I fondi strutturali
31 Gennaio 2014
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I fondi strutturali

Come tutti i cittadini italiani, anche i molisani leggono notizie incoraggianti su una annunciata ripresa economica che non avvertono nell’aria e ancora meno nella realtà che vivono quotidianamente. Tutti sanno che il pessimismo non è una medicina capace di guarire i malanni che li affliggono e tuttavia non riescono ad alimentare una fondata speranza di cambiamento per il domani. Troppo acuti i drammi sociali che si susseguono in connessione con le numerose crisi aziendali, troppo dolorose le ristrettezze finanziarie in cui le famiglie, le piccole e medie imprese molisane si dibattono per avere la forza di guardare al domani senza ritrarsi in preda  allo sconforto. L’oggi è questo, ma si può fare qualcosa per far sì che il futuro sia diverso?

A mio parere si può fare molto, a partire da una indilazionabile opera di chiarimento sul contesto politico, istituzionale ed economico in cui vogliamo vivere. Il contesto in questione non può essere soltanto quello regionale e nazionale, ma chiama in causa le scelte relative al modello di Europa da realizzare. So che moltissimi vorrebbero affrontare il tema ponendo la premessa che per avere un futuro bisogna abbattere le istituzioni europee. Io sono certo del contrario. Per questo insisto sulla necessità di affrontare e risolvere con adeguate strategie gli urgenti problemi del nostro territorio ma di confrontarci, nel contempo, anche sull’Europa che vogliamo e su come, da molisani, intendiamo contribuire a costruirla.

Il momento per sviluppare un ragionamento capace di indicare una road map per cambiare l’Europa e il nostro modo di essere europei è quello giusto. Siamo all’inizio della programmazione dei fondi strutturali relativi al periodo 2014/2020, a pochi mesi dal rinnovo del parlamento europeo e del semestre italiano di presidenza UE. Il consiglio regionale del Molise farebbe bene ad aprire una discussione su questi tre temi per trarne indicazioni utili per la nostra regione, ma anche per tutte le altre regioni italiane e non solo.

Dal momento che l’autorevolezza dei consigli da dare agli altri deriva dalla capacità di fare bene le cose che rientrano nella propria sfera di responsabilità, io credo sia necessario ed urgente che il consiglio regionale del Molise svolga una riflessione sincera e rigorosa sull’uso che il Molise ha fatto fin qui dei fondi strutturali e sui cambiamenti di rotta che intende mettere in atto per il periodo 2014/2020. La stessa, imminente attivazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale dovrebbe stimolare una iniziativa sul tema. Tuttavia, il punto di partenza di un confronto consiliare sul tema dovrebbe essere la straordinaria importanza dell’obiettivo principale che l’Unione europea si è posto con i fondi strutturali: sostenere la legittima aspirazione dei territori in ritardo di sviluppo a ridurre il divario sociale ed economico  rispetto ai territori più avanzati.

Da un serio approfondimento dell’ argomento verrebbe fuori che si tratta di un obiettivo centrale e permanente nel processo di costruzione europea, per il cui concreto raggiungimento servono: un’Europa federale, risorse molto più consistenti di quelle stanziate e disponibilità piena del cofinanziamento nazionale. E, tuttavia, se non si individuano le ragioni dell’inefficacia degli interventi fatti nei decenni passati e, sopratutto, se non si dimostra di sapere e volere destinare ad interventi “realmente” strutturali i nuovi fondi a disposizione, si perde il diritto stesso a discutere dello sforzo aggiuntivo che l’Europa e l’Italia devono mettere in campo per ridurre gli squilibri territoriali presenti in Europa.

Per andare in questa direzione non basta evidenziare i numerosi errori fatti in molte regioni europee ed italiane, a partire dal Molise, quando si è pensato di usare i fondi europei per rafforzare il consenso elettorale e non per irrobustire il tessuto socio-economico. Bisogna, invece, essere pronti a cambiare strada. Una rassegna delle migliori esperienze fatte dalle regioni europee più virtuose nell’utilizzo dei fondi strutturali potrebbe essere d’aiuto a chi è in cerca di ispirazione. Giova ricordare, però, che nessuna esperienza, per eccellente che sia, può essere trasferita da un territorio all’altro in modo meccanico.

La Regione Molise, che aveva puntato con qualche successo ad un avvicinamento alle regioni del centro-nord e che invece è stata risucchiata dalle altre regioni meridionali, deve decidere di ripartire. Lo può fare dimostrando una piena comprensione e condivisione delle politiche europee di coesione. Lo deve fare testimoniando, con le scelte e con i comportamenti concreti, una inedita e straordinaria capacità di governo dei processi che portano alla sedimentazione di un solido tessuto sociale e produttivo territoriale. È necessario che si faccia chiarezza sugli obiettivi programmatici e sugli strumenti normativi, finanziari e metodologici da adottare per qualificare e massimizzare l’impatto dei fondi strutturali.

Questo potrebbe contribuire a ristabilire un dialogo tra eletti e cittadini e darebbe credibilità ad un consiglio regionale intenzionato a dire la sua su un nuovo e più incisivo ruolo del parlamento europeo che sta per essere rinnovato e sul prossimo semestre di presidenza italiana dell’UE.☺

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