Idee, progetti, opere
12 Gennaio 2022
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Idee, progetti, opere

La terra è un sistema chiuso, le risorse sono limitate, gli attuali ritmi di sviluppo dell’umanità stanno rapidamente distruggendo il capitale naturale e, se non verrà invertita la rotta, l’esito inevitabile sarà il collasso. Il Club di Roma – gruppo informale di una trentina di persone tra scienziati, economisti, umanisti, industriali, provenienti da dieci paesi riuniti da Aurelio Peccei, imprenditore e manager di FIAT e Olivetti, per avviare una riflessione sui principali problemi che affliggono l’umanità su scala globale – decise di finanziare le ricerche di un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) negli USA. Il risultato fu la pubblicazione nel 1972 del report intitolato The Limits to Growth “I Limiti dello Sviluppo”. Con 12 milioni di copie vendute in trenta diverse traduzioni si trattò del più grande successo editoriale di sempre nella letteratura sull’ambiente e l’ecologia. I ricercatori elaborarono un “modello computerizzato” per prevedere le conseguenze ambientali ed economiche della crescita incontrollata della popolazione e della produzione industriale, e per elaborare un Progetto sulla situazione difficile dell’umanità.

Distintivo del report fu l’impiego dei grafici come mezzo comunicativo per unire l’istanza di rigore con quella di accessibilità delle informazioni fornite e per consentire di descrivere il funzionamento di un sistema complesso del mondo reale attraverso la costruzione di un sistema ipotetico, simile comunque al procedimento che ciascuno segue, inconsciamente, quando deve prendere una decisione. Il dibattito generato coinvolse organizzazioni internazionali, movimenti di opinione, governi e studiosi, approdando in seguito al concetto di “sviluppo sostenibile”, definito “lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare le proprie” (Rapporto Brundtland 1987).

Sono anche gli anni in cui l’ONU, costituita nel 1945, inizia ad accogliere i nuovi stati indipendenti provenienti dalla decolonizzazione. Divennero un numero sempre maggiore ed esercitarono un’influenza crescente nelle decisioni dell’Organizzazione. Da 23 membri afroasiatici del 1955 divennero 46 nel 1960 e 70 (più della metà) alla fine del 1971. Ma ancor prima di divenire maggioranza, il 14 dicembre del 1960, con il sostegno dei paesi dell’Est, fecero adottare una dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai popoli e ai paesi coloniali (risoluzione 1514XV del 14 dicembre 1960), conosciuta come Dichiarazione sulla decolonizzazione.

Iniziative delle Agenzie ONU

Le nuove nazioni si son rese  protagoniste anche nel determinare strutture nuove attente ai loro problemi quali l’UNCTAD (congresso delle nazioni unite sul commercio e lo sviluppo), l’UNDP (programma delle nazioni unite per lo sviluppo) e l’UNIDO (l’organizzazione delle nazioni unite per lo sviluppo industriale) ed ebbero un ruolo determinante nelle decisioni di organi specializzati come l’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) e l’UNESCO, (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione) tale da provocare nel 1984 il ritiro di Gran Bretagna e Stati Uniti in polemica con le decisioni assunte.

L’UNDP dal 1990 al 2013 ha promosso, anno per anno, ben 22 Rapporti sullo sviluppo umano globale tra cui nel 1992 “Come ridurre le disuguaglianze mondiali”; nel 1997 “sradicare la povertà”; nel 2003 le azioni politiche contro la povertà; nel 2007/2008 “Resistere al cambiamento climatico”; nel 2009 “Superare le barriere: la mobilità umana”; l’ultimo nel 2013L’ascesa del Sud”. Il modello di sviluppo è quello economico-sociale misurato dal PIL (prodotto interno lordo) di stampo capitalistico liberale senza che sia attenuato il dramma delle povertà e delle carenti protezioni sociali. Nel 2007/2008 riappare il tema del cambiamento climatico nella sottolineatura dell’inquinamento che deteriora terra e clima.

In concomitanza, nel 1992 dal 3 al 14 giugno a Rio de Janeiro in Brasile fu convocata la prima Conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente e sul clima detta anche Summit della Terra (The Heart Summit). La conferenza produsse tre documenti: Dichiarazione di Rio sull’ambiente e sullo sviluppo, l’Agenda 21, ampio e articolato programma di azione, e la Convenzione sulla diversità biologica. Non potendo ripercorrere tutti i “programmi di azione” ricordiamo in particolare che nel settembre 2015, dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, venne lanciata L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che ingloba 17 Obiettivi per un totale di 169 target o traguardi.  È un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità dal 2016, fino al 2030. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario “armonizzare tre dimensioni”: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente. Le Nazioni Unite sottolineano che il termine “sostenibile” include oltre dinamiche economiche e sociali anche le cinque “P”: [1] persone (per eliminare povertà e garantire dignità), [2] prosperità (intesa sia come agio economico sia come “armonia con la natura”), [3] pace, [4] partnership (solo la collaborazione tra stati e imprese permette di raggiungere gli obiettivi) e [5] pianeta (come bene da proteggere).

Intervento di Paolo VI

Paolo VI invitato da U’ Thant nel primo ventennale dell’ONU il 4 ottobre 1965 ebbe a dire: “non solo qui si lavora per scongiurare i conflitti fra gli Stati, ma si lavora altresì con fratellanza per renderli capaci di lavorare gli uni per gli altri. Voi non vi contentate di facilitare la coesistenza e la convivenza fra le varie Nazioni; ma fate un passo molto più avanti, al quale Noi diamo la Nostra lode e il Nostro appoggio: voi promovete la collaborazione fraterna dei Popoli. Qui si instaura un sistema di solidarietà, per cui finalità civili altissime ottengono l’appoggio concorde e ordinato di tutta la famiglia dei Popoli per il bene comune, e per il bene dei singoli. Questo aspetto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è il più bello: è il suo volto umano più autentico; è l’ideale dell’umanità pellegrina nel tempo; è la speranza migliore del mondo”.

Se è vero questo giudizio, così rispettoso e elogiativo, bisogna oggi riconoscere una sistematica perdita di incidenza delle Nazioni Unite  per l’incapacità, almeno fino ad oggi, di assumere le decisioni approvate e in una tempistica comune da parte dei rappresentanti degli Stati che compongono l’ONU. Il rinvio di decisioni necessarie e ben riconosciute profila il pesante carico per le generazioni future ma soprattutto si delinea il disastro della famiglia umana che impedisce un “futuro condiviso, sostenibile e equo”. Sperimentiamo già i sintomi del possibile disastro, ma le decisioni non corrispondono alle giuste attese; manca il governo mondiale degli eventi e delle prospettive future. La speranza rimane la sorella minore a causa della nostra comune assenza alle scelte.☺

 

 

 

 

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