“La sanità è malata”, “malasanità”, “sanitopoli”: titoli del genere sono così frequenti da farci l’abitudine e se proprio si deve ricorrere alla cura si spera di non rimanerne vittima. Ma in questo numero non vogliamo evidenziare le disfunzioni dei nosocomi nostrani, benché vi sarebbe molto da dire e per le inefficienze e per il pressappochismo. Basta un dato: chi può, visto che per la salute si è disposti a fare più di qualche chilometro, preferisce andare fuori regione, quando non sono i medici stessi a suggerirlo. O ancora: ha senso, come è accaduto a Campobasso, grazie all’allora sindaco Augusto Massa, avere due ospedali, uno pubblico (il Cardarelli) e uno privato (la Cattolica), concorrenti e dirimpettai? Venti anni fa fummo voce isolata su un foglio di provincia, Rosso di Sera, a proporre di affidare alla Cattolica l’erigendo ospedale di Larino. Interessi di bottega e difesa di baroni-primari esclusero che fosse affidato alla Cattolica e ora in molti si interrogano sulla funzionalità, così come è stato ridotto.
Oggi ci interessa evidenziare, però, il buco economico che ha prodotto l’amministrazione Iorio nel campo della sanità, alla luce dei non risultati di efficienza e qualità. All’inizio del primo mandato c’era un deficit insignificante mentre dati attuali, con stime per difetto, parlano di 600 milioni di euro. Conti precisi è impossibile averli perché la trasparenza non è di casa e indagare è come ritrovarsi ad aprire scatole cinesi. Sembra che si sia arenata pure la magistratura.
Un primo effetto negativo dell’ammanco riguarda tutti gli automobilisti: per ogni litro di carburante versiamo 6 centesimi per arginare la voragine del debito sanitario molisano.
Il piano sanitario regionale assegna 831 posti letto alla sanità pubblica e 406 alla sanità privata: niente male per come si scommette sul pubblico! Non osiamo nemmeno chiederci se è solo l’efficienza il criterio che ha fatto valorizzare così tanto il privato.
Nella provincia di Campobasso c’è un posto letto ogni 300 persone; nella provincia di Isernia un posto letto ogni 194 persone: è solo perché gli isernini sono costituzionalmente più fragili? O forse hanno più spazio disponibile per costruire ospedali?
È stata istituita nel 2005 l’Asrem che doveva sostituire le vecchie 4 Asl, ma ad oggi non sono state ancora sciolte, e così è passato il principio che dove mangiano quattro, possono mangiare anche in cinque!
Piccoli squarci di un grande sperpero di risorse; naturalmente chi ne porta le conseguenze nefaste sono solo gli onesti lavoratori e così se ai luminari viene dato puntualmente, oltre che lo stipendio, anche il premio qualità, la cooperativa Nardacchione di Casacalenda, per esempio, avanza dalla sanità del Basso-Molise circa un milione di euro. Che la manovalanza non percepisca il dovuto e faccia la fame, naturalmente non gliene frega a nessuno, visto che da sei mesi giace su qualche scrivania dell’assessorato la domanda a risposta scritta del consigliere Michele Petraroia sul perché non vengono effettuati i pagamenti.
E la cosa più comica, se non fosse tragica la situazione in questa regione che va sprofondando sempre più grazie alla cattiva gestione della cosa pubblica, è che l’opposizione non trova di meglio che giocare alla battaglia navale. Il Partito democratico con annesso Italia dei Valori poteva essere una risorsa nella lotta per la moralizzazione del Molise e invece si assiste a cose invereconde.
Il presidente della provincia di Campobasso, tale Nicola D’Ascanio, altrimenti detto Carneade, decide di mettersi a giocare sotto un altro padrone, convinto che i suoi padrini siano spacciati, e affonda un uomo dell’intra- montabile duo Massa-Ruta (qualcuno avrà detto loro che le elezioni ci sono già state, visto che deve ancora partire la loro campagna elettorale, e che i molisani li hanno cancellati dal loro orizzonte?) e allora la segretaria regionale del fu Partito Democratico, paravento del suddetto duo, non trova di meglio che sfiduciarlo in consiglio provinciale. Carneade non si perde d’animo e, visto che il governo Berlusconi, così sensibile verso i terremotati senza casa, ha tagliato i fondi per la ricostruzione, si appoggia a Remo Grande, ex sindaco di Guardialfiera, reso famigerato da una puntata di Report, nella quale si sollazzava a spiegare come aveva fatto incetta di denaro per la ricostruzione del suo paese, anche se non era stato colpito direttamente dal terremoto. Sempre Carneade aveva ancora un problema: come far quadrare i numeri per mantenere la maggioranza in consiglio, visto che il Grande (in tutti i sensi), essendo di destra, è all’opposizione? Provvede il deputato Antonio Di Pietro, di professione moralizzatore d’Italia, che tiene un figlio alla provincia, a sdoganarlo e renderlo potabile per tutta la sinistra. La telenovela, iniziata con l’estate, non è finita; gli attori continuano a recitare nonostante la sala sia ormai vuota.
Due appelli per concludere: che aspetta Veltroni a commissariare il partito nel Molise, rimandando a casa tutti questi nullafacenti e soprattutto nullapensanti se non alla propria sopravvivenza? O vale il principio, come dice giocosamente un mio amico, “meglio pochi che buoni”?
Che aspetta il governatore Iorio, che pur sperava di mettere le mani definitivamente sulla provincia, a trascinarli in una sua voragine? Dato che sono della sua stessa risma, lui che è tanto bravo, possibile che non riesca a risucchiarli in un suo buco?☺
“La sanità è malata”, “malasanità”, “sanitopoli”: titoli del genere sono così frequenti da farci l’abitudine e se proprio si deve ricorrere alla cura si spera di non rimanerne vittima. Ma in questo numero non vogliamo evidenziare le disfunzioni dei nosocomi nostrani, benché vi sarebbe molto da dire e per le inefficienze e per il pressappochismo. Basta un dato: chi può, visto che per la salute si è disposti a fare più di qualche chilometro, preferisce andare fuori regione, quando non sono i medici stessi a suggerirlo. O ancora: ha senso, come è accaduto a Campobasso, grazie all’allora sindaco Augusto Massa, avere due ospedali, uno pubblico (il Cardarelli) e uno privato (la Cattolica), concorrenti e dirimpettai? Venti anni fa fummo voce isolata su un foglio di provincia, Rosso di Sera, a proporre di affidare alla Cattolica l’erigendo ospedale di Larino. Interessi di bottega e difesa di baroni-primari esclusero che fosse affidato alla Cattolica e ora in molti si interrogano sulla funzionalità, così come è stato ridotto.
Oggi ci interessa evidenziare, però, il buco economico che ha prodotto l’amministrazione Iorio nel campo della sanità, alla luce dei non risultati di efficienza e qualità. All’inizio del primo mandato c’era un deficit insignificante mentre dati attuali, con stime per difetto, parlano di 600 milioni di euro. Conti precisi è impossibile averli perché la trasparenza non è di casa e indagare è come ritrovarsi ad aprire scatole cinesi. Sembra che si sia arenata pure la magistratura.
Un primo effetto negativo dell’ammanco riguarda tutti gli automobilisti: per ogni litro di carburante versiamo 6 centesimi per arginare la voragine del debito sanitario molisano.
Il piano sanitario regionale assegna 831 posti letto alla sanità pubblica e 406 alla sanità privata: niente male per come si scommette sul pubblico! Non osiamo nemmeno chiederci se è solo l’efficienza il criterio che ha fatto valorizzare così tanto il privato.
Nella provincia di Campobasso c’è un posto letto ogni 300 persone; nella provincia di Isernia un posto letto ogni 194 persone: è solo perché gli isernini sono costituzionalmente più fragili? O forse hanno più spazio disponibile per costruire ospedali?
È stata istituita nel 2005 l’Asrem che doveva sostituire le vecchie 4 Asl, ma ad oggi non sono state ancora sciolte, e così è passato il principio che dove mangiano quattro, possono mangiare anche in cinque!
Piccoli squarci di un grande sperpero di risorse; naturalmente chi ne porta le conseguenze nefaste sono solo gli onesti lavoratori e così se ai luminari viene dato puntualmente, oltre che lo stipendio, anche il premio qualità, la cooperativa Nardacchione di Casacalenda, per esempio, avanza dalla sanità del Basso-Molise circa un milione di euro. Che la manovalanza non percepisca il dovuto e faccia la fame, naturalmente non gliene frega a nessuno, visto che da sei mesi giace su qualche scrivania dell’assessorato la domanda a risposta scritta del consigliere Michele Petraroia sul perché non vengono effettuati i pagamenti.
E la cosa più comica, se non fosse tragica la situazione in questa regione che va sprofondando sempre più grazie alla cattiva gestione della cosa pubblica, è che l’opposizione non trova di meglio che giocare alla battaglia navale. Il Partito democratico con annesso Italia dei Valori poteva essere una risorsa nella lotta per la moralizzazione del Molise e invece si assiste a cose invereconde.
Il presidente della provincia di Campobasso, tale Nicola D’Ascanio, altrimenti detto Carneade, decide di mettersi a giocare sotto un altro padrone, convinto che i suoi padrini siano spacciati, e affonda un uomo dell’intra- montabile duo Massa-Ruta (qualcuno avrà detto loro che le elezioni ci sono già state, visto che deve ancora partire la loro campagna elettorale, e che i molisani li hanno cancellati dal loro orizzonte?) e allora la segretaria regionale del fu Partito Democratico, paravento del suddetto duo, non trova di meglio che sfiduciarlo in consiglio provinciale. Carneade non si perde d’animo e, visto che il governo Berlusconi, così sensibile verso i terremotati senza casa, ha tagliato i fondi per la ricostruzione, si appoggia a Remo Grande, ex sindaco di Guardialfiera, reso famigerato da una puntata di Report, nella quale si sollazzava a spiegare come aveva fatto incetta di denaro per la ricostruzione del suo paese, anche se non era stato colpito direttamente dal terremoto. Sempre Carneade aveva ancora un problema: come far quadrare i numeri per mantenere la maggioranza in consiglio, visto che il Grande (in tutti i sensi), essendo di destra, è all’opposizione? Provvede il deputato Antonio Di Pietro, di professione moralizzatore d’Italia, che tiene un figlio alla provincia, a sdoganarlo e renderlo potabile per tutta la sinistra. La telenovela, iniziata con l’estate, non è finita; gli attori continuano a recitare nonostante la sala sia ormai vuota.
Due appelli per concludere: che aspetta Veltroni a commissariare il partito nel Molise, rimandando a casa tutti questi nullafacenti e soprattutto nullapensanti se non alla propria sopravvivenza? O vale il principio, come dice giocosamente un mio amico, “meglio pochi che buoni”?
Che aspetta il governatore Iorio, che pur sperava di mettere le mani definitivamente sulla provincia, a trascinarli in una sua voragine? Dato che sono della sua stessa risma, lui che è tanto bravo, possibile che non riesca a risucchiarli in un suo buco?☺
“La sanità è malata”, “malasanità”, “sanitopoli”: titoli del genere sono così frequenti da farci l’abitudine e se proprio si deve ricorrere alla cura si spera di non rimanerne vittima. Ma in questo numero non vogliamo evidenziare le disfunzioni dei nosocomi nostrani, benché vi sarebbe molto da dire e per le inefficienze e per il pressappochismo. Basta un dato: chi può, visto che per la salute si è disposti a fare più di qualche chilometro, preferisce andare fuori regione, quando non sono i medici stessi a suggerirlo. O ancora: ha senso, come è accaduto a Campobasso, grazie all’allora sindaco Augusto Massa, avere due ospedali, uno pubblico (il Cardarelli) e uno privato (la Cattolica), concorrenti e dirimpettai? Venti anni fa fummo voce isolata su un foglio di provincia, Rosso di Sera, a proporre di affidare alla Cattolica l’erigendo ospedale di Larino. Interessi di bottega e difesa di baroni-primari esclusero che fosse affidato alla Cattolica e ora in molti si interrogano sulla funzionalità, così come è stato ridotto.
Oggi ci interessa evidenziare, però, il buco economico che ha prodotto l’amministrazione Iorio nel campo della sanità, alla luce dei non risultati di efficienza e qualità. All’inizio del primo mandato c’era un deficit insignificante mentre dati attuali, con stime per difetto, parlano di 600 milioni di euro. Conti precisi è impossibile averli perché la trasparenza non è di casa e indagare è come ritrovarsi ad aprire scatole cinesi. Sembra che si sia arenata pure la magistratura.
Un primo effetto negativo dell’ammanco riguarda tutti gli automobilisti: per ogni litro di carburante versiamo 6 centesimi per arginare la voragine del debito sanitario molisano.
Il piano sanitario regionale assegna 831 posti letto alla sanità pubblica e 406 alla sanità privata: niente male per come si scommette sul pubblico! Non osiamo nemmeno chiederci se è solo l’efficienza il criterio che ha fatto valorizzare così tanto il privato.
Nella provincia di Campobasso c’è un posto letto ogni 300 persone; nella provincia di Isernia un posto letto ogni 194 persone: è solo perché gli isernini sono costituzionalmente più fragili? O forse hanno più spazio disponibile per costruire ospedali?
È stata istituita nel 2005 l’Asrem che doveva sostituire le vecchie 4 Asl, ma ad oggi non sono state ancora sciolte, e così è passato il principio che dove mangiano quattro, possono mangiare anche in cinque!
Piccoli squarci di un grande sperpero di risorse; naturalmente chi ne porta le conseguenze nefaste sono solo gli onesti lavoratori e così se ai luminari viene dato puntualmente, oltre che lo stipendio, anche il premio qualità, la cooperativa Nardacchione di Casacalenda, per esempio, avanza dalla sanità del Basso-Molise circa un milione di euro. Che la manovalanza non percepisca il dovuto e faccia la fame, naturalmente non gliene frega a nessuno, visto che da sei mesi giace su qualche scrivania dell’assessorato la domanda a risposta scritta del consigliere Michele Petraroia sul perché non vengono effettuati i pagamenti.
E la cosa più comica, se non fosse tragica la situazione in questa regione che va sprofondando sempre più grazie alla cattiva gestione della cosa pubblica, è che l’opposizione non trova di meglio che giocare alla battaglia navale. Il Partito democratico con annesso Italia dei Valori poteva essere una risorsa nella lotta per la moralizzazione del Molise e invece si assiste a cose invereconde.
Il presidente della provincia di Campobasso, tale Nicola D’Ascanio, altrimenti detto Carneade, decide di mettersi a giocare sotto un altro padrone, convinto che i suoi padrini siano spacciati, e affonda un uomo dell’intra- montabile duo Massa-Ruta (qualcuno avrà detto loro che le elezioni ci sono già state, visto che deve ancora partire la loro campagna elettorale, e che i molisani li hanno cancellati dal loro orizzonte?) e allora la segretaria regionale del fu Partito Democratico, paravento del suddetto duo, non trova di meglio che sfiduciarlo in consiglio provinciale. Carneade non si perde d’animo e, visto che il governo Berlusconi, così sensibile verso i terremotati senza casa, ha tagliato i fondi per la ricostruzione, si appoggia a Remo Grande, ex sindaco di Guardialfiera, reso famigerato da una puntata di Report, nella quale si sollazzava a spiegare come aveva fatto incetta di denaro per la ricostruzione del suo paese, anche se non era stato colpito direttamente dal terremoto. Sempre Carneade aveva ancora un problema: come far quadrare i numeri per mantenere la maggioranza in consiglio, visto che il Grande (in tutti i sensi), essendo di destra, è all’opposizione? Provvede il deputato Antonio Di Pietro, di professione moralizzatore d’Italia, che tiene un figlio alla provincia, a sdoganarlo e renderlo potabile per tutta la sinistra. La telenovela, iniziata con l’estate, non è finita; gli attori continuano a recitare nonostante la sala sia ormai vuota.
Due appelli per concludere: che aspetta Veltroni a commissariare il partito nel Molise, rimandando a casa tutti questi nullafacenti e soprattutto nullapensanti se non alla propria sopravvivenza? O vale il principio, come dice giocosamente un mio amico, “meglio pochi che buoni”?
Che aspetta il governatore Iorio, che pur sperava di mettere le mani definitivamente sulla provincia, a trascinarli in una sua voragine? Dato che sono della sua stessa risma, lui che è tanto bravo, possibile che non riesca a risucchiarli in un suo buco?☺
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