scagliola fu destinata ai paliotti degli altari; con questa tecnica su fondo nero uccelli, farfalle, fiori, motivi esotici dai colori molto vivaci ma ben stagliati, si mescolano con madonnine o santi in preghiera; l’insieme dà all’ altare, seguendo i dettami della controriforma, una visione di accompagnamento catechetico, esaltando i dogmi della fede cattolica.
Sulle volte e sulle pareti delle cappelle le decorazioni furono all’inizio di forte plasticismo derivati dall’impiego di un campionario decorativo tratto dal manierismo: cartocci e cartelle di forma varia, teste di putti o zoomorfe, ali di pipistrello e code di drago, musi e zampe di leone, conchiglie. Con questo armamentario assolutamente fantastico e sconvolgente, eppure tollerato e forse anche richiesto dalla gerarchia ecclesiastica, venivano colmate in una sorta in horror vacui dal sapore medievale, le pareti e le volte delle cappelle.
Siffatti decori seppero sovrapporsi in modo libero e dinamico alle strutture architettoniche e si combinarono con le decorazioni pittoriche cercandovi e trovandovi un effetto scenografico d'insieme. Nella zona sommitale dell’altare e a fianco dello stesso queste ornamentazioni, che sembravano sfuggire ai rigori geometrici, cedono il posto a forme plastiche più composte e rispondenti nelle insegne e nei simboli ai dettami catechetico-religiosi.
È il caso degli angeli che recano nelle mani i simboli del santo cui l’altare è dedicato o sono rappresentati nell’atto di pregare; in queste figure l’impegno non è soltanto quello del decoratore, bensì anche dello scultore e ad esso corrisposero molti stuccatori che talvolta nel programma decorativo di una cappella privilegiano le statue, demandando ai collaboratori le altre parti per le quali, tuttavia, non mancavano di approntare il disegno.
Capricciosa illusione
False colonne, false trabeazioni: tutto, e soprattutto gli interni, genera una capricciosa illusione che deve colpire con leggerezza e bizzarra eleganza. I colori prediletti sono chiari, e il bianco domina con sfumature pastello. Si assiste ad una grande uniformità di stile per quanto riguarda non solo le architetture, ma anche i mobili, le suppellettili, le laccature, le dorature. Il mondo orientale comincia a far sentire la sua influenza (le cineserie sono la novità di moda assai ricercate).
Verso la fine del Settecento incomincia a imporsi il gusto neoclassico, tardiva ripetizione delle forme, ormai svuotate, dell’antichità greco-romana. Gli studi filologici si perfezionano e il razionalismo illuministico del tempo non sopporta più le stravaganze del Rococò. Gli studi archeologici e gli scavi eseguiti ad Ercolano e Pompei, a Villa Adriana, al Palatino danno una spinta decisiva allo sviluppo della cultura del XIX secolo. La nascita delle Accademie di Belle Arti – è del 1788 l’Accademia Sabauda a Torino – darà un impulso decisivo non solo alla pittura, ma anche alla scultura, all’incisione e alla decorazione. ☺
gaetano.jacobucci@virgilio.it
In genere nelle chiese era la penombra della cappella, sia maggiore che laterale, ad essere aggredita dalla perizia degli stuccatori, persone abili non solo nel senso della tecnica e della resa plastica, ma anche colti ed attenti ai fatti nuovi e stimolanti della scultura e della pittura: traspaiono infatti, in molte figure di santi e di angeli, ed in certi medaglioni, riferimenti lampanti alla statuaria romana. Gli artisti dello stucco ormeggiavano con secchi di malta, carrucole, cazzuole entrando nel vivo nel dibattito culturale del post-tridentino; ammirando gli esemplari classici, gli stuccatori traducono le forme in plasmabilità gentile e naturale. Lo stucco si evolve grazie ad una delicata attenzione di resa e ad una sottile sensibilità ai valori atmosferici e chiaroscurali. Le turgide ornamentazioni del secolo precedente persero le loro pregnanti motivazioni e subentrarono ritmi fluenti ed avvolgenti. Al colore niveo subentra il rosato, il verde acquamarina, l’azzurro pallido; lo stucco fu lucidato, bronzato, dorato e finse mirabilmente il marmo, raggiungendo anche pregevoli effetti di trasparenza.
Gesso e scagliola
Nel Settecento la scagliola fu destinata ai paliotti degli altari; con questa tecnica su fondo nero uccelli, farfalle, fiori, motivi esotici dai colori molto vivaci ma ben stagliati, si mescolano con madonnine o santi in preghiera; l’insieme dà all’ altare, seguendo i dettami della controriforma, una visione di accompagnamento catechetico, esaltando i dogmi della fede cattolica.
Sulle volte e sulle pareti delle cappelle le decorazioni furono all’inizio di forte plasticismo derivati dall’impiego di un campionario decorativo tratto dal manierismo: cartocci e cartelle di forma varia, teste di putti o zoomorfe, ali di pipistrello e code di drago, musi e zampe di leone, conchiglie. Con questo armamentario assolutamente fantastico e sconvolgente, eppure tollerato e forse anche richiesto dalla gerarchia ecclesiastica, venivano colmate in una sorta in horror vacui dal sapore medievale, le pareti e le volte delle cappelle.
Siffatti decori seppero sovrapporsi in modo libero e dinamico alle strutture architettoniche e si combinarono con le decorazioni pittoriche cercandovi e trovandovi un effetto scenografico d'insieme. Nella zona sommitale dell’altare e a fianco dello stesso queste ornamentazioni, che sembravano sfuggire ai rigori geometrici, cedono il posto a forme plastiche più composte e rispondenti nelle insegne e nei simboli ai dettami catechetico-religiosi.
È il caso degli angeli che recano nelle mani i simboli del santo cui l’altare è dedicato o sono rappresentati nell’atto di pregare; in queste figure l’impegno non è soltanto quello del decoratore, bensì anche dello scultore e ad esso corrisposero molti stuccatori che talvolta nel programma decorativo di una cappella privilegiano le statue, demandando ai collaboratori le altre parti per le quali, tuttavia, non mancavano di approntare il disegno.
Capricciosa illusione
False colonne, false trabeazioni: tutto, e soprattutto gli interni, genera una capricciosa illusione che deve colpire con leggerezza e bizzarra eleganza. I colori prediletti sono chiari, e il bianco domina con sfumature pastello. Si assiste ad una grande uniformità di stile per quanto riguarda non solo le architetture, ma anche i mobili, le suppellettili, le laccature, le dorature. Il mondo orientale comincia a far sentire la sua influenza (le cineserie sono la novità di moda assai ricercate).
Verso la fine del Settecento incomincia a imporsi il gusto neoclassico, tardiva ripetizione delle forme, ormai svuotate, dell’antichità greco-romana. Gli studi filologici si perfezionano e il razionalismo illuministico del tempo non sopporta più le stravaganze del Rococò. Gli studi archeologici e gli scavi eseguiti ad Ercolano e Pompei, a Villa Adriana, al Palatino danno una spinta decisiva allo sviluppo della cultura del XIX secolo. La nascita delle Accademie di Belle Arti – è del 1788 l’Accademia Sabauda a Torino – darà un impulso decisivo non solo alla pittura, ma anche alla scultura, all’incisione e alla decorazione. ☺
In genere nelle chiese era la penombra della cappella, sia maggiore che laterale, ad essere aggredita dalla perizia degli stuccatori, persone abili non solo nel senso della tecnica e della resa plastica, ma anche colti ed attenti ai fatti nuovi e stimolanti della scultura e della pittura: traspaiono infatti, in molte figure di santi e di angeli, ed in certi medaglioni, riferimenti lampanti alla statuaria romana. Gli artisti dello stucco ormeggiavano con secchi di malta, carrucole, cazzuole entrando nel vivo nel dibattito culturale del post-tridentino; ammirando gli esemplari classici, gli stuccatori traducono le forme in plasmabilità gentile e naturale. Lo stucco si evolve grazie ad una delicata attenzione di resa e ad una sottile sensibilità ai valori atmosferici e chiaroscurali. Le turgide ornamentazioni del secolo precedente persero le loro pregnanti motivazioni e subentrarono ritmi fluenti ed avvolgenti. Al colore niveo subentra il rosato, il verde acquamarina, l’azzurro pallido; lo stucco fu lucidato, bronzato, dorato e finse mirabilmente il marmo, raggiungendo anche pregevoli effetti di trasparenza.
Gesso e scagliola
Nel Settecento la scagliola fu destinata ai paliotti degli altari; con questa tecnica su fondo nero uccelli, farfalle, fiori, motivi esotici dai colori molto vivaci ma ben stagliati, si mescolano con madonnine o santi in preghiera; l’insieme dà all’ altare, seguendo i dettami della controriforma, una visione di accompagnamento catechetico, esaltando i dogmi della fede cattolica.
Sulle volte e sulle pareti delle cappelle le decorazioni furono all’inizio di forte plasticismo derivati dall’impiego di un campionario decorativo tratto dal manierismo: cartocci e cartelle di forma varia, teste di putti o zoomorfe, ali di pipistrello e code di drago, musi e zampe di leone, conchiglie. Con questo armamentario assolutamente fantastico e sconvolgente, eppure tollerato e forse anche richiesto dalla gerarchia ecclesiastica, venivano colmate in una sorta in horror vacui dal sapore medievale, le pareti e le volte delle cappelle.
Siffatti decori seppero sovrapporsi in modo libero e dinamico alle strutture architettoniche e si combinarono con le decorazioni pittoriche cercandovi e trovandovi un effetto scenografico d'insieme. Nella zona sommitale dell’altare e a fianco dello stesso queste ornamentazioni, che sembravano sfuggire ai rigori geometrici, cedono il posto a forme plastiche più composte e rispondenti nelle insegne e nei simboli ai dettami catechetico-religiosi.
È il caso degli angeli che recano nelle mani i simboli del santo cui l’altare è dedicato o sono rappresentati nell’atto di pregare; in queste figure l’impegno non è soltanto quello del decoratore, bensì anche dello scultore e ad esso corrisposero molti stuccatori che talvolta nel programma decorativo di una cappella privilegiano le statue, demandando ai collaboratori le altre parti per le quali, tuttavia, non mancavano di approntare il disegno.
Capricciosa illusione
False colonne, false trabeazioni: tutto, e soprattutto gli interni, genera una capricciosa illusione che deve colpire con leggerezza e bizzarra eleganza. I colori prediletti sono chiari, e il bianco domina con sfumature pastello. Si assiste ad una grande uniformità di stile per quanto riguarda non solo le architetture, ma anche i mobili, le suppellettili, le laccature, le dorature. Il mondo orientale comincia a far sentire la sua influenza (le cineserie sono la novità di moda assai ricercate).
Verso la fine del Settecento incomincia a imporsi il gusto neoclassico, tardiva ripetizione delle forme, ormai svuotate, dell’antichità greco-romana. Gli studi filologici si perfezionano e il razionalismo illuministico del tempo non sopporta più le stravaganze del Rococò. Gli studi archeologici e gli scavi eseguiti ad Ercolano e Pompei, a Villa Adriana, al Palatino danno una spinta decisiva allo sviluppo della cultura del XIX secolo. La nascita delle Accademie di Belle Arti – è del 1788 l’Accademia Sabauda a Torino – darà un impulso decisivo non solo alla pittura, ma anche alla scultura, all’incisione e alla decorazione. ☺
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