Imparare la felicità
9 Febbraio 2026
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Imparare la felicità

Tra le notizie lette qualche settimana fa ha catturato la mia attenzione una lettera di Giulia, una ragazza di vent’anni che decide di scrivere al filosofo, saggista, psicoanalista Galimberti.
Giulia si interroga su cosa sia per lei la felicità, attraverso una riflessione profonda, collegandola per esempio al poter condividere le proprie gioie ed i propri dolori con la sua famiglia e i suoi amici, avendo delle persone che le vogliono bene e che non la lascerebbero mai da sola. La risposta di Galimberti ha sorpreso anche me mettendo in discussione molte mie certezze. Galimberti afferma che la felicità promossa dalla passione è una felicità che dipende dall’altro. È stupenda nella fase iniziale. Ma non dura. Idealizzando chi ci ascolta nascondiamo la sua ombra. È solo quando siamo capaci di amare anche la sua ombra che nasce la felicità che dura. La felicità quindi non è una cosa che ci capita ma che dobbiamo costruire partendo dalla piena consapevolezza di noi stessi. È un lavoro duro, esigente e non scende mai a compromessi attraverso una conoscenza delle nostre virtù ma al tempo stesso dei nostri limiti.
Mi chiedo: “È per questo che crediamo di essere felici ma viviamo solo di un’apparente felicità? E perché ancora mi sorprende tanto che per essere felici dobbiamo saper amare?”. L’amore è fatto di corsi e ricorsi storici. Lo abbiamo troppo banalizzato per crederci davvero. Ci piace di più credere che per essere felici abbiamo bisogno di emulare la vita degli altri. Soprattutto di quelli che possiedono più di noi.
Nella prestigiosa università di Harvard da un po’ di anni si insegna e si studia la felicità. Esistono corsi specifici dove, attraverso ricerche scientifiche e programmi, si insegna come essere felici costruendo legami umani forti, ad avere uno scopo, a prendersi cura del proprio benessere emotivo e ad essere leader migliori. Queste sono le vere chiavi per avere una vita appagante e “imparare” ad essere felici. Abbiamo bisogno che ci venga insegnata la felicità. Non siamo più capaci di farlo da soli.
Lo scenario mondiale non ci esorta ad essere felici, al contrario! Ma non possiamo arrenderci ad una felicità apparente. Siamo ancora in tempo per amare la vera vita ed essere felici. Voglio e devo imparare a farlo anche io. Voglio di nuovo amare le mie luci e le mie ombre per poter amare le luci e le ombre degli altri ed essere veramente felice.
A ripensarci bene proprio in questi giorni ho vissuto una piccola esperienza di vera felicità.
Io e Giovanni abbiamo portato il nostro piccolo Angelo a fare una passeggiata. Ci siamo seduti su una panchina e ci siamo divertiti a vederlo gustare piccoli pezzetti di pizza che con le sue manine portava alla sua bocca e alla mia. Il pomodoro della pizza iniziava a spargersi ovunque e lui beatamente si leccava le dita della mano guardandomi in modo tenero ma al tempo stesso divertito e sereno. Ho provato in quel momento l’impulso di abbracciarlo forte forte e di dargli un bacio.
Su quella panchina con quel piccolo birbante, entrato a far parte della nostra vita grazie ad un incontro non voluto e non previsto, io mi sono sentita veramente felice. Angelo non ha luci e ombre e soprattutto ascolta poco! Ma stare con lui, sentire il calore della sua manina quando afferra la tua oppure quando ti abbraccia con totale fiducia, mi rende felice!
La felicità è e deve essere parte della nostra vita, va cercata, va vissuta e costruita. Non può essere insegnata. Non importa quanta fatica ci costerà ma una volta trovata ci rende migliori.☺

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