Google – il nome di dio
9 Maggio 2022
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Google – il nome di dio

GOOGLE – IL NOME DI DIO in quattro quarti di cuore (puntoacapo Collezioneletteratura),

questo è il titolo dell’ultima raccolta poetica di Adam Vaccaro, poeta bonefrano che vive a Milano da oltre 60 anni e lì attivo anche come prezioso animatore culturale.

Google è la nuova, pervasiva divinità. Come Don DeLillo coglieva i caratteri di sacralità pseudoreligiosa nei centri commerciali americani agli albori del consumismo nel romanzo White noise, così Vaccaro popola i suoi testi con le icone della religione tecnologica e con il corollario dei nuovi padroni della nostra anima: le app, i telefonini, gli algoritmi, il profiling. La tecnologia ha oltrepassato il limite dell’utilità ed è approdata al condizionamento, alla manipolazione, siamo in pieno capitalismo della sorveglianza.

I testi di Vaccaro navigano nel mare tempestoso di questi temi. Lo sguardo dell’autore abbraccia anche il tema dei luoghi comuni di un linguaggio, il nostro, sempre più massificato che ha catturato anche le menti giovani e ha appiattito le coscienze. Siamo ridotti all’obbedienza, e l’unico sogno è alimentato dal gratta e vinci. Qui, però, si inserisce la necessità della poesia. ‘Che sia un coltello impietoso‘, auspica Vaccaro, che restituisca dignità a una società decadente come la nostra, spazzata dai venti feroci del neoliberismo, che sia uno strumento di rivolta, di disubbidienza.

Nell’ultima sezione della raccolta appaiono immagini di speranza: l’origano molisano e il suo profumo, la suocera staffetta della Resistenza, simboli di ideali che rischiano di annegare ‘nell’acqua putrida di mafia’. E testi dedicati ai bambini, il futuro per un’umanità dolente che, anche se malata di distopia, ha, forse, in sé i semi di un futuro utopico.

Leggiamo alcuni versi significativi. Il telefonino come oggetto d’amore. ‘Piano piano quest’oggetto fatto di plastica metalli/ ed elettroni ignoti che da sconosciuti invisibili cuniculi/ ti entrano nella carne nella testa nel cuore con bit di un ago’.

Un’ironica ode al Bymbi: ‘Oh bimbi, è qui il Bymbi/…ti frullo t’impasto/ ti cuocio e tu dentro non/ saprai più chi sei’.

I nuovi padroni del mondo: ‘Soros dal cuore d’oro/ dacci oggi il tuo miliardo/ quotidiano che ci fa correre’.

E ancora: ‘Ora è il tempo degli intelligenti cretini/ che credono di sapere capire mentre/ seguono pifferai’.

La nostra falsa libertà: ‘da questa libertà decantata da chi/ tiene il guinzaglio che ci tiene’.

Infine ricordiamo il sottotitolo della raccolta: in quattro quarti di cuore. Spiega Adam Vaccaro: ‘Una prassi poetica svolta nella tensione di adiacenza tra le lingue della propria totalità e intelligenza. Che oscilla dal cuore nero che la nega, al rosso che ribolle ribelle, al viola della paura, al bianco della fonte più profonda, che ricongiunge in sé tutti i colori nel diamante del bisogno resistente di rinascere e ripartire’.☺

 

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