Il pacifismo oggi
5 Luglio 2015 Share

Il pacifismo oggi

Pacifisti, sinistroidi e “Spiriti Liberi” si schierano contro la guerra, in nome di una Libertà astratta che, a volerla definire, si perderebbe la ragione, snocciolando parole vuote per orecchie sorde.

Non saprei dunque descrivere l’ idea di Libertà, ma ho una visione solida di quella di Pacifismo: se non vogliamo correre il rischio di svuotare di senso la lotta per la Pace, non dobbiamo dimenticare due dei vertici dai quali quel concetto prende le mosse:

a) si tratta di una lotta, dunque di una pratica collegata ad una forma teorica e principi etici;

b) la guerra è un fenomeno storico, e deve essere compreso in quanto tale: aspetti geo-politici, culturali ed economici non sono estranei ad ogni analisi da cui prende le mosse un pensiero pacifista.

In particolare mi pare esemplare l’esclusione della critica all’Imperialismo dalla discussione pubblica e dai programmi politici, anche di forze evidentemente pacifiste (si veda il caso della nota modifica statutaria di Rifondazione Comunista). Non è forse questo un sintomo? Sottrarre alla critica della guerra la dimensione dell’analisi degli scenari politici e degli assetti economici, perdendo di vista le mire espansionistiche di soggetti privati (potenti lobby economico-finanziarie) e il ruolo egemonico ed eversivo di entità pubblico-statuali (CIA) o trans-nazionali (Nato) equivale a sclerotizzare le energie e le battaglie per il Pacifismo, votandole a fallimento certo. Una siffatta forma di Pacifismo è il risultato della ideologia liberal-democratica, che svuota di contenuto le lotte realmente democratiche, tenendo in vita l’involucro formale come sostegno alla propria presunta superiorità etica. In questo senso è significativa la separazione netta tra diritti politici e diritti umani, e l’appiattimento del programma e dell’azione politica su questi ultimi, anche da parte di forze della sinistra marxista e comunista.

Il Pacifismo oggi appare piuttosto una posa estetica che tende a conservare lo status quo, proponendo rivendicazioni difficilmente accettabili e che stentano a contagiare l’opinione pubblica; proposte, queste, eclettiche e poco chiare che rischiano di risultare conservative, quando non decisamente reazionarie.

La facilità con cui l’opinione pubblica, ormai de-politicizzata, modifica le proprie posizioni rispetto agli assetti geo-politici (vedi, ad esempio, l’oscillazione repentina nel caso Gheddafi) la dice lunga sull’azione egemonica dei grandi poteri finanziari e militari e circa i condizionamenti che riescono ad operare sulla politica estera degli stati nazionali; le varie Primavere Arabe rappresentano lotte di liberazione di popoli improvvisamente investiti dalla coscienza liberale dei diritti civili, o costruzioni egemoniche, militari e, dunque, imperialistiche, di blocchi di potere che si contendono il mondo?

Non è forse il discorso ecologico parimenti condizionato da un simile meccanismo di svuotamento delle istanze più progressive? Questo non è ridotto ad una serie di petizioni di principio, a posizioni formali e non innervate della potenza della politica (intesa come legame tra teoria e pratiche) lontane dal modificare lo stato di cose?

Un vero Pacifismo, così come una lotta sindacale, non può essere scisso dalla sua dimensione politica ed emancipativa; la critica pacifista deve prendere di mira il modello culturale liberal-democra -tico, da cui viene svuotata di ogni iniziativa progressiva. Insomma, contro il Pacifismo à la page, elegante e modaiolo, è necessario riscoprire quello militante, politico e – concedetemelo – di classe.☺

Graphics
5 out of 5
Gameplay
4.5 out of 5
Sound
5 out of 5
Storyline
4 out of 5
Overall

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4.63

Good
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