Introduzione a “Bonefro in fiore”
4 Giugno 2020
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Introduzione a “Bonefro in fiore”

Chi non vive in campagna ha spesso perso ogni contatto quotidiano con le piante, al punto che talvolta trova difficile perfino distinguere una specie dall’altra. In un mondo che sembra concedere sempre meno spazio alla natura mi è sembrato perciò doveroso offrire al lettore un piccolo contributo alla conoscenza delle piante del nostro territorio, di cui ammirare bellezza e utilità. Questo tentativo di ‘recupero’ delle loro proprietà è insieme un recupero di valori: è importante infatti non dimenticare le nostre radici e i buoni consigli degli anziani su cui è in parte basato il nostro sapere relativo alle piante e ai loro segreti.
Ho così ripreso e riordinato tutti gli articoli pubblicati a partire dal 2005 nell’ambito della rubrica “Le nostre erbe” su la fonte, coraggioso periodico diretto da don Antonio Di Lalla, che desidero ringraziare di cuore per averne generosamente permesso la riproduzione.
I centocinquantacinque articoli, qui presentati secondo l’ordine alfabetico delle piante, sono stati via via pubblicati, nel corso di questi anni, in concomitanza per quanto possibile con la fase di massimo sviluppo vegetativo della pianta in questione. Pur non seguendo sempre lo stesso schema, tutti gli articoli presentano un approccio botanico-tassonomico e agronomico, ma – spesso a partire dall’etimologia – contengono anche particolari storici, mitologici, letterari e artistici, nonché riferimenti a usi, aneddoti, modi di dire e proverbi dialettali della tradizione bonefrana. In dialetto è riportato, qualora esistente, anche il nome della pianta, per facilitarne l’individuazione. Come ricorda infatti Giorgio Bassani, nel romanzo Il giardino dei Finzi-Contini, a proposito della protagonista Micòl, “non c’era che il dialetto per parlare di queste cose. Soltanto la parola dialettale le permetteva, nominando alberi e frutta, di piegare le labbra nella smorfia fra intenerita e sprezzante che il cuore le suggeriva”. A ciascuna pianta, infine, è spesso abbinata una ricetta di facile realizzazione. Ma non è raro trovare anche ricette di bellezza o relative a tisane, decotti, infusi – le quali ci ricordano che, per le infinite proprietà officinali delle piante, ben cinque farmaci su dieci sono di origine vegetale. Tutto questo non certo per sostituirmi ad un medico, ma solo per suggerire un modus vivendi che tenda alla naturalezza. L’approccio scelto, insomma, è finalizzato più che altro a incuriosire il lettore e a restituirgli una memoria storica senza la quale rischierebbe di perdere la sua identità bonefrana.
Spero così di aver dato una mano a chi leggerà questo libro e un aiuto a quelle piante che avrebbero voglia di sprigionare le loro virtù nascoste.
L’Autore

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