la carta ecumenica
30 Maggio 2011 Share

la carta ecumenica

 

La Carta Ecumenica compie dieci anni. Era infatti il 22 aprile 2001 quando a Strasburgo gli allora presidenti della Conferenze delle chiese europee (KEK), il metropolita ortodosso Jeremie, e del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), il vescovo Miloslav Vlk, sottoscrissero il documento che indica le linee guida dell’ecumenismo e della cooperazione tra le chiese del vecchio continente.

In un’epoca di anniversari, questo è passato nel completo silenzio non solo nei circuiti dei grandi mezzi di comunicazione, ma anche nella realtà delle chiese cristiane, almeno in Molise. Eppure la Carta Ecumenica è un documento che incoraggia e sfida le chiese. In taluni casi frutto di compromessi tra posizioni diverse, la Carta Ecumenica ha visto le tre famiglie confessionali cristiane del continente riconoscere cose importantissime: il diritto di libertà religiosa dei singoli e delle altre confessioni; il ripudio del nazionalismo e del razzismo; il riconoscimento di uno speciale rapporto che lega i cristiani agli ebrei, e l’importanza del dialogo con l’islam e le alte religioni.

Il bollettino di notizie evangeliche (NEV) della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI) nel suo ultimo numero ricorda in particolare che “In Italia la Carta Ecumenica è stata l’argomento del III Convegno ecumenico nazionale, tenutosi nel giugno del 2006 a Terni e coinciso con la seconda tappa della III Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania). Il documento finale dell’in- contro indicava nella Carta ecumenica “il parametro delle relazioni reciproche” tra i promotori del Convegno, cioè la FCEI, la Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (CEI) e la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia”.

Nata da una sollecitazione della II Assemblea ecumenica europea (Graz, 1997), stilata da una commissione congiunta KEK-CCEE attraverso un’ampia consultazione con le chiese europee, la Carta si divide in 3 capitoli e 12 punti che delineano gli ambiti dell’impegno comune per il dialogo e la collaborazione a tutti i livelli della vita della chiesa, descrivendo le responsabilità ecumeniche fondamentali.

Il primo capitolo, che confessa la chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”, enuncia l’impegno a cercare una comprensione comune del messaggio di Cristo e l’unità visibile della sua Chiesa.

Il secondo capitolo è dedicato alla “comunione visibile” delle chiese in Europa, con gli impegni ad annunciare insieme l’Evangelo della salvezza, ad operare insieme nella diaconia, a proteggere le minoranze, a pregare insieme, a continuare il dialogo anche nelle materie etiche controverse.

Il terzo capitolo tratta della responsabilità delle chiese per la costruzione dell’Europa, per la riconciliazione di popoli e culture.

Il testo infine riprende il tema della salvaguardia del Creato, già messo in evidenza dalle assemblee di Basilea e Graz, e si chiude poi con tre brevi paragrafi sull’approfondimento del rapporto con gli ebrei, con i musulmani e con altre religioni e visioni del mondo.

Più che celebrare una data, forse può essere importante riprendere in mano questa “Carta” come chiese cristiane in Molise per riflettere sul cammino di credenti nell’unico Signore per comprendere quale sia la responsabilità futura per i popoli dell’Europa.

Sapranno i credenti nel Principe della Pace incontrarsi e insieme accettare le sfide dell’Evangelo affinché questa Europa sia un luogo ove uomini e donne di molte nazioni si mettono in cammino per costruire un futuro di pace? ☺

  g.anziani@libero.it

 

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