La nostra lotta per la salute
15 Maggio 2021
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La nostra lotta per la salute

“Periodico di terremotati o di resistenza umana”, questo il sottotitolo del nostro mensile la fonte. Sono passati quasi 20 anni dal terremoto del 2002, pure queste parole conservano una loro drammatica attualità. I morti per il virus da Covid, le grandi sofferenze di migliaia di cittadini molisani per la pandemia sono lì a testimoniarlo. Quello strano animale che è la fonte, nel corso di questi lunghi anni è sempre stato un riferimento morale, culturale, sociale e politico per quanti non hanno inteso e non intendono arrendersi ai disastri naturali e a quella mala pianta della decadenza etica e politica che ha fatto e fa più danni delle disgrazie della natura. In questo ultimo anno con il mensile e con le nostre iniziative abbiamo detto poche, ma chiare cose. Abbiamo chiarito a noi stessi e alla nostra comunità che questa pandemia non è figlia della “natura matrigna”, ma di un’opera irresponsabile di quella voracità degli umani che ha compromesso l’equilibrio degli ecosistemi e devastato la natura e l’ ambiente.

Più di tre anni fa abbiamo proposto e realizzato un distretto biologico del basso Molise, ancor prima avevamo lavorato a un progetto di clean economy e a un programma per il governo della regione che chiamammo Molise Domani, in questi giorni siamo stati protagonisti di un’idea e di un’operazione ambiziosa quale è il Distretto del mare e delle colline molisane a Termoli. Il filo che ha ispirato tutte queste proposte e iniziative è stato uno e uno soltanto: fare del Molise un laboratorio ove sperimentare un’altra economia ispirata dai principi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e fare della partecipazione dei cittadini il motore di una nuova politica e di un’altra democrazia. Ho fatto questi cenni sulla storia recente della nostra rivista – associazione, perché sia chiaro che le nostre idee in questo anno di pandemia non sono né improvvisate, né occasionali, né tantomeno strumentali. Quando è esplosa l’emergenza dell’epidemia, quando era evidente il disastro della struttura sanitaria molisana abbiamo con convinzione e determinazione sostenuto la necessità della trasformazione dell’ospedale Vietri di Larino in un centro Covid molisano e interregionale. Quella proposta fu vergognosamente bruciata dal presidente Toma e affossata nei palazzi romani. Non si fece il centro Covid a Larino, né si fece altro e della sofferenza e delle morti di questo anno di Covid porta responsabilità una classe dirigente incapace e opportunista. Ma è bene ricordare che già nel pieno della crisi sanitaria, nella conferenza di Termoli, organizzata nella diocesi e aperta dal Vescovo, noi abbiamo chiesto un cambiamento radicale del nostro sistema sanitario in Molise e più in generale in Italia. Solo chi vuole essere cieco e chi difende interessi di bottega non vede che il dramma sanitario di questi lunghi mesi ha origine non solo nei comportamenti scellerati di chi oggi governa la regione e la struttura sanitaria, ma anche di quanti hanno permesso nel corso degli anni passati la privatizzazione del sistema sanitario e di quanti hanno cancellato nella organizzazione della sanità la medicina territoriale e la prevenzione. Tanta sofferenza e tanti morti si sarebbero risparmiati, se noi avessimo avuto una medicina diffusa nel territorio, una vera assistenza domiciliare, “case della salute” nei comuni, distretti sanitari funzionanti e un protagonismo autentico di medici di base e infermieri nelle nostre comunità. Tutte misure sanitarie previste dalla riforma del 1978 e cancellate nel corso del tempo da un sistema di interessi privati che ha colonizzato la sanità pubblica e reso la malattia occasione di affari e di speculazione finanziaria.

Pure la vecchia talpa delle idee buone e giuste ha scavato e scavato bene, la medicina territoriale è entrata in questi ultimi mesi nel dibattito regionale, comuni importanti dell’alto Molise come Capracotta e Agnone hanno approvato ordini del giorno che ben riflettono il documento sulla Medicina territoriale, il comune di Campobasso ha fatto la sua parte e nelle stesse aule del consiglio regionale si sono avviate audizioni proprio sulla centralità della medicina nel territorio. Siamo solo all’inizio di un percorso che non è né semplice, né scontato, perché quel che noi proponiamo non è una pur importante riorganizzazione, bensì un cambio di paradigma, ovvero non la malattia, ma la salute al centro del sistema sociale, sanitario ed ambientale. Scriveva un grande medico ed epidemiologo Giulio Maccacaro più di 50 anni fa, la medicina deve essere: preventiva, sociale, collettiva ed umana. Ognuna di queste parole narra una storia e propone un obiettivo chiaro: contrastare in primo luogo le cause della malattia e non separare la salute collettiva da quella individuale, la salute dell’uomo da quella della natura. Esattamente l’opposto di una medicina che inizia e finisce nelle corsie di un ospedale. Un sistema sanitario ospedale-centrico è un sistema profondamente malato. Lo è nel senso letterale della parola, ogni anno muoiono per infezioni ospedaliere, quasi 50.000 persone nel 2018. Lo è perché strappa l’individuo dal calore terapeutico della sua famiglia, della sua comunità e della assistenza medica di prossimità. Lo è per i suoi costi economici insostenibili che hanno spinto la sanità pubblica nelle braccia degli interessi privati e della finanza. E per questa via giorno dopo giorno si è svuotato quel diritto fondamentale e inalienabile di ogni individuo umano alla salute, al benessere fisico e mentale. L’ospedale deve essere l’ultima e preziosa risorsa, solo così la salute tornerà ad essere un diritto, il personale sanitario che è generosamente in prima linea, potrà realizzare la sua missione e gli ospedali potranno essere dei centri di eccellenza reali e non catene di montaggio per fare soldi e clientele. La difesa della salute è un grande impegno che deve mobilitare tutte le energie profonde della nostra società dai medici agli insegnanti, dagli infermieri a chi si occupa della cosa pubblica, da chi lavora nei campi agli scienziati e si deve nutrire della partecipazione attiva dei cittadini e del mondo del lavoro. Una grande missione e non un pranzo di gala.☺

 

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