il territorio al centro
21 Marzo 2010 Share

il territorio al centro

 

Eccoci di nuovo immersi in una stagione elettorale che si annuncia come “sagra” ripetitiva con una sola novità che genera preoccupazione per il futuro della democrazia partecipata. Salgono gli indici dell’astensionismo e non si rilevano dinamiche innovative in campo di partecipazione e coinvolgimento di popolo.

Proviamo a vedere come siamo messi a sessant’anni dalla Costituzione che nasceva anche come rottura con un passato in cui l’idea di democrazia era stata del tutto estromessa dalla gestione politica del potere. Un ventennio di storia che è bene non dimenticare. Quella nuova creatura venne da tutti i paesi civili riconosciuta come frutto insperato e sorgente di vera e autentica democrazia.

Risale a circa un anno fa una “pronuncia” del CNEL riguardante la XIII Relazione sullo stato della montagna italiana. Siamo al novembre 2007, ma la questione posta da questo autorevole organismo di consulenza della politica economica e del lavoro del nostro paese resta di grande attualità e per essa non si intravedono spiragli di cambiamento. Siamo al tema posto a titolo di questo intervento: porre al centro della politica il territorio. È opportuno riportare alcuni passaggi del documento CNEL per poi ricavarne prospettive per un futuro diverso.

Il primo si traduce in una chiara denuncia: dalla lettura della realtà montana del nostro paese, come viene delineata dal Comitato Tecnico Interministeriale per la Montagna (CTIM), salta all’occhio la tracciatura di un quadro del tutto omologato che non dà spazio alle specificità che caratterizzano i diversi contesti territoriali. È questo il frutto di un lavoro che non si è giovato del coinvolgimento di coloro che vivono la quotidianità nelle singole realtà montane. Ed ecco che, a commento critico del CNEL, viene con forza rilanciata l’idea di procedere nella lettura della realtà “sviluppando analisi territoriali con il coinvolgimento degli enti locali, delle parti sociali e degli altri attori dello sviluppo locale per consentire l’individuazione di interventi mirati sul territorio”.

Il discorso procede con l’affermare che solo chi vive nel territorio è in grado di leggerne bisogni e risorse per poi fornire risposte ai primi e sviluppo alle seconde. Lo stato e le regioni devono raccogliere queste informazioni e adoperarsi perché siano i cittadini residenti ad acquisire competenze e strumenti per l’effettuazione di una lettura più attenta del territorio stesso. Basta allora con la “colonizzazione” delle periferie da parte della centralità che è incline a procedere per analisi e percorsi standard. Ma c’è di più: il Comitato Tecnico Interministeriale che opera a livello nazionale dovrebbe dotarsi di un gruppo di lavoro che sia in grado di ricorrere anche a strutture in possesso di competenze statistiche (ISTAT) e altri strumenti a disposizione di amministrazioni centrali e regionali, per tradurre in termini quantitativi e qualitativi i dati ricavati sui quali fondare sviluppo e innovazione.

E infine: “Questo nuovo approccio è stato peraltro fatto proprio dalla programmazione europea 2007-2013, che ha invitato tutti gli Stati a presentare un Quadro Strategico Nazionale (QSN) orientato al pieno riconoscimento e valorizzazione del territorio come risorsa da esaltare, potenziare e su cui investire”. Insiste il CNEL: “occorre una inversione del modello che non favorisce più l’irradiazione dall’alto delle politiche, ma richiede una spinta dal basso per far funzionare la complessa macchina delle sinergie e altri ambiti di intervento per lo sviluppo economico e sociale del territorio”.

Quando riuscirà la società civile, la cittadinanza, a conquistare il diritto ad essere ascoltata, interpellata, coinvolta per quanto attiene la lettura, la programmazione dello sviluppo e dell’innovazione da portare avanti in ogni settore e in ogni angolo del nostro paese? Ad oggi sono rimaste per lo più disattese le sollecitazioni e la normativa riguardante tali tematiche; vedi la Legge 328 del 2000, che pareva aprire finalmente spazio all’ascolto reciproco e alla coprogettazione tra istituzioni e cittadinanza.

Siamo concordi con il CNEL, come ci schieriamo con quelle realtà associative di terzo settore che insistono nel rivendicare una presenza attiva che risvegli l’antico torpore della politica dovuto all’autorefe- renzialità del potere che decide e amministra… salvo riconvocare di volta in volta la piazza in occasione delle rituali scadenze elettorali. Per poi dimenticarsi delle promesse e della disponibilità all’ascolto.

Allora prendiamo esempio da chi, come Agnese Calandrino di Andria, anni 40, 4 figli, dirigente di una cooperativa che opera nel settore dei servizi alla famiglia la quale, alla domanda: “Le istituzioni non ci convocano?” risponde : “Fa niente, ci presentiamo noi”. Ed è una donna come le tante che sono immerse nel mondo dell’associazionismo di volontariato, di cooperazione e di promozione sociale. Determinata come tante a tradurre in prassi il principio della democrazia partecipata posto a base della Costituzione del nostro paese: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1).

Decidiamoci a svolgere il ruolo di cittadini che traducono la Costituzione in azione concreta, costituendo reti organiche che ci portino oltre la separazione tra gruppi e lobby che finiscono per legittimare una politica accentrata sul candidato e non sul popolo.

La vera campagna elettorale ha inizio a elezioni concluse, quando si tratterà di tradurre le parole in fatti, le idee in progetti da attuare. È lì che occorrerà assumere il ruolo attivo e di salvaguardia della sovranità popolare che al popolo è assegnata dalla Costituzione. Per una crescita del Molise che faccia perno sul rilancio del territorio e del protagonismo di quanti vi risiedono e che ad esso si richiamano.☺

 le.leone@tiscali.i

eoc

eoc