Guerre e fascismo imminente
Leggere l’impazzimento del mondo rimanendo lucidi non è cosa facile, in questo tempo livido che ci tocca abitare: non c’è ora, quasi, senza la sua razione devastante di conflitti e di atrocità indicibili.
Ammetto che faccio fatica a seguire questa ridda di orrori, e che cedo spesso alla tentazione di non guardare più i notiziari; ma è un’autodifesa debole, perché sul maledetto telefono arrivano puntualmente ritrasmesse quelle stesse notizie. Non abbiamo alibi, dunque: sappiamo tutto, vediamo tutto, e puntualmente ci voltiamo dall’altra parte; almeno la stragrande maggioranza delle persone, i fortunati che ancora riescono a convincersi del “ma in fondo non ci riguarda, non possiamo fare niente”.
Io non ho mai appartenuto a questa schiera, avendo sempre condiviso quel che cantava Guccini, e dunque “morrò pecora nera”; ma ne sono lieta; però ho il cuore sempre più in rivolta al pensiero che un nuovo genocidio si compie sotto i miei occhi nell’indifferenza o peggio nella complicità del mondo, e il mondo lascia fare. Come per la Shoah, con la differenza che allora davvero si poteva non sapere, o sapere solo qualcosa: oggi no, nessuno ha più questo comodo alibi. Stavolta il genocidio è in diretta technicolor, rilanciato in miriadi di immagini e video: e siccome l’orrore supera qualunque fantasia, in Israele c’è chi paga per vedere da vicino i bombardamenti e i palazzi venire giù con il loro carico di disperata umanità dolente.
Come si può reggere a tanta notte? Anche i gesti che sembrano in fondo quasi innocui, come i continui casi in Italia di identificazioni, intimidazioni, rimozioni di bandiere palestinesi da negozi e case (tutti atti, val la pena ricordarlo, assolutamente illegittimi) contribuiscono a farci complici e mandanti morali del genocidio, se li accettiamo in silenzio.
Come le braccia levate e i cori fascisti che si moltiplicano, e che si tenta di far passare per ragazzate senza significato: anche qui segnali inquietanti che si iscrivono nelle cronache di ordinaria follia di questo tempo malato, nel quale davvero sembra tornare lo squallido film del ventennio. Quel periodo di crassa ignoranza, becera prepotenza, ridicolo protagonismo e infine immane tragedia.
Non abbiamo imparato nulla, né dalla tragedia né dagli ottant’anni di pace che ci sono stati regalati. Per questo è ora di reagire, anche a quelle che sembrano piccole prepotenze, come le bandiere palestinesi negate e i ripetuti raduni di fascistelli fuori tempo massimo: perché la democrazia si sottrae poco alla volta, con l’assuefazione e la sottostima degli episodi; con la voglia pigra di non cercare grane, di pensare solo al proprio orticello.
Io invece le grane le voglio cercare; io non riesco ad accettare di essere testimone muta di un genocidio. Voglio poter dire ai miei figli che ho fatto tutto quello che dovevo per rompere omertà e silenzio, per contrastare, per disobbedire, per disertare. Voglio contribuire a smascherare un governo bugiardo e guerrafondaio, voglio agire per fermare un riarmo delirante che toglie fondi a scuola, servizi e sanità, per impedire il collasso climatico che i conflitti accelerano e ingigantiscono. Perché purtroppo tutto è interconnesso; e non è un caso che si siano susseguiti in pochissimo tempo le deportazioni di migranti in Albania (una tragica buffonata da milioni di euro), il decreto Sicurezza, i fondi aumentati a dismisura per le armi, i cinici calcoli di quanto questa economia del riarmo avrebbe giovato all’economia italiana, la rielezione di Trump con tutto quello che ne è seguito.
Siamo su una giostra impazzita: ma occorre tenere i nervi a posto e organizzarci per reagire: disobbedire è un dovere, mettere inciampi nelle ruote di questo meccanismo perfettamente oliato per la costruzione di un mondo orrendo, costruire alleanze e alzare la voce contro le quotidiane prepotenze di un sistema che ci fa pian piano credere che sia tutto normale, che vada tutto bene, che l’unica strada sia quella del sovranismo ignorante e dell’uomo (o donna) forte che pensa per noi.
Non c’è più nulla di normale, non c’è più nulla che vada bene se si fa deliberatamente morire di fame, sete e bombe un popolo intero; e cosa c’è di normale in un Presidente del Senato che dichiara pubblicamente che farà campagna per l’astensione ai prossimi referendum? In una polizia che identifica chi rimuove i manifesti abusivi di Forza Nuova invece di bloccare chi manifesta con il braccio teso?
Normalità sono i sette fratelli Cervi; normalità è chi aiuta i migranti; normalità è ricordare la Resistenza; normalità è appendere la bandiera palestinese sul balcone; normalità è non girarsi dall’altra parte. Normalità, è restare umani.☺
Se un bambino venisse ucciso, e i suoi assassini gettassero il suo corpo nel fango, lei non proverebbe rabbia? Cosa direbbe?
Io sono un figlio della Palestina, muoio ogni anno, vengo ucciso ogni giorno, ogni ora.
Avanti, guardi bene la varietà di nefandezze, osservi ogni foto, ogni immagine la meno orribile è quella del mio sangue che scorre.
Dica qualcosa: Perché questa improvvisa indifferenza?Allora, cos’è, non ha niente da dire?
Mahmud Darwish
