Il nostro amico carlin
15 Novembre 2020
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Il nostro amico carlin

Nel periodo peggiore nel quale il virus globale ci ha costretti in casa ho riletto un gran numero di articoli de la fonte e riesaminato il rapporto con la terra di Molise, che mi ha dato i natali e l’imprinting frentano, e che ho lasciato da ormai sessant’anni. L’incontro con la fonte e la grande sintonia con le persone che vi scrivono ha risvegliato memorie e nostalgie e ricreato un senso di comunanza e il desiderio di cercare di trovare soluzione a problemi che sento miei.

Mi sono chiesto: chi conosco che sia stato capace di pensare l’impensato, avere una nuova e diversa visione del mondo, e che sia stato anche capace di mettere in pratica le sue idee per tanti aspetti davvero rivoluzionarie?

La risposta è stata: il mio coetaneo – ci separano tre giorni – Carlo Petrini. Così ho deciso di scrivergli, raccontandogli de la fonte e chiedendo una sua idea sulla nostra regione.

Carlo Petrini per me è l’unione di Gramsci, Brunelleschi e Marco Polo, vale a dire la capacità di pensare ai popoli e agli oppressi, di edificare ciò che gli altri non hanno saputo fare, di visitare il mondo non per conquistarlo ma per conoscerlo e amarlo.

Avevo avuto l’occasione d’ascoltare Carlin Petrini in alcuni eventi e di leggere numerose interviste e suoi scritti. Il dialogo via email nel periodo più cupo della quarantena mi ha mostrato una persona che, nonostante i numerosissimi impegni derivanti da una grande e complessa organizzazione, con i tanti progetti in corso, non ultimo la revisione delle bozze del suo ultimo libro-dialogo con Papa Francesco, Terrafutura, appena uscito, e nella complessità della situazione pandemica, ha mostrato ad uno sconosciuto tutta l’attenzione e la disponibilità che si riserva ad un vecchio amico, con l’umiltà e la voglia di comprendere che solo i veri grandi hanno. Di questa umanità gli sono infinitamente grato. Abbiamo concordato sull’impossibilità di una intervista telefonica o via Skipe, che, per non dire cose generiche, avrebbe richiesto un lavoro di documentazione con notevole impegno da parte sua. In realtà Carlo Petrini conosce la regione e le sue potenzialità meglio di molti abitanti, ma abbiamo rimandato ad un futuro post-covid, speriamo imminente, una chiacchierata-intervista a Bra sul “che fare” in Molise.

Nel frattempo ho avuto modo di riflettere. Dopo tutto, ciò che sostiene Carlo Petrini l’ho ritrovato in modo diffuso in gran parte degli articoli pubblicati da la fonte. Davvero non mancano le idee giuste e una visione complessiva del territorio e del futuro.

Mi chiedo, e questo vale per l’intero Paese, se non per il Mondo intero, come sia possibile che le idee migliori non riescano ad attecchire, a diventare norma comportamentale. Mi chiedo come sia possibile che, nonostante le giuste visioni, non si riesca ad esprimere una classe dirigente e un’idea politica (di ogni partito) che abbia un minimo di decenza.

Anche Slow Food, anche TerraMadre, nonostante gli incredibili traguardi raggiunti in ogni parte del mondo, sono ostacolati e si scontrano in una lotta impari contro enormi interessi maggioritari altri. Forse però lo spazio per comporre piccole isole controcorrente esiste.

Ho voluto raccontarvi questo piccolo fatto privato, sospeso nel limbo del Covid, anche perché a fronte dei miliardi e degli obiettivi comunitari c’è grande fermento, i grandi gruppi finanziari si stanno buttando a pesce sulla cosiddetta alleanza verde, dove il verde è solo un colore utile ad ammantare gli obiettivi di espansione dei mercati e della crescita quantitativa.

Segnalo, per chi volesse conoscere meglio Carlo Petrini, il sito https://www.slowfood.it/tag/carlo-petrini e la newsletter sempre ricca di notizie dal territorio nazionale. È qui che ho scoperto la Rete Rurale nazionale e l’organizzazione foggiana Va zapp’, il movimento organico rigenerativo e diverse altre associazioni attive e combattive. ☺

 

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