golia sconfitto
6 Novembre 2010
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golia sconfitto

 

 

Ciascuno di noi conosce, almeno per sommi capi, la storia di Davide che combatte contro il gigante Golia: essa appartiene alla grande epopea di liberazione che è la Bibbia, anche se neutralizzata da moralistici e devozionali riferimenti all’appartenenza a una religione (quella cattolica, in Italia) ormai vincitrice e alleata con i poteri forti, incline a simpatizzare più per il Davide sciupatore di femmine e così simile alla “buonanima” e ai suoi epigoni tardivi. Quando ci si riappropria, invece, della parola-chiave “liberazione”, il racconto della lotta contro il gigante riacquista tutto il colore di un manifesto di presa di coscienza e di rivolta da parte di un popolo oppresso, come quello dell’antico Israele, sempre schiacciato per motivi geopolitici tra le grandi potenze del medio oriente antico.

 La storia è semplice e gustosa da leggere e si trova in 1 Samuele 17. Israele ha da poco un re, Saul, ma continua a subire continue incursioni e tentativi di conquista da parte dei Filistei, che stavano sulla costa, e che abitavano anche l’odierna striscia di Gaza (non a caso il nome Palestina deriva dall’antica Filistea). Questi hanno dalla loro parte un energumeno altissimo, Golia, che incute terrore sui poveri israeliti e lancia una sfida di combattimento corpo a corpo; proposta sarcastica, visto che non ci sono persone alla sua altezza (in tutti i sensi) nel campo avversario.

Mentre Saul è terrorizzato, entra in scena Davide, descritto come semplice garzone dei suoi fratelli arruolati nell’esercito del re, che si vanta di grande coraggio, apparendo come il classico ragazzino sfrontato e ambizioso. Chiede di andare contro Golia dicendo che come guardiano di pecore aveva combattuto contro leoni ed orsi: il classico millantatore, in quanto il seguito del racconto, anziché descrivere un combattente molto forte, mostra un ragazzo semplicemente furbo. La disperazione di Saul è tale, però, che si attacca anche a questa flebile speranza ed è a questo punto che avviene un fatto quasi comico, ma anche molto simbolico, cioè il dono dell’armatura del re a Davide: “Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e gli fece indossare la corazza. Poi Davide cinse la spada di lui sopra l’armatura, ma cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: ‘Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato’. E Davide se ne liberò. Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore che gli serviva da bisaccia; prese ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo” (1 Sam 17,38-40).

Il senso di questo episodio è abbastanza chiaro: visto che Davide è piccolo ed inesperto dell’arte della guerra, in quella situazione di emergenza non può certo attendere di crescere e di imparare, perché si richiede una risposta immediata. È necessario quindi usare le armi a cui è più abituato. È proprio il fatto di non affrontare il nemico con le sue stesse armi che gli permetterà di vincere Golia e di ucciderlo. Il racconto ha un duplice significato: da un lato vuole insegnare qualcosa che riguarda la fede, dall’altro propone un metodo di azione. Per ciò che riguarda la fede è importante la simbologia del numero cinque, che nella bibbia fa riferimento sempre alla Legge di Mosè, ai primi cinque libri della bibbia. Il racconto vuole dire che per affrontare le avversità è necessario partire dall’ascolto della Parola, entrare in sintonia con quanto Dio ci dice e con quanto lui fa nella storia, soprattutto in termini di scelta degli ultimi e degli oppressi: Dio non sta mai con chi vuole imporsi con la forza e la violenza, ma sempre con le vittime. Riguardo al metodo, il racconto ci dice che non si possono usare le stesse armi per combattere un potere iniquo, ma bisogna anzitutto assumere uno stile altro, fare a meno del sistema. Se noi pensiamo, ad esempio, di combattere il pensiero dominante con i mezzi della propaganda propri di quel potere, rischiamo piuttosto di assimilarci a chi vogliamo combattere. Ma c’è un altro insegnamento metodologico: Davide uccide Golia con la sua stessa spada, come a dire che la scelta di uscire dal sistema non significa ignorarne i meccanismi, ma ci deve spingere a conoscerlo nei suoi punti deboli, per partire da essi e usarli contro il sistema stesso, come avviene ad esempio con il boicottaggio dei prodotti o di intere catene di distribuzione.

Davide, inoltre, parla a Golia con libertà e chiarezza: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato” (17,45). Non condividere il sistema non significa infatti chiudersi in un mutismo omertoso, ma significa alzare la voce per denunciare l’ingiustizia e indicare con la propria vita una strada diversa. La denuncia, quindi, unita al coraggio di non cedere ai ricatti che il sistema fa alla nostra vita di consumatori compulsivi, ci può dare la forza non solo per combatterlo, ma anche per renderlo superato da uno stile di vita che si dimostra essere un’alternativa vera perché già vissuta. ☺

mike.tartaglia@virgilio.it

 

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