Il pd nel guado
21 Maggio 2025
laFonteTV (4253 articles)
Share

Il pd nel guado

Il sentiero politico della segretaria del PD è molto stretto e complicato, il che rappresenta un grande problema e non solo per il PD. La parabola del voto e delle iniziative sul “ riarmo” ne è una plastica rappresentazione.
Nel voto del parlamento europeo il PD si divide: 11 parlamentari seguendo l’orientamento della Schlein si astengono e 10 votano a favore. Poi tutto il partito insieme va alla manifestazione di Piazza del Popolo di Michele Serra con Calenda, con il resto della compagnia centrista e riarmista. Poi di nuovo il partito si divide alla manifestazione di Conte contro il riarmo. Infine tutti uniti in Europa su una posizione che poco o nulla si discosta da quella che all’origine aveva visto diviso il gruppo parlamentare PD. Ora, sarebbe un errore limitarsi a qualche battuta da bar e non cogliere la sostanza della contraddittorietà della posizione del PD.
All’origine vi sono due grandi questioni che pesano sulle scelte della Schlein sulle quali sarà difficile a lungo tenere la testa sotto la sabbia. In primo luogo il vuoto pericoloso della strategia europea e la subalternità della Sinistra europea. La storia del mondo sta vivendo un passaggio epocale, siamo nel centro di una crisi della civiltà occidentale e della stessa democrazia. L’Europa è toccata da due guerre al Nord e al Sud, mentre negli Stati Uniti è al potere un nuovo e imprevedibile dott. Stranamore. È in pieno sviluppo una nuova rivoluzione tecnologica dagli esiti imprevedibili, mentre appare in difficoltà quella globalizzazione che ha portato danni sociali in Occidente e aperto le porte nel teatro mondiale a nuovi e fondamentali protagonisti, primo fra tutti la Cina.
Un momento storico che chiederebbe un massimo di politica e la ricerca di una nuova visione e di un nuovo progetto per il futuro. Nulla di tutto ciò accade. L’Europa è diplomaticamente muta e quando parla farnetica. Ciò che è grave non è solo la spinta generale al riarmo, i famosi 800 miliardi da destinare alle armi, ma la stupidità pelosa che fa scrivere a questi europeisti da operetta che vi è alle porte una aggressione generale dei russi contro Berlino, Roma, Parigi, Londra, Varsavia. Ciò che è grave non è solo la posizione ufficiale europea dalla Ursula von der Leyen, ma anche la subordinazione e il codismo della Sinistra europea. Se nell’ultima votazione nel Parlamento europeo il PD ha ammainato la bandiera, se la posizione della Schlein si è persa, se tutti – salvo i due indipendenti Strada e Tarquini – hanno votato la posizione della presidente von der Leyen, questo è stato possibile non solo per una corposa “destra” interna, ma in primo luogo per la inesistenza e la subalternità dell’insieme della Sinistra europea.
Non è la prima volta. Fu così anche nei primi anni ‘80 con i missili Cruise e Persching, anche allora la Sinistra europea – Mitterand, Craxi, Schimdt per citare i Paesi e i leader più importanti – sostenne il riarmo. Non Berlinguer che si unì allo straordinario movimento pacifista italiano ed europeo.
Forse alla segretaria Schlein sarebbe stato di qualche utilità ripensare a quella vicenda di oltre 40 anni fa, piuttosto che subire una Sinistra europea ormai senza consistenza e senza orientamento, forse avrebbe così trovato le ragioni e le energie per uscire dalle contraddizioni del suo partito e andare là dove il suo istinto etico e politico sembrano voler andare.
L’8 e il 9 Giugno si vota il referendum fortemente voluto e sostenuto dalla CGIL, è un passaggio di grande rilievo. Sono in gioco diritti fondamentali dei lavoratori, dei cittadini e degli stessi migranti. Non solo, questo voto ha anche un forte valore politico, dalle urne di giugno potrebbe venire un segnale importante di cambiamento. Benissimo ha fatto la segretaria del PD a sposare questa causa, a scendere in campo senza indugi. Una scelta non semplice per la Schlein, perché una parte importante del suo stesso gruppo dirigente è stata protagonista nell’era renziana di un grave arretramento proprio nel campo dei diritti sociali e sindacali. La segretaria del PD ha mostrato coraggio politico e determinazione, ma non basta prendere posizione. Perché questa scelta sia reale, è essenziale che vi sia mobilitazione, militanza e una grande campagna di informazione e di orientamento fra i cittadini e i lavoratori.
Questa è la seconda seria contraddizione. Il Partito Democratico più che un partito sembra una coalizione di comitati elettorali, più che ispirato da una missione politico-ideale sembra mosso dai più vari interessi, più che dal cambiamento è animato dal desiderio di conservazione.
L’ultimo congresso del PD a Termoli ne è una piccola, ma eloquente rappresentazione. Un congresso trascinato per mesi e mesi, celebrato in un modo quasi clandestino, con un dibattito che ha sfiorato 20 – 30 persone, e che nella peggiore tradizione della prima Repubblica ha coinvolto nel voto quasi duecento iscritti. Un congresso che ha riconfermato a grande maggioranza i gruppi dirigenti di sempre, un congresso che ha ignorato le pesanti sconfitte elettorali prima alle regionali e poi a Termoli, e soprattutto non uno straccio di riflessione sulla marginalità e inessenzialità politica del PD molisano e termolese.
Ci vuole molta immaginazione a vedere un partito siffatto impegnato in una battaglia difficile e decisiva come quella del referendum dell’8 e del 9 giugno.
Al fondo questo è il problema più grande della Schlein: cambiare in profondità il suo stesso partito.☺

laFonteTV

laFonteTV