Incubi e paure
4 Marzo 2015
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Incubi e paure

Per 72 anni della mia vita ho avuto, dietro le spalle, una madre. Poteva succedere qualsiasi cosa, anche bruttissima, sapevo che c’era lei e che potevo trovare un aiuto, un appoggio, una soluzione. Quando, da bambina, cadevo e mi facevo male, diciamo al ginocchio, lei si occupava della ferita e mi consolava. Da grande, davanti a qualsiasi problema, in una conversazione non tanto fra madre e figlia ma piuttosto fra donne, si trovava una soluzione. Se per 72 anni vivi con questa sicurezza, è quasi normale che cadi in una forte depressione quando la madre non c’è più. Il problema è che da un giorno all’altro non sei più figlia, madre e nonna, sei di colpo la più vecchia della famiglia, e la famiglia è convinta che sei tu quella che troverà, davanti a qualsiasi problema, la soluzione. Questa è una responsabilità che devi affrontare con le spalle scoperte, e questa prospettiva ti fa paura.

Fin qua l’elemento privato, intimo, che nutre la tua depressione. Amiche e amici che hanno vissuto la stessa situazione e la stessa depressione ti dicono che passerà, che arriverà il giorno che ricominci a vedere la vita a colori e non più in bianco e nero. E ci sono momenti, in questi giorni, in cui lo credo veramente, perchè mi considero una persona ottimista che vede il bicchiere mezzo pieno.

Mi dicono che per vincere la depressione hai degli alleati forti. Per esempio la famiglia, gli amici. Per esempio la natura, il cielo senza nuvole, le novità e le notizie che ti arrivano dal mondo che hai intorno a te. Hai un compagno, mi dicono, che ti sta vicino e ti aiuta in tutto, hai un cane che dipende da te, che è la personificazione della fiducia a oltranza, che ti è fedele anche se, nella tua depressione, sei portata a sgridarlo più spesso del solito, ed anche senza motivo.

Tutto questo è vero, ma come puoi vincere la depressione se tua figlia è lontano da te, in un paese africano nel quale, un giorno, potrebbe arrivare la bandiera nera del Califfato? Come puoi vincere la depressione se sai che i tuoi nipoti non hanno un futuro sicuro, un lavoro fisso, un paese democratico e pacifico, solidale con altri paesi e invece vivono in un paese dove la cancelliera, la signora Merkel, pochi giorni dopo la vittoria elettorale di Syriza in Grecia, non si vergognava di chiedere a Tsipras di dichiarare nulle le sue promesse fatte durante la campagna elettorale? È questa la democrazia della Merkel?

Ma non è solo la democrazia alla Merkel che ti deprime. Da giorni, settimane, tutto quello che ti arriva dal mondo che hai intorno a te sono notizie che parlano del ritorno della guerra fredda, di guerre calde anche in Europa, di terrorismo, di popoli che dicono e pensano “prima noi, dopo gli altri”.

Tutto questo non ti lascia dormire di notte, e se riesci a dormire per una, due ore, ti piovono addosso gli incubi. In parte ciò è colpa tua, perche hai la brutta abitudine di lasciare accesa la radio o la TV, nella speranza di addormentarti con il rumore delle parole. Ma il problema è che le parole entrano nel tuo cervello anche quando dormi. E ti tormentano, ti tormentano fino a svegliarti.

L’altra notte ho sognato un paesaggio bello, coperto di neve, con un sentiero sul quale c’erano tre cavalli con le teste adornate da ghirlande e campanelle:  quasi quasi riesco a sentire il tintinnare delle campanelle. E mi sveglio, di colpo, con la parola TROIKA nella mente. Troika si chiamavano, quando ero bambina, questi gruppi di tre cavalli che correvano sui sentieri della Russia che, in quel tempo, era parte dell’Unione Sovietica. Apro gli occhi, mi sveglio completamente e mi accorgo che la TV sta parlando della Troika che il popolo greco respinge perchè gli ha imposto delle misure e delle riforme che sono il prezzo che il popolo deve pagare per avere un aiuto dell’Europa. Invece di cercare di addormentarmi nuovamente, comincio a pensare come sia possibile che una parola possa cambiare il suo senso. Ma subito ricordo che la parola Troika già aveva cambiato senso in un’epoca nella quale non ero ancora nata. Troika si chiamavano negli anni ‘30, nell’Unione Sovietica, i tribunali composti da tre persone che in pochi minuti pronunciavano le condanne a morte per i “traditori della patria”, arrestati senza motivo con accuse assurde, solo perché non la pensavano esattamente come Stalin. Adesso sono completamente sveglia e so che non mi potrò addormentare nuovamente. Comincio a chiedermi in quale momento della storia del socialismo questo ideale di un mondo di uguaglianza e di giustizia ha perso il suo senso, e mi chiedo come ha reagito la gente di fronte a questi fenomeni di totalitarismo. Mi chiedo fino a quale punto i popoli sono capaci di resistere in una società ingiusta e dove comincia la responsabilità individuale, personale, di ognuno di noi, nei momenti quando la democrazia è in pericolo.

E voilà, dicono i francesi, eccoci, dicono gli italiani. Eccomi nuovamente davanti a me stessa, davanti alla mia propria responsabilità di quello che è successo, per esempio, nel paese dove sono cresciuta e dove ho vissuto fino alla sua sparizione. Quante volte ho taciuto davanti a cose che sapevo che non dovevano succedere in un paese socialista? Quante volte ho chiuso gli occhi davanti a fatti che andavano contro quel sogno di una società di uguaglianza e di giustizia?

In questa madrugada ancora buia, ho paura. Ho paura di essere nuovamente codarda, di non aprire la bocca e gli occhi, di non uscire da questa depressione ma di utilizzarla come scusa per non parlare, per non vedere. Anche in questo paese che non è il mio ma che è diventato per me quasi una seconda patria, e dove succedono tante cose che mi preoccupano. Come ancora mi preoccupa tutto quello che succede intorno a me, nel mondo così fragile e minacciato, esposto ai pericoli che nascono sul terreno fertile dell’ indifferenza, dell’egoismo, della codardia e della stupidaggine di tutti noi che dimentichiamo ogni tanto che abbiamo solo questo mondo.

È arrivato il nuovo giorno. So che lo devo affrontare, e non so ancora come posso riuscirci.☺

 

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