Fare pulizia
23 Marzo 2018
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Fare pulizia

Visti i tempi è facile pensare che la pulizia da fare sia quella della classe politica e dirigente e su questo è possibile che siano tutti d’accordo.

L’assenza di pulizia ci circonda e spesso ci pervade, offuscando le capacità di discernimento e, in tal modo, rende più difficile portare a termine quelle azioni che potrebbero condurci al raggiungimento del fine. Immondizia e caos sono le immagini più concrete dell’assenza di governo e questo è quello che vediamo ogni giorno e che ormai quasi non scandalizza più.

Partiamo dall’immondizia intesa in senso stretto: non passa giorno che un quartiere, un paese non si lamenti per i rifiuti lasciati in libertà fra vicoli, scarpate, cespugli, dune, aperta campagna. Una vera emergenza che difficilmente trova risposte. Prendiamo come esempio il caso di Termoli che ha lasciato l’ecocentro chiuso per mesi, senza dare alternative ai cittadini che hanno necessità di liberarsi di rifiuti ingombranti. Il risultato è stato che gli svuota cantine si sono offerti di caricare tutto quanto quello che c’era da buttare e poi lo hanno abbandonato nei posti più impensati.

La raccolta differenziata, poi, non viene percepita dai cittadini come una possibilità di miglioramento, ma piuttosto come una imposizione ricevuta per il fatto stesso di essere consumatori, questo non perché gli italiani non abbiano il piacere di rispettare l’ambiente, ma perché non ne vedono i benefici né in termini economici, né in termini di ordine e pulizia. Ne consegue che in molti non rispettano i principi della raccolta differenziata tanto che attualmente la media è del 52%, ma dovrebbe arrivare al 75% e con l’obiettivo del riciclo dei rifiuti urbani fermo al 42%, ma si dovrebbe arrivare al 65% nel 2035.

Se il discorso si allarga alle varie forme di inquinamento il risultato non migliora affatto. Impurità e sporcizia si trovano in cielo, in terra, in mare e in ogni dove e, almeno in Molise, si fatica non poco a redigere un piano efficace per monitorare la presenza di inquinanti nel nostro patrimonio naturale. Uno dei problemi seri in questo campo è quello dell’affidamento del compito di controllo e salvaguardia, specialmente da quando non c’è più il Corpo forestale dello Stato. Persino la legge non fa che complicare: infatti il recente decreto legislativo in materia di foreste e filiere forestali finirebbe per favorire il taglio dei boschi per utilizzare il legname come produzione di energia nelle centrali a biomasse con un doppio danno: l’aumento delle polveri sottili nell’aria e del rischio di frane per l’impoverimento del terreno.

Se si aggiunge a questo l’utilizzo anche in agricoltura di elementi chimici per il miglioramento e l’aumento della produzione, nonché l’estensione delle coltivazioni con organismi geneticamente modificati, il quadro a tinte fosche non può che peggiorare. È noto che il vantaggio di questo tipo di produzione è esclusivamente nella quantità di cibo che si ottiene e spesso si fa riferimento alla gravissima piaga della fame nel mondo per motivarne l’utilizzo: le migliaia di persone, spesso bambini, che muoiono di fame. Peccato che gli alimenti provenienti dagli ogm sono destinati quasi esclusivamente ai Paesi ricchi e che spesso la loro fine è nel cassonetto. Alimentano le discariche, non i poveri della terra. Intanto distruggono la biodiversità e rendono i contadini schiavi dei nuovi brevetti per combattere infestanti e parassiti. Gli unici che ci guadagnano veramente sono le multinazionali che producono i semi e i pesticidi.

Si tratta di problemi di cui la politica non solo dovrebbe occuparsi seriamente, ma dovrebbe farne il pilastro dei propri programmi. Invece si finisce sempre per fare i conti con quanti riescono a lucrare sulla distruzione dell’ambiente, perché sono ricchi, potenti e non hanno scrupoli se questo comporta rischi mortali anche per le persone.

Che dire poi della confusione normativa? Leggi complicate da circolari, direttive, abrogazioni e modificazioni che mettono a dura prova chi vuole fare impresa o intraprendere una qualsiasi attività con tutta l’intenzione di rispettare la legge. Era il 2008 quando nacque il Ministero della semplificazione, in dieci anni si sono così impegnati da non capirci più nulla. Forse è tempo di fare un po’ di pulizia anche fra i codici, tanto per dare ai cittadini un indirizzo e non un labirinto senza uscita.

L’incuria nei confronti dell’ambiente, l’impotenza di fronte all’avanzare delle immondizie, i garbugli normativi sono alcuni dei motivi per cui i semplici cittadini non si sentono più rappresentati: non sono loro il cardine delle scelte. Tutto si decide in base agli interessi di qualcuno.

Eppure gli italiani continuano a coltivare le loro passioni, a cercare soluzioni, a vivere secondo i loro princìpi, a raggiungere buoni risultati quasi questo fosse un gioco nel quale vince chi riesce ad arrivare alla meta districandosi fra i vari livelli di difficoltà che cambiano giorno per giorno. In questo i molisani detengono un primato particolare perché restano in gara solo quelli che resistono, che non si sottraggono con la fuga alle regole di un gioco sporco. Se riusciranno a fare pulizia non sarà una partita persa.☺

 

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