Il vangelo assente
17 Novembre 2020
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Il vangelo assente

Tra le parole più disattese del Vangelo ci sono sicuramente queste: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati … perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6, 37.38, ripreso anche in Mt 7,1-2). Se pensiamo a tutti i sistemi messi in atto per scovare gli avversari, per impedire di esprimere le proprie idee, per togliere la libertà e addirittura la vita, lungo la storia del cristianesimo, è evidente che queste parole sono per lo più rimaste lettera morta. Anzi, nonostante sia finito il potere temporale della chiesa, all’interno delle strutture ecclesiastiche si continuano a consumare vendette trasversali, si continua a gettare veleno sull’avversario, a mettere in atto strategie per far fuori se non fisicamente almeno moralmente i “confratel- li” della propria categoria; ciò a cui assistiamo oggi nel Vaticano, vedendo cardinali gettati con calunnie in carcere e poi riabilitati e allo stesso tempo entusiasti perché il proprio nemico è caduto nella polvere, la dice lunga su quanto il vangelo ma persino l’umanità sia assente in certi contesti.

Certo, si potrebbe dire che persino Gesù sia caduto nel vizio del pettegolezzo se è arrivato a dire: “guai a voi scribi e farisei ipocriti …” con tutta una serie di invettive contro queste due categorie, come ci testimonia Mt 23. In realtà le invettive di Gesù hanno due caratteristiche che le rendono diverse dal giudizio gratuito: innanzitutto Gesù si esprime sotto forma di lamento, seguendo la tradizione profetica: la parola “guai”, indica proprio questo; la si potrebbe tradurre con “poveri voi”, “mi dispiace per voi”, “piango per voi”. A Gesù non stanno a cuore solo le vittime, ma anche i carnefici, per i quali prega nel momento in cui lo stanno uccidendo. L’unico accenno a una forma di giudizio è quello che avverrà alla fine della storia, ma si guarda bene dal dire: “Io giudicherò, separerò le pecore dai capri”; parla invece di un misterioso personaggio, il Figlio dell’Uomo che solo i vangeli, scritti dopo la sua morte, hanno identificato con lui. L’altra caratteristica è il fatto che Gesù, quando fa affermazioni dure, non parla alle spalle, ma si rivolge direttamente agli interessati: “guai a voi” significa: sto parlando con voi, vi sto guardando negli occhi. Esattamente il contrario di quelli che per difendere i sacrosanti valori della morale cristiana promulgano sentenze a mezzo stampa e con pressioni sui legislatori per dare patenti di moralità alle famiglie “naturali”, alle tendenze sessuali, senza neppure prendersi la briga di incontrare queste  persone, di guardarle negli occhi, di ascoltarle senza pregiudizio. Mi vengono in mente due versi in latino che Agostino volle per il refettorio del suo monastero-episcopio: “Quisquis amat dictis absentum rodere famam, hanc mensam indignam noverit esse sibi” (Chiunque prova gusto a distruggere la buona fama degli assenti, si consideri indegno di partecipare a questa mensa).

Trasponendo l’immagine per riferirla ad un’altra mensa, cioè l’Eucaristia, chi è veramente “degno” di partecipare? Ancora una volta ci scontriamo con un sistema in cui si sono scomunicati tanti uomini e donne per aver espresso idee diverse, che molto spesso si sono rivelate vere con il senno di poi, mentre si è lasciato tranquillamente partecipare all’Eucaristia chiunque si ergeva a giudice degli altri. Certo, per quanto riguarda le epoche passate dobbiamo fare delle valutazioni di carattere storico e ammettere semplicemente che le chiese sono diventate altro rispetto all’evento originario, molto più simili a sistemi religiosi a servizio del potere che a gruppi dissidenti da sistemi come quello in cui ad esempio ha predicato Gesù.

Ma il vero dramma accade oggi, quando il cristianesimo ha perso ogni sostanziale ruolo di sostegno per le forme di strutturazione delle società e nonostante abbiamo gli strumenti, come in nessun altro momento della storia, di accedere al pensiero originario di Gesù, essendo così in grado di assaporare la radicalità della proposta evangelica, senza il peso della sacralizzazione delle strutture posteriori che, ad una analisi attenta, risultano essere il prodotto di scelte di potere e non dell’adattamento del messaggio cristiano alle mutate circostanze e all’incontro con nuove culture. Eppure resta l’ingannevole pretesa di leggere con consapevolezza le fonti del cristianesimo pur mantenendo in piedi strutture antievangeliche che continuano a calpestare sia di diritto che di fatto le lapidarie parole di Gesù, unico motivo per cui dovrebbe esistere ancora un cristianesimo. Se una volta si era imperatori e re per volontà di Dio era necessario sapere che nome e faccia aveva questo Dio. Ma oggi che le istituzioni sono frutto di patti sociali, o il vangelo recupera la sua dimensione di alterità rispetto alle strutture mondane oppure perde, come di fatto già avviene, ogni significato. Se abbandonassimo almeno la pretesa di giudicare chiunque, sarebbe già un buon inizio.☺

 

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