La bottega dei brunetti
13 Dicembre 2015
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La bottega dei brunetti

Ciriaco nasce a Oratino (CB) nel 1723 da una famiglia che da più generazioni annoverava pittori e doratori: Matteo Brunetti morto nel 1541; Benedetto Brunetti morto nel 1698, autore di una serie di tele per le chiese molisane; Pietro Brunetti morto nel 1568, autore di affreschi. Il padre Agostino, doratore, lo forma al mestiere preoccupandosi di allargare le sue competenze figurative e tecniche presso lo studio napoletano di Sulmona, il migliore atelier dell’epoca (Francesco Solimena e Francesco De Mura hanno un’accademia privata di pittura). Riceve protezione dal duca di Larino Gennaro Vitaliano Moccia, che favorisce il collegamento con Napoli da parte di artisti oratinesi (chiamati da lui ad abbellire la sua residenza ad Oratino). Nel 1752 sposa Rachele Brunetti, figlia di Pietro; nel 1754 riceve la carica di “maestro di cerimonia e sacrestano” nella confraternita del SS. Sacramento. Intanto lavora sia come decoratore che come pittore di affreschi, da solo o insieme al fratello Stanislao e ad altri artisti oratinesi. Nel 1788 viene nominato priore della confraternita. La sua attività si svolge prevalentemente nel Molise. Muore ad Oratino.

Tutta la produzione dei Brunetti, si inserisce nel grande movimento barocco settecentesco che trasformerà l’area molisana dentro le sue chiese. Due furono le spinte che accelerarono questa metamorfosi: la trasformazione della nobiltà di stampo feudale in aristocrazia di corte e l’arrivo dei venti della Controriforma.

La nascita di nuovi ordini religiosi incentivò lo sviluppo delle Compagnie, delle Confraternite e delle Congregazioni dando loro rinnovato vigore. Nel anni ’70 del Seicento la decorazione povera di molti oratori non soddisfaceva più i confrati delle Congregazioni. I capitali accumulati grazie ai lasciti dei membri più facoltosi permisero così alle compagnie di poter rifare ed abbellire le proprie sedi o commissionarne delle nuove con la costruzione di oratori, chiesette e cappelle, di carattere quasi privato e devozionale. Fu questa rinascita delle Confraternite a determinare la fioritura della decorazione a stucco.

Ciriaco Brunetti si inserì in questo fermento e nell’arte decorativa molisana non ebbe rivali: il suo ornato fortemente espressivo ed elegante, le sue architetture caratterizzate da compostezza classica unita ad una forma armoniosamente barocca conquistarono facilmente i favori di questi nuovi committenti che lo elessero “Magister”.

I lavori commissionati per le Opere ecclesiastiche mostrano  un intento più o meno velato di esprimere un credo, una idea religiosa e teologica , tanto da chiedersi quale sia l’influsso dell’artista nel veicolare queste idee. È riconoscibile una tendenza personale dell’artista: il contatto con l’arte partenopea, e in particolare con la bottega di Francesco Solimena, hanno avuto un influsso dominante sulla sua formazione pittorica. Certamente nella realizzazione dei propri lavori, gli artisti dovevano dare conto alla committenza e in questo caso agli architetti ai quali era riservata la pianificazione dell’insieme, ma è pur vero che la genialità non può essere schiacciata dagli obblighi progettuali. Per questo, all’interno dell’opera generale, l’intuizione e la sensibilità dell’artista (quando è vera arte!) emergono insieme alla sua peculiarità.

Angeli-bambini

Riporto un esempio: la rappresentazione degli angioletti, che popolano tutta l’opera di questo periodo, assume in Ciriaco una espressività tutta particolare. La prima cosa che emerge è che i puttini prima di essere angeli del cielo sono dei bambini. Puttini – bambini, come tutti gli altri, compresi gli attributi sessuali. E non solo: pur essendo collocati o svolazzanti tra nuvole e santi, essi vengono rappresentati nel loro esercizio più comune: il gioco. Nelle sue creazioni i puttini sono bambini che giocano, che si divertono, che ridono quasi a proclamare la loro freschezza e innocenza in un mondo che era tutt’altro, in una società povera dove essi non contavano se non nel microcosmo popolare. La presenza massiccia e purificatrice di questi puttini sembra voglia creare una sorta di continuità tra il sacro dentro le chiese e l’innocenza dei bambini che giocano al di fuori.

Gioco e riservatezza

La rappresentazione innocente di bambini non è fine a se stessa, un capriccio artistico: ognuno di questi piccoli esprime una sorta di lettura dell’intimo di ogni uomo. A ben guardare in ogni bambino rappresentato c’è un uomo e in ogni uomo un bambino.

E non solo il gioco domina nel turbinio di questi putti svolazzanti, ma ogni gamma possibile di sentimenti. Sono bambini è vero, ma essi vengono rappresentati nelle diverse manifestazioni della vita: il gioco e la riservatezza, il dolore e la passione, la gioia e la sofferenza. Tutto è leggero, etereo, smagliante nel suo biancore ma all’interno c’è l’uomo coi suoi drammi e le difficoltà quotidiane. Il tutto inserito in uno spazio vitale concepito come movimento continuo all’interno del quale sono racchiusi dei racconti, come uno spettacolo drammatico ed intimo, vicino e lontano, reale e fantastico, come un sogno al cui interno lo spettatore si trova immerso. ☺

 

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