Gli idioti utili
Riportare in campo Berlusconi, questo pare essere il primo obiettivo nell’agenda politica del segretario PD. Per vederlo di nuovo raccontare barzellette in Transatlantico sarà necessaria una legge che modifichi la “Severino” e riporti i pregiudicati nel luogo dove tutto è consentito. Con chi farla questa legge, si chiedono i Democratici? Con chi, avendo affinità culturali e politiche, coltiva i loro stessi interessi, diciamo noi. Alcuni giorni fa una parte del PDR, ha bocciato la decadenza di un parlamentare condannato, con sentenza irrevocabile, per il reato di peculato. I 19 parlamentari Democratici, determinanti ai fini dell’assoluzione, hanno ritenuto che nella decisione degli otto giudici che hanno condannato il senatore, vi fosse una sospetta persecuzione- fumus persecutionis – in danno del “povero” Minzolini, del quale si sa di certo che si è appropriato di soldi pubblici. Da questi parlamentari ci saremmo aspettati un comportamento conseguente, vale a dire almeno la richiesta di una commissione d’inchiesta con poteri giudiziari che si occupasse dei giudici ritenuti infedeli, magari per punirli. Non è andata così perché, in quella sentenza, non c’era e non poteva esserci né fumo e neanche arrosto. Il Partito Democratico, con quella votazione, ha inteso definitivamente comunicare ai suoi elettori la fine di un “tabù”: i valori della legalità sono da oggi negoziabili; i parlamentari italiani, passati, presenti e futuri, sono innocenti anche dopo il terzo grado di giudizio. Con una votazione, non prevista e non richiesta, il senato della Repubblica ha abrogato, solo per i suoi soci, il codice penale, quello di procedura, oltre naturalmente la legge “Severino”. E poi si dice che il Parlamento non lavora.
I senatori di cui parliamo non sono i soliti “peones” messi lì a premere il bottone, si tratta invece di raffinati intellettuali, tra le migliori intelligenze del Paese. M.Travaglio, su il Fatto Quotidiano, li ha chiamati maiali ed ha sbagliato, perché anche i maiali hanno una loro utilità, Renzi invece li ha trattati come meritano gli idioti utili, li ha smentiti dopo essersi accertato dell’esito, positivo, della votazione.
Cosa c’entra questo con la esumazione di Berlusconi? Apparentemente nulla, ma proviamo a fare delle ipotesi: immaginiamo per un attimo che i partiti tradizionali vogliano contrastare l’avanzata, ormai inarrestabile, dei populismi – questa la ragione politica del grande pastrocchio – sarà quindi necessario, non avendo altri Berlusconi a cui votarsi, intervenire insieme a lui sulla legge elettorale, quella attuale corretta dalla Corte Costituzionale, così, senza stravolgerne l’impianto proporzionale, si potrebbe attribuire il premio di maggioranza al partito che da solo o all’interno della coalizione riportasse più voti e per completare l’opera si potrebbe condire il pasto con una elevata soglia di sbarramento uguale per tutti, sia per le coalizioni che per i singoli partiti.
La soglia del 40% per ottenere il premio di maggioranza, a detta della Corte, sembrerebbe non penalizzare nessuno, né i pentastellati, i quali ambiscono raggiungere da soli quest’obiettivo alle prossime elezioni politiche, né il PD, il quale, presumibilmente, risulterebbe essere il primo partito in una qualsiasi coalizione e premierebbe certamente anche il Cavaliere che, pur di tornare in campo, voterebbe qualsiasi cosa e, qui, si inizia a comprendere il perché della estumulazione del morto, ma, non basta. Una legge elettorale così congegnata, oltre a favorire una riaggregazione dei poli e a promuovere una sana competizione all’interno degli schieramenti stessi, garantirebbe governabilità e rappresentatività: questa la genialata, un vero colpo da maestri.
L’eventualità fin qui esposta, è ovviamente solo una ipotesi teorica, quasi certamente osteggiata dai Cinque Stelle che, a ragione o a torto, lamenterebbero l’ accerchiamento a loro danno, praticato dai vecchi partiti, ma proviamo ad immergere questa zattera di salvataggio nella palude in cui versa la politica italiana e, solo resistendo alla puzza dell’acqua imputridita del pantano, potremmo trovare la spiegazione a tanti interrogativi irrisolti. L’inutilità di tutta l’azione politica del governo Renzi, dal fallimento delle politiche sul lavoro, alle ricette economiche inefficaci, passando per le riforme spesso bocciate dai giudici costituzionali, agli insuccessi elettorali e alla sonora sconfitta referendaria, avrebbero consigliato, al responsabile di questo disastro, una severa autocritica. Uno che ha a cuore le sorti del Paese, oltre che del suo partito, in questi casi tenta di ricompattarlo e di schierarlo contro l’avversario. Inspiegabilmente, l’ex segretario schiera il partito contro i suoi e si dimentica degli avversari, anzi li chiama in aiuto (vedi caso Lotti) o addirittura li assolve (vedi caso Minzolini) sbarazzandosi così di quella parte della sua gente che non ha mai nascosto una sostenuta insofferenza verso il “risorto”.
Dall’altra parte dell’argine, nonostante la Pasqua, le cose non vanno meglio. Gli improbabili compagni del cavaliere, Salvini e Meloni, per inseguire la Le Pen, fanno a gara a chi è più schizzato dell’altra e così mentre gli estremi si allontanano il Nazareno si avvicina. La strada per Berlusconi appare segnata: accontentarsi del 15% dei consensi per ritrovarsi a giocare a guardia e ladri con quegli scappati di casa della Lega, oppure avere la garanzia di sedere in parlamento ed essere determinante per la formazione di un esecutivo, moderato, di centro, anche un tantino liberal per i più raffinati, tutto proteso alla difesa degli interessi suoi e di quelli del suo pupillo.
Ritroviamoci, potrebbe essere il motto di questa nuova stagione politica, non inedita, c’è un popolo che ci aspetta: agli anziani e ai cani ci pensa Berlusconi, ai banchieri e ai ricchi ci pensa Renzi, agli evasori ci pensano entrambi, perché aspettare ancora e rischiare che Grillo ci fotta il posto?
