I cristiani e gli immigrati
“Davvero noi cristiani possiamo accettare che ogni giorno i nostri governanti, soprattutto questi governanti, considerino gli immigrati non come persone, ma come ‘illegali’? Se questi governanti si dicono cristiani non solo dovrebbero considerare queste donne e questi uomini delle persone, e non dei clandestini, ma dovrebbero soprattutto riconoscerli come sorelle e fratelli. Soprattutto non dovrebbero mai parlare di loro come degli illegali. Se una legge, come la legge Bossi-Fini, è iniqua, è la legge che deve essere cambiata, non le persone ad essere escluse. Una legge iniqua come la Bossi-Fini all’inizio impedisce di poter entrare regolarmente e in sicurezza in Italia, e alla fine rinchiude in luoghi senza dignità, come i Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), persone considerate falsamente ‘illegali’.
La mia amarezza e la mia rabbia è constatare che la mia amata Chiesa non si indigna per queste scelte. Immagini se le più di 25mila parrocchie in Italia (il triplo dei Comuni) si sollevassero, in nome della fedeltà al Vangelo, e decidessero di disobbedire alla legge sull’immigrazione, e accompagnate dai loro pastori, scegliessero, proporzionalmente di accogliere un nucleo familiare, di creare cioè un’accoglienza diffusa alternativa! Che miracolo avverrebbe? Questo fu il desiderio di papa Francesco di qualche anno fa, accolto da una minimissima parte delle nostre comunità cristiane”.
Giorgio Ghezzi
