febbre estiva
18 Aprile 2010 Share

febbre estiva

 

“Dove andrò in vacanza?”.

Come sempre all’inizio dell’estate, suggestionato dall’incalzante bollettino sull’esodo dalle città dei milioni di italiani, mi assale il ‘tormentone’: “Che fare quest’anno?”.

A sentir gli altri non c’è che l’imbarazzo della scelta! Quando si parla di vacanze (o di holidays [pronuncia: holideis] come dicono gli inglesi) i pareri sono tanti.

A cominciare da quelli che… il tour operator [pron.: tur opereitor]e non si discute.

Vuoi mettere: tutto già programmato. Il viaggio in aereo o bus, con tanto di check-in [pron.: cech-in] (controllo-accettazione) quando si consegnano i bagagli in aeroporto, transfer (trasporto) da un posto all’altro con mezzi riservati, guida turistica con l’ombrellino per distintivo, l’hotel a quattro o cinque stelle, colazione, pranzo e cena, oppure un gustosissimo brunch [pron.: branc] (termine composto da breakfast [pron.: breichfast], colazione, e lunch [pron.: lanc], pranzo) a mezza mattina,  cocktail [pron.: cochteil] (aperitivo) e serate al night [pron.: nait] (locale notturno), clientela selezionata e magari qualche vip (sigla di very important people [pron.: veri important pipol],le persone più conosciute al giorno d’oggi)! Che dire poi delle località da visitare? Mete esotiche, distanti migliaia di chilometri o diverse ore di volo; eppure la sensazione non è quella di trovarmi da un’altra parte del globo! Il mondo ovattato e finto di un hotel occidentale, situato probabilmente ai margini del deserto o poco distante da una bidonville [pron.: bidonvil] (baraccopoli) ultrapopolata di esseri umani, che si fatica a definire “persone”, non mi fa percepire la differenza. Ma via, bando alle perplessità, tanto è vacanza!

E poi ci sono quelli che… il camping  [pron.: chemping] (campeggio) è l’alternativa giusta.

All’aria aperta, senza portieri o camerieri, con il multiaccessoriato camper o il più tradizionale caravan (la roulotte per capirci), la possibilità di scegliere la sistemazione e di spostarti a tuo piacimento. E allora mi dico: “Finalmente giornate al sole e quando occorre all’ombra di una pineta; che goduria sentirmi libero dall’oppressione non solo del lavoro e delle restrizioni quotidiane ma anche dal “peso” delle pareti e delle porte! E per tetto un cielo di stelle! Peccato, però, che a ciò si uniscono schiamazzi di bimbi come colonna sonora, martellamento degli animatori (promoter per gli anglosassoni) che mi obbligano, con gentilezza si intende, a lezioni di fitness (ginnastica per una forma fisica perfetta). Ma sì, tanto per non infiacchire!”

E ancora quelli che… il last minute [pron.: last minut] (ultimo minuto), non lasciartelo scappare.

Quasi quasi mi affretto a comprarlo, un bel biglietto di viaggio a prezzo stracciato con annesso soggiorno nella località in cui ho sempre desiderato andare. Tutti i confort (agevolazioni) di un tour [pron.: tur] (viaggio) organizzato, persino gli optional [pron.: opscional] (servizi a richiesta) sono scontati! E’ l’offerta di vacanza da cogliere al volo, senza pensarci un attimo, perché questi “treni” non passano spesso nella vita. Peccato che devo partire subito, senza neanche il tempo di avvisare qualcuno, magari per ricordargli di dare un po’ d’acqua alle mie piante durante l’assenza.

E anche quelli che… il backpacking [pron.: bechpeching] è l’unica vera vacanza.

Senza schemi, né orari, né programmi dettagliati. Che faccio? Prendo il sacco a pelo (backpack [pron.: bechpech] in inglese), senza una meta precisa, sosto in qualche Bed and Breakfast [pron.: bed end breichfast] (letto e colazione), dove mi offrono da dormire e la prima colazione, mangio in economici ristorantini, faccio attenzione a non dilapidare il modesto budget [pron.: baget] (il denaro preventivato per il viaggio) con cui sono partito? Ma sì convinto “saccopelista”, a chiacchiere, lo sono sempre stato. Non mi resta che inseguire l’euforia del viaggiatore, sperimentare da me la conoscenza dei posti che visito, imparare magari anche qualche parola delle lingue locali, senza rallentare i miei ritmi di vita, ricorrendo a qualche giornata di trekking (escursione a piedi) oppure ammirando i pochi o tanti reperti di un sito archeologico.

E infine quelli che … le vacanze, che stress (nervosismo)!

Ma perché mai avere la preoccupazione di scegliere dove andare, cosa fare, con chi? Le chiacchiere e l’eccitazione degli altri mi scivolano addosso e quasi non le sento più. E allora  il  vecchio adagio americano “Home, sweet home” [pronuncia: hom suit hom] “Casa, dolce casa” è proprio quello che fa per me! ☺

 

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